In una ASL, pur avendo dei computer, non possono verificare se sono esente dal ticket????

Non dico di essere riusciti ad organizzare la Cartella Clinica Digitale cioè un sistema informatico integrato che, attraverso la digitazione della cartella clinica, consente la condivisione (do you know “condivisione”?), l’aggiornamento (e del concetto di aggiornamento capite qualcosa?) e, soprattutto, la visualizzazione (vuol dire che si può avere il documento su uno schermo) delle informazioni cliniche e sanitarie del cittadino-paziente (troppo paziente!!!), in modo semplice e veloce ma, almeno, terra-terra quello di cui adesso scrivo.

Mi riferisco banalmente ad uno strumento per ottimizzare l’acquisizione in tempo reale e anche dal remoto di informazioni sempre relativamente al cittadino-paziente (sempre troppo paziente).

Questa bizzarra “invenzione” (mi riferisco all’elettronica) consentirebbe di effettuare ricerche, statistiche e analisi dei dati in modo altrimenti impossibile o comunque dispendiosissimo. O comunque contraffattibile.

Se funzionasse l’elettronica, entrando in un’ASL o in altro luogo destinato alla sicurezza sanitaria nazionale (e internazionale), inserendo la Tessera Sanitaria (quella che tutti abbiamo) ci si potrebbe interconnettere, tramite il chip che vedo innestato nella carta, in rapporto con modalità operative già in uso in alcuni ospedali ma, soprattutto, con l’Agenzia delle Entrate che, per altri motivi, doverosamente, vigila sulla vita collettiva. Compresa l’esenzione dai famosi ticket.

Scopro invece, proprio questa mattina, presso gli uffici di una ASL della Capitale (via Lampedusa 23) dove mi sono dovuto recare per effettuare, in urgenza, un ecocardigramma in presenza di un blocco bifascicolare che quella preziosissima Tessera Sanitaria non contiene (secondo l’impiegato pigro allo sportello 8 è in realtà così?) alcun riferimento deducibile sull’eventuale esenzione.

Come nel mio caso “esenzione totale”. Per non farmi pagare la prestazione, il medico prescrivente avrebbe dovuto siglare, a mano, dei riquadri. Avendo viceversa il cardiologo dimenticato (può succedere) di perfezionare la “prescrizione” e non ritenendo opportuno aggiungere, di mio pugno, al documento neanche una sigla o una crocetta, l’elettronica non è stata in grado di confermare l’affermazione del mio diritto alla prestazione gratuita? Prima di vedermi scoppiare il cuore davanti a tanta inadeguatezza, mi sono rifiutato di pagare 46 euro e spicci e l’accertamento “urgente” è saltato. Come nel sogno ancora irrealizzato della CCD di vedere inserite dal personale sanitario informazioni destinate a confluire in un deposito centrale detto, da decenni, database, ingenuamente ritenevo che almeno dati basilari come “Grani è povero” o “non deve pagare il ticket”, il Ministero della Sanità/Regione Lazio e l’Agenzia delle Entrate, alleatisi, fossero in grado di scambiarseli. Comunque, è inutile girare intorno al problema: loro (o l’impiegato inetto e pigro?), inserendo la Tessera Sanitaria, non vedono niente ed a me, che non ho voluto/potuto pagare, la prestazione cardiaca urgente non è stata erogata. Mi rimane l’esposto ai Carabinieri che, temo per tutti, questa volta sarò costretto a fare.

Un colabrodo di Pubblica Amministrazione di questa dimensione perché ritiene lecito farsi affidare gli eventuali miei dati relativi a contagi, contatti, prossimità?

Parlo dell’APP IMMUNI. Avrei preferito che questa mattina fosse stato banalmente riscontrabile che sono povero e, pertanto, a norma di legge, avente diritto all’assistenza pubblica.

Colgo l’occasione per ricordare che le mascherine, quando le ho trovate, le ho pagate con la Carta Acquisti n°5338  7000 6460 2466. Per il cuore ci doveva pensare la Regione Lazio. Cioè gente come Maurizio Venafro e Nicola Zingaretti. Che, evidentemente, hanno altro da fare che rendere l’informatica amica dell’uomo. Altro da fare come, ad esempio, rimediare (così hanno fatto) una sede faraonica alla Link Campus University fresca fresca per morosità in altra sede.

Faraonica sede che sarebbe interessante, ora che ci penso, sapere quanto viene pagata e con quale doverosa puntualità.

Oreste Grani/Leo Rugens