Chi lasciò soli Luigi de Magistris e Gioacchino Genchi?

Quante volte ho pubblicato questa copertina tentando di far capire come questo nostro martoriato Paese poteva arrivare ad essere capito (e salvato) anche grazie a dei libri scritti con passione e letti con intelligenza?

È arrivato il tempo in cui ogni pagina (e sono 983) assume un significato e la storia di Gioacchino Genchi, vicenda umana e professionale di in uomo in balia di un certo Stato, va riletta e messa in relazione con ogni fonte aperta e onesta inchiesta giudiziaria che da allora venga portata a termine. In particolare vanno rilette le pagine della “Bibbia” (così la chiamiamo tra chi non ha voluto chiudere gli occhi accettando vigliaccamente di veder denigrare le figure di Genchi e De Magistris) che si riferiscono proprio al forzaitaliota Giancarlo Pittelli e alla rete di relazioni con i magistrati che lo stesso, in una scaltra strategia preventiva, aveva tessuto. Con magistrati, politici e carabinieri. A me in questo momento interessano poco i nomi dei magistrati, dei politici, di forze dell’ordine.

Io sono un pensionato e devo stare al posto mio ma una cosa tengo a dire rispetto a questi grovigli bituminosi che sistematicamente vengono scoperti: un carabiniere (e questa è la sottolineatura dolorosa) è un uomo armato e autorizzato dallo Stato a fare accertamenti sulla gente, a perquisirla, a entrare nelle loro case, ad arrestarla, a privarla dela libertà con un rapporto. Un carabiniere nel mio immaginario è sempre stato (da Collodi in poi) il cuore nevralgico di uno Stato democratico. Così è per un magistrato e per un parlamentare. Per questo in uno stato di diritto un carabiniere (in particolare) non deve nemmeno averle, le ombre. Figurarsi (e che nessuno si offenda, anzi) un carabiniere dei reparti speciali. Quando ci fu lo scontro tra il sistema PoseidonWhy NotPittelliSaladinoToro e tanti, tanti, tanti altri fino a veder emergere, in sottofondo, il nome di Giancarlo Elia Valori (così adesso, amico Matteo, comincerai ad essere contento) e alcuni solitari (o volutamente lasciti soli?) servitori dello Stato, chi provò all’epoca a mettere la sordina (anche tra i media) oggi è facilmente individuabile come organico a quel putridume che affiora, di giorno in giorno.

Chi viceversa ha avuto pazienza e coraggio in quegli anni terribili (che speriamo siano ormai lontani), oggi, pur amareggiato per le sorti della Repubblica, si deve sentire meno solo. Eventualmente è Giancarlo Elia Valori che, oltre a conoscere i dittatori di mezzo mondo e a volerci tutti i santi giorni dire cosa dobbiamo pensare e fare, anche a proposito dei suoi amici cinesi e nord coreani, deve arrivare a spiegare perché avesse l’assoluta disponibilità dei numeri di cellulare di magistrati di procure, di procuratori generali, di semplici giudici e magistrati di Cassazione. Oltre che di non pochi personaggi che potrebbero risultare coinvolti in quella parte del racconto emergente che si intravede nell’inchiesta che ruota intorno a Pittelli. Notoriamente anche per i massoni più massoni che massoni non si può, la luce è nemica dell’oscurità. E il Paese, stremato da trame oscure, anela luci accese, senza tirchierie inutili.

Oreste Grani/Leo Rugens