Quale inconfessabile segreto si lega alla sorte drammatica del giudice Paolo Adinolfi?

Non si può far passare il 2 luglio senza ricordare, anche quest’anno, la scomparsa del giudice Paolo Adinolfi. Possibile – mi chiedo – che in tanti anni non sia emersa mai la verità o un pentito che per farsi perdonare qualcosa abbia raccontato particolari di questa “morte”?

Ripubblico un post (uno dei tanti che ho dedicato ad Adinolfi) corredato di uno schema che a mio giudizio ancora è valido. Se nessuno fa luce sulla morte di Adinolfi, l’episodio deve appartenere a quei segreti della Repubblica che non si possono/vogliono svelare. Certamente non attinenti a tradizionali attività “semplicemente criminali”.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Che si deve fare/offrire perché qualcuno racconti come è andata?

 


 

RIPETO LA DOMANDA: CHI HA UCCISO IL GIUDICE PAOLO ADINOLFI?

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Perché ripeto la domanda? Perché ora che i vari “tombini di ghisa” delle fogne vengono scoperchiati in prossimità di tribunali (civili e penali) forse una breccia si potrebbe aprire e potrebbe essere che ricostruzioni che potevano sembrare impossibili potrebbero non sembrare più tali. Paolo Adinolfi qualcuno lo ha ucciso e, soprattutto, ne ha occultato il cadavere. O, meglio, lo ha fatto uccidere e ne ha fatto sparire il corpo. Forse l’ambiente che ha coperto un tale gravissimo delitto potrebbe, per motivi oggettivi o di evoluzione temporale, non essere più così potente. Comunque, non più temuto come quando è riuscito, per anni, a non far emergere la inconfessabile verità.

Domani, 2 luglio, è l’anniversario (25 anni) della sparizione e da quando furono ritrovate le chiavi della vettura nella cassetta del condominio di Via Slataper 3, ai Parioli, dove abitava la mamma di Adinolfi. E per combinazioni difficili da interpretare della vita (forse mi sono anche fissato su questo caso per questo), se i dati sono giusti, anche i genitori della mia prima moglie abitavano lì. Da decenni.

Se qualcuno mi aiuta a trovare i documenti relativi alle deposizioni (calunniose?) del giudice Chiara Schettini, io questa estate, nella mia semplicità e marginalità, mi calo, invece che in chiare e fresche acque, nella fogna a cielo aperto dove sono maturati, sia gli episodi relativi alle attività professionali della Schettini che del povero, altra stoffa e altra moralità, Paolo Adinolfi.  Ho scritto che non c’è nesso evidente tra la Schettini e la morte di Adinolfi ma penso che approfondire i rizomi bituminosi tra grande criminalità, servizi segreti dell’epoca e ambienti parapolitici massonici individuati nei grafici investigativi che ho, a suo tempo, recuperato e pubblicato nel web, potrebbe dare una mano. Comunque, o Paolo Adinolfi, quel giudice onesto, aveva un’altra famiglia a Cuba (ma per Cuba non è mai partito), o lo hanno ucciso. Chiedere di sapere come, dove, da chi e perché (quando temo che lo si sappia) non mi sembra una bestemmia soprattutto alla luce di quanto, ogni giorno, veniamo a sapere.

Certamente Adinolfi aveva investigato su gente come Giovanni e Giorgio Paolini (i soci di Lorenzo Necci), sul notaio Michele Di Ciommo, su Enrico Nicoletti, su Salvatore Tuttolomondo. Aveva cercato anche di capire quali legami ci fossero tra Bernard Stratmann e Giorgio Paolini. Tra Roberto Casertano,Cesarino Crivelli e i fratelli Paolini quelli della NEPAFIN che sta per Necci-Paolini-Finanziaria. O laNEPAS che sta per Necci-Paolini-Stratmann. Cose non facili da investigare se nessuno ti aiuta seriamente perché quando investigavi Andreotti era ancora vivo, i fratelli Vitalone pure, Paolo Cirino Pomicino anche. Circolavano liberamente Flavio Carboni, Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Francesco Pazienza,Patrick Perrin, Julio Kaplan, Alfonso Conte della Meridass e vertici della Cassa di Risparmio di Rieti, quali Bruno Agabiti e Franco Vecchi. Investigare sul fallimento della AMBRA Assicurazioni quando era ancora in vita il gen. della GdF Walter Bruno, in passato azionista della stessa e mentre era massone iscritto alla P2 risultava anche, e non solo, consigliere militare del Quirinale. Tutta gente certamente estranea al delitto Adinolfi ma che per un motivo o per un altro era stata attenzionata dal giudice onesto. I rizomi che si dipanano da quel 2 luglio 1994, sono centinaia e, ne scelgo uno tra i tanti, arrivano fino ad oggi, a quello che è il nuovo presidente (così ho capito) del Palermo Calcio. Ma non voglio sostenere nulla se non che, 25 ani addietro, anche di lui si interessava il buon Paolo Adinolfi. Che qualcuno ha accoppato.

Ma io non mollo e come ho avuto la soddisfazione di alcune verità che sono emerse anche recentemente in tema di giustizia giusta, aspetto con fiducia che vengano beccati gli assassini di Adinolfi. Un magistrato onesto. Come tanti.

Oreste Grani/Leo Rugens    


CHI HA UCCISO IL GIUDICE PAOLO ADINOLFI?

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I lettori di Leo Rugens sono, giustamente, attratti dal post PERCHÉ CHIARA SCHETTINI (TRIBUNALE FALLIMENTARE DI ROMA) RISCHIA DI AGGRAVARE LA SUA SITUAZIONE GIUDIZIARIA CON DICHIARAZIONI TANTO CALUNNIOSE? dedicato alle oscenità che venivano  commesse, anche in tempi recenti, al Tribunale Fallimentare di Roma. Alla luce di tanta legittima curiosità intorno a vicende che descrivono un clima torbido in una sede demandata a fare giustizia, sento il dovere di tornare sul racconto fatto il 2 gennaio 2013 sotto il titolo QUESTA VOLTA SILVIO BERLUSCONI HA RAGIONE: IL COMPLOTTO ESISTE MA … Dichiaro subito, per non fuorviare i soliti pochi ma attenti lettori, l’assoluta assenza di qualunque legame tra associazione delinquenziale a cui fa riferimento, oggi, la dottoressaChiara Schettini e quella che, anni addietro, si deve essere fatta promotrice della eliminazione del povero e onesto giudice Paolo Adinolfi e di chi, coraggiosamente, ha continuato ad agire perché la verità venisse a galla. Altra gente, altri servitori dello Stato, altri delinquenti ma stesso luogo e stessa  materia scottante: i “fallimenti”.

Possibile che di molti delitti o oscure “sparizioni eccellenti” si debba ormai sapere quasi tutto e che, viceversa, degli assassini di Paolo Adinolfi non ci debba essere traccia?

Lo schema “investigativo” che ancora una volta pubblico, potrebbe o, meglio, dovrebbe dare un contributo alla soluzione del caso “freddo”. Come certamente sapete, per i reati quali l’omicidio, non è “mai troppo tardi”, per cercare il colpevole. Che qualcuno ci provi.

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Leo Rugens



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