Cittadini probi, memori di quel grido di speranza (onestà-onestà) fatevi avanti. Se non ora quando?

Qualche anno addietro ci si domandava se ci fosse un nesso tra lenta crescita italiana (pochi capitali esteri che affluivano) e corruzione dilagante. Corruzione, aggiungo ancora oggi io, non solo di tipo economico finanziario. Ci si chiedeva se il macro-debito pubblico era compatibile con le mazzette e non solo. Ora che è scesa in campo (minchia, che metafora originalissima mi sono inventato per rendere l’idea!) una pandemia devastante, dentro e fuori i confini della Patria, attrarre sarà impresa quasi impossibile. Ci si dovrà accontentare esclusivamente delle cifre mirabolanti che vengono annunciate in queste ore. Accontentare per poter continuare a dilettarsi nello sport preferito che non è il solito scontato calcio, ma la corruzione.

Qualche anno addietro eravamo assestati al 69° posto di una speciale classifica che si prova a redigere in questo campo di studio dei comportamenti umani. Sessantanove è un numero metafora di una pratica sessuale nota a voi tutti. Si dice, negli ambienti bene informati, che al 69° posto ci si può acquartierare in modo confortevole. E che da quella posizione si potrebbe decidere di non sgomitare per risalire la china. Per muoversi dal mitico 69 quindi si dovrebbe, tanto per cominciare, ideare, elaborare in chiave realistica e attuare un’efficace azione di contrasto alla corruzione, appunto, e, soprattutto (scriviamola la parolaccia), alle mafie. Siamo agli antipodi. La corruzione è pandemia che si è diffusa senza che alcuno decidesse seriamente di combatterla. Anzi, la pandemia quella non metaforica ci ha sorpreso proprio in un fase in cui ormai la corruzione si era annidata ovunque e in particolare nelle pieghe di quella burocrazia che sembra essere nata ed essersi sviluppata proprio per spingerti a decidere che devi corrompere i funzionari infedeli o idioti per superare gli ostacoli fra i tuoi sogni (spesso legittimi) e la realtà.

Prima del Covid 19, il Paese era giacente, in quella posizione erotica appunto, sul letto comodo del malaffare corruttivo. Nessuna battaglia culturale o di intervento repressivo in realtà aveva modificato il giudizio che, in fin dei conti, un corruttore è in realtà un “furbo“. Un “ganzo” come lo avrebbe definito Pio Piccini. Alcuni avvenimenti in essere (siamo solo all’inizio, sentite il vostro Leo) fanno ritenere che per corruzione dobbiamo intendere anche altro che mazzette. Luca Palamara, ad esempio, nella mia testolina talebana, è un corruttore e un alleato oggettivo delle mafie. Alleato oggettivo perché ha lavorato a che il discredito più assoluto colpisse le istituzioni repubblicane che viceversa non solo dovrebbero essere al di sopra di ogni dubbio nella mente dei cittadini già tanto scossi ma che andrebbero guidate nella caccia ai mafiosi, ai violenti, ai nemici dela convivenza civile con uno stile di vita irreprensibile. Le figure che emergono dai dialoghi colti dalle intercettazioni sono dei veri e propri teppisti del diritto, dei violentatori in branco della giustizia, degli eversori dell’ordine repubblicano. Che venga tutto portato in piena luce grazie alle santissime intercettazioni. La corruzione è un reato che si idea e si attua al buio e cercando di perpetuarlo di nascosto. La luce lo rende più difficile ad essere commesso. La nostra comune volontà deve renderlo difficilissimo, quasi impossibile. Fatevi sotto, cittadini onesti, per assumere, senza timore, il ruolo di denuncianti/testimoni. Testimoni di giustizia giusta.

Oreste Grani/Leo Rugens