Il Triangolo delle Bermude in cui potrebbero naufragare i Benetton

Un triangolo è un poligono con tre lati e tre angoli. Quello marittimo delle Bermude ha pessima fama. Un “triangolo delle Bermude” metaforico in cui potrebbero naufragare i Benetton si trova in Abruzzo-Puglia ed è “terrestre-marino”.

I vertici sono: Vasto (bellissima e sul mare), Ascoli Satriano, Volturara Appula, entrambi all’interno nel Foggiano. È una sciarada? Certo, ma non troppo difficile da risolvere.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

La pacchia è finita, titola Il Fatto Quotidiano! Comincia per qualche altro, aggiungiamo noi nella nostra marginalità e ininfluenza?

Gli interessi “in autostrada” sono vari e macroscopici e nulla deve essere scartato a tavolino.

Per gli appassionati del genere vi lascio a seguire la voce Wikipedia “Triangolo delle Bermude”.

Io penso che la vicenda nostrana (quella che ha un “vertice” a Vasto) sia molto molto molto più complessa, “misteriosa” e reale di quella fantasiosa dell’Oceano Atlantico.

Il triangolo delle Bermude è una zona dell’Oceano Atlantico settentrionale che ha la forma immaginaria di un triangolo, i cui vertici sono:

  • vertice Nord – il punto più meridionale dell’isola principale dell’arcipelago delle Bermude;
  • vertice Sud – il punto più orientale dell’isola di Porto Rico;
  • vertice Ovest – il punto più a Sud della penisola della Florida.

In relazione a questa vasta zona di mare, di circa 1100000 km², a partire dagli anni cinquanta la cultura di massa ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del Diavolo”.

Il triangolo ha vissuto particolare popolarità nei media soprattutto a partire dal libro best seller Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) del 1974 di Charles Berlitz, secondo il quale nella zona avverrebbero misteriosi fenomeni che sono stati accostati al paranormale e agli UFO.

Nonostante la reputazione “maledetta”, derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica come quelle di Berlitz, secondo la maggioranza degli studiosi il numero di incidenti nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale:[4] come confermato dalla Guardia costiera degli Stati Uniti, l’incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e gli incidenti avvenuti sono derivati da normali cause fisiche e meccaniche.

Una minoranza di studiosi invece ritiene che la percentuale degli incidenti sia significativamente più alta della media proponendo varie spiegazioni naturali. Ad esempio, secondo i ricercatori dell’Università di Southampton la causa delle ripetute sparizioni sarebbe imputabile ad onde anomale dell’altezza di 30 metri (100 piedi), che vengono create dalla convergenza di tre correnti.

Storia del “mito” delle sparizioni

Le prime notizie di sparizioni inusuali nel triangolo delle Bermuda risalgono al 1950 ad opera di Edward Van Winkle Jones in un articolo del 30 settembre per Associated Press. Due anni dopo il magazine Fate pubblicò “Sea Mystery At Our Back Door”, breve articolo di George X. Sand che riportava la presunta sparizione di molti aerei e navi inclusa la sparizione del Volo 19 e di un gruppo di cinque navi della United States Navy. Questo articolo segna l’inizio del mito del triangolo delle Bermuda per come è conosciuto oggi. Tale articolo inoltre fu il primo a formulare una ipotesi soprannaturale per le presunte sparizioni. Un ulteriore articolo fu pubblicato nel 1964 da Vincent Gaddische l’anno seguente pubblicò anche un libro intitolato Invisible Horizons dove approfondiva i temi trattati nell’articolo.

Negli anni seguenti furono pubblicate altre opere sul presunto mistero: John Wallace Spencer (Limbo of the Lost, 1969, rist. 1973); Charles Berlitz (Bermuda, il Triangolo maledetto, 1974); Richard Winer (The Devil’s Triangle, 1974), e molte altre, tutte per lo più facenti leva su presunti fenomeni soprannaturali. Il libro rimasto più famoso è quello di Berlitz.

Le ricerche di Kusche

Lawrence David Kusche, autore del libro The Bermuda Triangle Mystery: Solved del 1975, mise in luce gravi imprecisioni e alterazioni nell’opera di Berlitz: spesso il resoconto non coincideva con i racconti di testimoni o di persone coinvolte negli incidenti e sopravvissuti. In molti casi informazioni importanti erano omesse, come ad esempio nella scomparsa di Donald Crowhurst, riportata come mistero nonostante già allora fosse chiaro che Crowhurst aveva inventato i racconti delle sue imprese e si fosse suicidato. Oppure come nel caso del cargo tedesco Freia che lo scrittore Charles Berlitz nei suoi libri colloca come disperso nei pressi del porto cubano di Mansanillo nell’Atlantico, quando in realtà era andato perso nei pressi del porto messicano dallo stesso nome ma nel Pacifico. Kusche dimostrò inoltre, tramite documentazione, come numerosi incidenti indicati come “vittime del triangolo” si fossero in realtà verificati a moltissima distanza e fossero stati inclusi in malafede.

La ricerca di Kusche portò ad alcune conclusioni:

  • Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell’oceano.
  • In una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose.
  • Il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata.
  • Le circostanze delle scomparse sono state riportate in modo falsato da Berlitz: il caso più comune riguarda navi che sono date per disperse con mare calmo e assenza di vento, quando in realtà le registrazioni dell’epoca mostrano tempeste o peggio.
  • “La leggenda del Triangolo delle Bermuda è un mistero fatto ad arte… mantenuto in vita da scrittori che volontariamente o meno fanno uso di dati errati, argomentazioni falsate, ragionamenti svianti e sensazionalismo”.

Nonostante la fama dell’area, le statistiche dei Lloyd’s di Londra affermano con certezza che il “triangolo” non è né più né meno pericolosa di ogni altra zona dell’oceano, valutando il numero di incidenti e perdite per la quantità di traffico sostenuto: l’area è una delle vie commerciali più affollate al mondo e le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso.

I dati disponibili presso la Guardia Costiera degli Stati Uniti confermano tali conclusioni: il numero di sparizioni e incidenti è insignificante se paragonato al traffico nell’area. La grande maggioranza delle scomparse è ricollegabile ad avverse condizioni meteomarine spesso unite a debolezza strutturale o vetustà delle navi coinvolte, nonché a ritardi nei soccorsi: gran parte delle sparizioni si sono verificate in epoche (XIX secolo e primi decenni del XX) in cui i sistemi di ricerca e salvataggio erano molto arretrati o pressoché inesistenti

Le speculazioni pseudoscientifiche

Dando per certe le sparizioni narrate nei libri e nei giornali, vari autori legati all’ufologia hanno avanzato l’ipotesi che le sparizioni misteriose di aerei e navi nel Triangolo delle Bermude siano da imputare agli extraterrestri. Secondo gli ufologi, gli alieni considerano come loro territorio di volo l’area del triangolo delle Bermude, essendo area da loro frequentata da secoli (è ciò che disse George Adamski, il più famoso dei contattisti) e non tollerano la presenza di nessuno.

Negli anni sono state formulate altre teorie pseudoscientifiche sulle sparizioni. Vari autori collegano tali fenomeni ad inusuali anomalie magnetiche, oppure alla presenza di strati di metano che avrebbero imprigionato aerei e navi.