È arrivato il tempo di liquidare “capetti orgogliosi di un ruolo che li abilita a comandare”

Un dato è certo: il COVID 19 ha sorpreso molti. Che sia successo a cittadini comuni, mi sembra credibile. Decisamente meno quelli che per dovere sono preposti alla cosa pubblica. Ma è accaduto. E nella mia marginalità e ininfluenza ritengo che non sia finito “l’effetto sorpresa”.

Sembra che gli umani, apparenti protagonisti egemoni della biosfera, si stiano riorganizzando ma questo apparire potrebbe essere banalmente l’effetto del fatto semplice semplice che le informazioni le riceviamo da un solo fronte. Alcuni dei “comandanti” del campo umano si stanno rivelando delle vere mezze cartucce se non dei veri e propri peti. A cominciare da uno come Bolsonaro presidente di un grande Paese come il Brasile, costretto a raccontarci, con tanto di conferenza stampa, che ha la febbre, pardon ha il tanto sottovalutato Corona Virus.

Il disastro geopolitico vero che viene svelato dall’attacco del COVID 19 è come possa essere possibile che persone senza alcuna qualità come Bolsonaro appunto possano divenire classe dirigente, costringendoci ad assistere al loro stupore e alla loro inadeguatezza mentale messi a confronto con le complicazioni del mondo reale.

Questi personaggetti – direbbe il vate Crozza/De Luca pensano che la realtà sia data dalla sequenza infinita scandita nei notiziari tv fatti di elezioni, attentati, battaglie, accordi politici e d’affari o disastri ambientali da riferire per stupire e, soprattutto, di impennate e crolli in borsa. Questioni emotive che come tali vengono confezionate e somministrate.

Mai una storicizzazione degli stessi. Mai un aiuto a ricordare/inquadrare quella specifica notizia come parte di un sistema che ha una sua storia e tantissimi perché. Ti dicono solo cosa sta succedendo e mai perché. Soprattutto alimentando approcci lineari inutili in un mondo che di lineare a poco o niente. E quando dico non lineare in realtà parlo di un mondo foriero di continue sorprese. Un mondo molto intelligente per dei veri stupidotti che, spesso se non sempre, si sento viceversa dei furbi “Marchese del Grillo”.

Questi imbecillotti si sono abituati a pensare che se un po’ di qualcosa fa bene, allora molto di questo qualcosa farà molto bene. E non entro nel dettaglio a cominciare dalla cioccolata. O viceversa arrivano a pensare che se una qualche mancanza o una attività distruttiva causa un tollerabile danno, un aumento dello stesso tipo di attività negativa causerà solo un poco più di danno.

Ma non è così come si vedrà nello scontro con il mondo virale.

Nel mondo dei ragionamenti evoluti su cosa sia complesso e cosa sia banalmente complicato e come si debba arrivare quanto prima a ragionare per sistemi sottraendo dalle mani di politici ignorantissimi la guida della carrozza, circola una narrazione/esempio che terrei nella dovuta considerazione anche se parla di abeti, larve all’attacco e di pesticidi. Ma mentre mi approccio a scrivervene mi accorgo che è arrivata ora di uscire e di prendere i tre mezzi ad andare e i miei tre mezzi per tornare, entrando ed uscendo da luoghi affollati dove l’intelligente avversario si sta riorganizzando. A 40° con mascherina. Un giorno vi parlerò anche di ciò che un signore vecchio e stanco non non non deve fare. Ma che per ora continua a sentire il mazziniano dovere dell’azione. Anche per la “sanità pubblica” che, lasciata in mani inadeguate, vi farà ritrovare al “Via” senza passare per l’ospedale e, o loro, per la prigione.

Piazzo a seguire il pensiero forte e lungimirante di un anziano (Piero Celli) del firmamento dei pochi “cuori intelligenti” rimasti in questo Paese di capetti orgogliosi di un ruolo che li abilita a comandare. Se ci riescono.

Oreste Grani/Leo Rugens