Gentile e a me cara Maria Antonietta Calabrò, il domino è un gioco troppo semplice per rappresentare la fase

Il domino (gioco troppo semplice) non basta per spiegare cosa dovrebbe avvenire nei “servizi” per determinare un cambio culturale paradigmatico all’altezza della complessità innescatasi con l’irrompere del Corona Virus. Lascerei pertanto perdere il domino a meno che non ci si limiti ad osservare e non, come viceversa sarebbe giusto, ad auspicare un reale cambiamento. Difficile usare metafore (l’insufficiente domino appunto) dal momento che sia negli ambienti politici italiani che specificatamente in quelli che si interessano di intelligenza dello Stato troppo spesso si inseguono cronaca e storielle di piccolissimo cabotaggio. Quello a cui assistiamo (non parlo delle nomine e della solita vecchissima spartizione per cordate ma del Pianeta e la sua tragedia in essere) meriterebbe una capacità interpretativa del possibile assimilabile più ad una rivoluzione quantistica che alla conservazione del calcolo binario.

Ma il problema è che a dei “ragionieri dei servizi” (molto ragionieri e poco ufficiali abili nel condurre eserciti utili alla sicurezza della Repubblica) è difficile fargli lasciare il calcolo dei loro conti in banca. E quelli, notoriamente, si fanno con le somme e le sottrazioni. Qualche volta con le divisioni. Punto. La quantistica è altro. Una delle specialiste qualificate di lungo corso (pur giovanissima) del “mondo delle ombre” (realtà che ha ormai bisogno di vedere accendersi qualche luce) è, certamente, come ho avuto altre volte modo di scrivere, Maria Antonietta Calabrò. Il suo pezzo si fa notare (è una mia opinione per quel che vale) perché prova ad allungare lo sguardo. Forse solo accenni ma è come se si intravedesse ormai un’insofferenza sulla pochezza del dibattito. Almeno così mi appare. L’articolo lo segnalo per tanto stima, come ho detto, della Calabrò, auspicando che almeno professionisti come lei non facciano passare invano il tempo previsto in cui rimarrà aperto lo stargate sul mondo in trasformazione. Tempo che non deve trascorrere invano.

Oreste Grani/Leo Rugens