Donne in dialogo “giornalistico”: Francesca Musacchio intervista Elisabetta Trenta

Da quando è caduta in disgrazia (uso questa espressione perché altre non me ne sovvengono) nel M5S o, meglio, con alcuni degli esponenti apicali, a cominciare dal Sottosegretario Angelo Tofalo, l’ex Ministra dela Difesa, Elisabetta Trenta, mi è umanamente diventata simpatica. Per motivi difficili da spiegare in questa sede ho anche avuto modo di conoscerla. Certamente, per quello che vale il mio giudizio, nulla di lei avvalora quanto gente come Tofalo (quello che secondo me è il vero coordinatore della campagna di discredito, dopo esserne stato allievo in Link Campus), e soprattutto il direttore della testata La Verità hanno cercato di far credere all’opinione pubblica.

Rimane il fatto, di cui la Trenta è informata, che, se fossi stato lei (ma io non sono lei), mai avrei fatto accordi didattici con Vincenzo Scotti, soprattutto per insegnare “intelligence e sicurezza dello Stato“. Questo perché Scotti non ha mai scelto di lavorare per l’Italia ma sempre e comunque per se. Per cui mi dispiace che la Trenta continui a mantenere rapporti con quel mondo ambiguo. Su Scotti (quindi, paradossalmente, non con la Link in quanti tale), non credo, dopo quello che ho lasciato scritto, debba spendere una riga in più. Come si vedrà infatti sempre di più, Link Campus University e Scotti – questa volta – non escono dal vicolo cieco reputazionale e giudiziario. Siamo, questa è la mia opinione, a fine corsa, sia in Italia che all’Estero. Tornando al capitano Trenta, mi fa piacere segnalare (torno a citarla spinto dalla mia simpatia personale) un’intervista, rilasciata ieri al quotidiano di Roma Il Tempo. La testata è debole per numeri (questo da sempre) ma non per ambienti che la frequentano e la influenzano. L’Intervista che riporto, come tutte le interviste che si fanno apprezzare, è fatta da una giornalista che sa di cosa si ragiona. E la scrittrice Francesca Musacchio, da anni, sa di cosa si parla.

Oreste Grani/Leo Rugens