La rivoluzione (dal tardo latino revolutio, cioè “rivolgimento”) a volte può limitarsi al mero mutamento delle leve del potere

E così dopo le leggerezze (e le conseguenze con decine di migliaia di morti che si potevano evitare) di Donald Trump, Capo Supremo delle Forze Armate USA (mi riferisco alle sottovalutazioni degli effetti della pandemia), alcune città americane sono sconvolte dalle proteste dei cittadini di origine africana. Scrivo così per semplificare. Per ora è difficile dire chi in realtà (a prescindere dal colore della pelle) stia dando vita alle manifestazioni, agli incendi, ai saccheggi. Certo non escluderei molti dei nuovi 40 milioni di disoccupati, da pochi giorni dichiarati tali.

Non so a quali fini ideologici, politici (si era cominciato a votare in vista del Novembre p.v.), politico-economico, politico-confessionale (evitiamo di rimuovere l’ipotesi di un tale groviglio) la protesta mira ma certamente la vastità degli episodi (e le città importanti coinvolte) fanno ritenere la fase convulsa, vigilia di altri guai per Donald Trump.

Come è composta la folla che protesta? La rabbia di facinorosi diventerà rapidamente odio lucido? Nella patria dell’art.2 (armi a go-go) vedremo evolversi l’agitazione sovversiva (questa è in corso e direi in modo diffuso visto lo schieramento delle polizie e della Guardia civile) in episodi di terrorismo mirato?

L’incitamento alla violazione delle leggi tipo coprifuoco diventerà l’anticamera di cortei finalizzati al controllo, sia pur parziale di un territorio in cui approvvigionarsi di viveri e di altri beni durevoli? L’insorgere contro le leggi è finalizzato ad un cosciente indebolimento del controllo dell’autorità di Washington o è violenza espressa senza organizzazione che la indirizzi? Ci sono migliaia di persone che “fanno casino per rabbia” per quanto hanno visto accadere o, colto l’attimo, le proteste potrebbero passare a forme più impegnative grazie alle capacità organizzative e di comando di elementi che sappiano, mischiati tra la folla, cogliere i vantaggi dell’elemento sorpresa?

Scrivo questo perché ciò che è avvenuto sotto gli occhi di milioni di persone (questo fanno le telecamere), miscelato con gli effetti della pandemia e quindi della tensione sociale implicita, potrebbe aver fatto decidere, ad alcune “risorse umane”, politicizzate e addestrate, che l’occasione è ottimale per prove generali di insorgenza.

Vedremo quindi, nelle prossime ore se, oltre al COVID 19, negli USA, serpeggia altro. Lo si potrebbe capire se “parleranno” le armi numerose a disposizione di alcuni.

Se vedremo porzioni di territorio (sia pure limitate come sono i quartieri o gli edifici pubblici) contesi “anche” con l’uso delle armi, assistendo ad una prima (sia pure in 16°) rappresentazione di “guerra civile” (cioè se ci sia ammazzerà, a mano armata, tra cittadini scissi in due o in più fazioni contrapposte), gli USA potrebbero entrare non solo in recessione per motivi economico-sanitari (lo sono già di fatto) ma in una fase della loro storia in cui la lotta armata, contro l’autorità costituita (e chi dei cittadini la dovesse difendere), potrebbe aprire le porte a significative ristrutturazioni della società “democratica” come attualmente viene intesa.

Ci manca solo questo per destabilizzare il Pianeta.

Ma quel poliziotto non poteva evitarsi l’esecuzione in pubblico? E tra i suoi colleghi possibile che non ce ne fosse mezzo capace di pensare a ciò che l’effetto domino/valanga dell’omicidio (tale è stato a prescindere dall’autopsia), determinerà?

Da oggi, guardiamo gli eventi non con un cannocchiale rovesciato e in quanto tale rassicurante. Evitiamo, perché la violenza è come un COVID 90 (cioè la paura) e non conosce confini.

Oreste Grani/Leo Rugens