Mettere in moto gli ingranaggi della mente per sperare in una nuova classe dirigente

Un “finalmente!”, se mi accontentassi (ma così non è), sarebbe sufficiente per commentare l’editoriale  (si chiamano così?) di oggi, 25 maggio 2020, a firma Ernesto Galli della Loggia che compare sul vecchio/nuovo Corriere della Sera (con tutto il movimento in atto nel mondo della stampa, il vecchio Corriere mi sembra nuovo).

Tra l’altro, sono (moderatamente) affezionato alla prestigiosa testata perché, per alcuni anni (e che anni!), ho (era uno dei due “mestieri” che facevo) lavorato alla Direzione Centrale del Personale del Gruppo Rizzoli-Corriere della Sera.

Articolo importante quello del professore e lo riproduco con una sola considerazione: formare una classe dirigente prevede una capacità/possibilità di reclutare e selezionare la risorsa umana, prima di immaginare un processo formativo. E qui cascano gli asini. Per reclutare, selezionare, formare intanto bisogna saperlo fare (e bisogna avere chiaro a che fine) e poi, eventualmente, bisogna che gli usurpatori che oggi si ritengono classe dirigente si facciano liberamente da parte. Senza bisogno di doverli abbattere. Sempre metaforicamente parlando. Altrimenti, professore, chi recluta, seleziona, forma chi? Questi, al massimo, arruolano parenti e amichetti di scuola! Questi hanno spacciato l’e-learning di Rousseau come una scuola di formazione e quelli che hanno preso questo abbaglio (o usano scientemente una tale messa in scena), non a caso, si erano formati alla Link Campus University di Vincenzo Scotti! Basterebbe leggere la locandina che trovate a seguire per arrivare facilmente a fare 2+2. Ci torneremo – ovviamente – su tanta spregiudicatezza. E non per rimanere marginali e ininfluenti, come amiamo descriverci.

Caro professore, quando scrive di classe dirigente, ne sono certo, lei non considera Link Campus il luogo opportuno per reclutare, selezionare, osservare, durante il processo formativo, chi dovrà assumere l’onere di guidare la Repubblica.

Per prepararsi alla complessità emergente bisognerebbe almeno mostrare di sapersi districare, per provare a risolverlo, il dilemma dicotomico tra semplice e complesso. Ma gli ingranaggi della mente di questi prepotenti usurpatori, e Angelo Tofalo è certamente tra questi, non credo che lascino speranza in questo senso: sono solo dei personaggetti – direbbe il Crozza-De Luca – “complicati“. Nella mia semplicità e marginalità, comunque grazie per l’articolo che prova a denunciare implicitamente i limiti di questa schiuma della peggiore partitocrazia immeritocratica.

Peccato che non solo non so scrivere ma, soprattutto, non ho ruolo e titoli per prenderli a calci in culo. Che non è certo il suo stile. Ma temo, senta a me, che senza calci ben assestati questi non si autoelimineranno. Anzi temo che si preparino a diventare il comitatino segreto, presso Link Campus University, finalizzato al tentativo estremo di Massimo D’Alema, di piazzarsi al Quirinale. Siamo in guai di questa natura fetida.

Nella mia marginalità, posso, al massimo, animare questo blog. Torniamo, per tanto, al cuore del tema posto: per formare una classe dirigente ci vuole ben altro. Ad esempio basterebbe (e lo penso) che l’autorevole testata per cui scrive aprisse un dibattito permanente (ci vorranno decine di interventi ) sul tema.

Ma questo, sia pure ormai indispensabile, è certamente un’altro discorso.

Oreste Grani/Leo Rugens