Partire da Porto Empedocle e il sacrificio di Domenico Schillaci passando per Volpe 132 in cerca di dignità nazionale 

A volte i misteri si potrebbero risolvere con quella che chiamo “macchina del tempo“. Se si avesse la possibilità di utilizzare il marchingegno virtuoso e si conoscessero con precisione almeno le tappe di questo viaggio fantastico indietro nel tempo, ci si potrebbe ritrovare protagonisti ed osservatori di avvenimenti che difficilmente le ricostruzioni investigative tradizionali consentirebbero. Questi viaggi nel tempo hanno una problematica che li caratterizza: bisogna sapere da dove cominciare il percorso in modo che occhi indiscreti non si accorgano che il viaggio ha inizio. Saper nascondere il movente ultimo dell’incursione nel passato è un’abilità che – a volte – protegge da interferenze se non da atti di natura tale da rendere “mortale” (esagerato questo Leo Rugens?) il volersi “recare” nei luoghi e nel tempo cornice degli avvenimenti a cui si è interessati. La macchina del tempo è un riferimento metaforico che in realtà si scontra con un lucchetto denominato formalmente “segreto di Stato“.  Se si facesse saltare questo “ipocrita” lucchetto (che spessissimo non ha giustificazione seria visto il tempo trascorso e la situazione geopolitica mutata a partire dagli avvenimenti) le nebbie si diraderebbero. Il viaggio che intraprendo oggi lo faccio iniziare da un angolo di Porto Empedocle (sapete il comune di cui sentite tutti i giorni parlare per la situazione drammatica determinata dai flussi migratori?) dedicato ad un suo giovanissimo cittadino, Domenico Schillaci, morto tragicamente tra la notte del 6/7 luglio 1994. Un luogo apparentemente minore ma di cui oggi vorrei sentiste il valore simbolico.

Domenico Schillaci era un marinaio 24enne imbarcato sulla nave da carico Lucina quando un commando di assassini del GIA – Gruppo Islamico Armato, salito a bordo, tagliò la gola a tutto l’equipaggio composto da sette nostri connazionali, ormai quasi dimenticati da tutti, tra cui c’era appunto il portoempedoclino Schillaci. Fu definita la strage di Djen-Djen. Nel racconto che segue (ottima e coraggiosa ricostruzione) andate a trovare il nome dell’innocentissimo lavoratore nostro compatriota e calatevi nella “storia cornice” in cui Schillaci ha trovato la morte. Se l’ingresso nel labirinto oscuro (vedrete che intrigo internazionale!) dovesse risultare ben scelto e mimetizzato, passo dopo passo, si potrebbe non rendere vano il sacrificio di quei nostri compatrioti  e in particolare del ragazzo di Porto Empedocle. Bisognerà, con forza, chiedere al Governo Conte, agli esponenti del M5S piazzati in luoghi di controllo del COPASIR, della Difesa, dell’Interno di adoperarsi per rimuove tutti i segreti di Stato che circondano questa storia, viceversa destinata a divenire un altro capitolo della oscena sequenza dei misteri misteriosi d’Italia. Partiamo quindi “per fare giorno” dall’Ustica Sarda e quindi dalla Nave Lucina e da Volpe 132.  

       

Smettiamo di simulare un amore per la verità: in tutti i paesi del mondo civile e democratico, dopo 25 anni (ne sono passati 26!!!!!), si aprono gli archivi e si toglie il segreto. Vediamo di darci una mossa, amici pentastellati (o ciò che ne avanza), o la vostra funzione (e appartenenza ai mondi antidemocratici e occulti) sarà certa. Per alcun i di voi questa è l’ipotesi più plausibile. Impossibile che siate solo maldestri e un po’ cretini.

Oggi mi è presa così. Sarà che ogni volta che sento parlare di elicotteri mi sovviene Annamaria Fontana e la vicenda ancora oscura del suo legame con l’attuale sottosegretario alla Difesa (già per cinque anni influente membro del COPASIR) Angelo Tofalo. E nel sovvenirmi tale ricordo mi chiedo sempre: ma in tanti anni di stretti rapporti con gli uomini dei servizi, della Difesa, perfino con gli ex vertici di Gladio, ma su uno che fosse uno dei segreti irrisolti che gettano disonore e perdita di reputazione della nostra Italia (a cominciare dalla scomparsa di Graziella De Palo e Italo Toni), questo mancato giocatore di calcio, non poteva, mantenendo la parola data agli elettori, fare in modo che almeno una persiana si socchiudesse? E qui che mi incazzo. Altro che Giulio Regeni a cui non riuscirete mai a rendere omaggio, cacasotto come siete! Potevate cambiare l’aria cominciando ad obbligare, su questi terreni civili e politici, i vostri alleati di governo: quelli di destra, in una prima fase oscena e quelli di sinistra, ancora in essere. Invece, con gli uni e con gli altri, silenzio assoluto. A pensar male su alcuni di voi, ci si potrebbe azzeccare.

Oreste Grani/Leo Rugens