La deputata Alessandra Ermellino vuole sapere perché i servizi non ci hanno avvertito della pandemia in arrivo

Schermata 2020-04-16 alle 12.55.23

La cittadina Alessandra Ermellino, deputata del M5S e membro della Commissione difesa, assumendosene la responsabilità secondo “scienza e coscienza”, ha chiesto al Presidente Giuseppe Conte, che fino a prova contraria non ha dato ad alcuno la delega ai servizi, perché nella Relazione dei servizi informativi del secondo semestre 2019, presentata al Parlamento in piena pandemia, non vi sia menzione alcuna del fatto.

Appare evidente che di fronte a oltre ventimila morti nessuno che occupi ruoli di direzione e difesa della Repubblica possa in alcun modo tacere o peggio tentare di attribuire ad altri o allontanre da sé il peso della responsabilità. Una pandemia non è un meteorite bensì un rischio che può essere previsto al pari di un terremoto o di una eruzione vulcanica, e come a tutti i rischi deve essere contrapposto un piano d’azione – costruzioni antisismiche, piani di evacuazione e divieto di edificare nei pressi del cratere o delle colate laviche – che nel caso in questione richiede una approfondita analisi di anni e di intelligenze e non comitati rabberciati all’ultimo momento.

Nel mondo dell’intelligence ho imparato che sapere qualcosa un’ora prima non è come saperlo un’ora dopo e che la tempestività è tutto quando in ballo ci sono vite umane, la propria e quella degli altri, soprattutto quella dei quali si è giurato alla bandiera di difendere al prezzo della propria.

Alessandra Ermellino bene ha fatto nel produrre questa interrogazione esattamente nei giorni in cui, mentre la gente piange i propri cari o teme per la loro vita sapendo che non potrà assisterli negli ultimi istanti, privilegio che in tempo di pace è un diritto, “si fanno le nomine” dei vertici delle aziende strategiche per il Paese e dei servizi di informazione.

Altrettanto ben fatto e tempestivo l’articolo di Jacopo Iacoboni.

Alberto Massari la Redazione tutta

Jacopo Iacoboni per La Stampa.it

I servizi italiani sapevano del rischio di pandemia, e hanno taciuto? Come mai il Dis, il dipartimento per le informazioni e la sicurezza della Repubblica, non ha informato adeguatamente i parlamentari del rischio Coronavirus, negli highlights spediti a tutti i deputati e i senatori il 29 febbraio?

Sono alcune delle domande più gravi contenute in un’interrogazione parlamentare appena depositata alla Camera il 14 aprile, subito dopo Pasqua, e di cui La Stampa è venuta a conoscenza. Il documento è firmato dal membro del Movimento 5 stelle in Commissione difesa alla Camera dei deputati, Alessandra Ermellino, e contiene una mole corposa di allegati, che secondo le deputata del Movimento l’hanno costretta a porre questa domanda: i servizi sapevano, e non sono stati tempestivi nel dare l’allarme sul Coronavirus, fosse anche solo per un errore di valutazione?

L’interrogazione è rivolta al Giuseppe Conte e al ministro della Salute, e appare come una notevole spina nel fianco, in una fase delicata di nomine imminenti del presidente del Consiglio, che potrebbero riguardare anche uomini della nostra intelligence.

Il testo chiede alcune cose. Uno, di sapere «come il presidente del Consiglio valuti la trasmissione ai parlamentari di una relazione [gli highlight della “Relazione” del Dis, inviati ai membri del Parlamento accompagnata da una lettera a firma del direttore del Dis Gennaro Vecchione il 29 febbraio 2020] priva di qualsivoglia riferimento al rischio pandemico, in quanto, a parere dell’interrogante, la stessa potrebbe costituire un valido supporto se contenesse delle valutazioni predittive.

Al contrario il documento risulta all’interrogante tanto inutile quanto apparentemente provocatorio, e ci si chiede se ciò non sia dovuto a condotta negligente, imperita o colpevole». In sostanza, si chiede a Conte di fornire spiegazioni sull’operato di Vecchione.

Due, Conte viene invitato a rispondere «se corrisponde al vero che l’intelligence americana aveva informato quella italiana». Tre, l’interrogazione domanda spiegazioni su un dettaglio che non tutti conoscono: «Le ragioni del mancato rilievo della notevole presenza di persone provenienti da Wuhan alla Fiera di Rimini proprio nei giorni della chiusura della medesima regione da parte del governo cinese». La Fiera di tenne a Rimini da 16 al 20 gennaio, con centinaia di buyer provenienti da Wuhan.

Tra gli allegati del documento figurano due report importanti sul rischio-pandemia, prodotti entrambi nel settembre 2019 e – secondo la deputata – noti alla comunità dell’intelligence italiana. Il primo prodotto dal Global Preparedness Monitoring Board, il secondo dalla Johns Hopkins University.

C’era poi stato, già il 9 gennaio, un documento del dottor Francesco Paolo Maraglino (direttore dell’Ufficio 5 – Prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale del Ministero della Salute), in cui erano chiaramente delineati i gravi pericoli dell’epidemia cinese.

Nei giorni successivi – il 13, il 17, il 20 e il 23 gennaio – lo stesso dirigente pubblico aveva emesso altri aggiornamenti sul rischio epidemico, e sul fatto che fosse ormai fuori dai confini cinesi (Giappone e Corea del Sud). Dal 16 al 20 gennaio si tiene la Fiera di Rimini. «A quanto risulta all’interrogante – è scritto nell’interrogazione – nel padiglione B3 vi sono anche stand di Codogno e delle province di Bergamo e Brescia».

Il 23 gennaio il governo cinese blocca ogni accesso a Wuhan. Il 27 gennaio il WHO diffonde le linee guida per la gestione dei voli civili e innalza ulteriormente il livello di allarme a causa dei timori di pandemia. Nella Relazione del Dis, e nella lettera di Vecchione ai parlamentari, si legge nell’interrogazione, «non vi è alcuna menzione alla grave pandemia in atto». Nonostante, sostiene Ermellino, un possibile allarme che sarebbe arrivato anche dall’intelligence.

Il membro della Commissione difesa del M5S, pochi giorni fa, il 2 aprile, aveva già pubblicato sul suo sito una mail che aveva inoltrato a Vecchione: «Gentile Direttore, essendomi avvicinata per dovere istituzionale, in quanto membro della Commissione Difesa, ai temi di competenza dei sistemi informativi, ho inteso che ricevere un’informazione un’ora prima rispetto a riceverla un’ora dopo, o non riceverla affatto, sia dirimente in merito al mantenimento della carica che occupa il responsabile della formulazione e inoltro di suddetta informazione.

Nel documento che ho ricevuto, e con me tutti i membri del Parlamento, non v’è infatti menzione di quanto sta accadendo e che, si presume, stia determinando la fine del mondo come da noi conosciuto». Dal Dis le era stato risposto che i servizi riferiscono al Copasir e al presidente del Consiglio. Il quale adesso ha questa altra risposta da fornire, stavolta da un membro della Commissione Difesa del Parlamento italiano.

iaco3

Home page de La Stampa 16 aprile 2020