Questi “personaggetti” formati (quando è andata bene) alla “scuola del lutto” ci stanno portando verso il precipizio

Una considerazione a latere del infinitevolissimevolmente piccolo mondo di un virus.

Come certamente sapete il mondo quantistico è il mondo dell’immensamente piccolo, degli eventi subatomici, in contrasto con ciò a cui siamo abituati nell’apparente staticità e compattezza del nostro mondo macroscopico. Un virus non è così piccolo come le particelle subatomiche ma comunque appartiene al mondo dell’invisibile. Il mondo invisibile è bene tenerlo a mente (pena le brutte figure/situazioni in cui ci troviamo) è in realtà un Universo ribollente e in continuo movimento, teatro di stranissimi fenomeni retti da leggi speciali di cui noi comuni mortali sappiamo poco o niente. Ci sono i sacerdoti (sarebbero gli scienziati che si interessano di queste cose) per tenere sotto osservazione (controllo sarebbe altro) fenomeni bizzarri che sembrano irridere a quel poco che sappiamo e al senso comune della vita. Se ci potessimo avvicinare bisognerebbe dimenticare le nostre (quelli che ne hanno) rassicuranti categorie di continuità, di oggetto materiale, di localizzazione spaziale. Anche il tempo, oltre le dimensioni spaziali, è miniaturizzato ed eventi grandiosi vi si verificano in miliardesimi di secondo. Come, ritengo, la “nascita” di un virus. Dopo la nascita ad esempio di COVID 19 si sbiadisce quel cardine della nostra percezione che è il deterministico rapporto di causa ed effetto, almeno a livello della singola particella o come in questo caso singolo virus. Nato o fatto nascere.

Chiudiamo o ci perdiamo e rimettiamo i piedi per terra. Anche se è una condizione che mal sopportiamo.         

Alcuni (forse un po’ di più) cominciano a chiedersi se la classe dirigente che abbiamo fino ad oggi conosciuto, sia all’altezza della complessità che ci aspetta. A Roma, in Italia, nel Mediterraneo, ovunque. Comunque, il Pianeta appare orfano di adeguatezza.

Direbbe la mia amica di un tempo Emanuela Bambara che per anni ha saputo studiare le inadeguatezze della nostra dirigenza attraverso i limiti di quella che si chiama la “Scuola del Lutto” (sarebbe il sistema educativo complessivo della nostra società e in particolare modo quello universitario) che i talenti vengono accuratamente incanalati nei percorsi fissati per inculcare il massimo della religione scientifica conservatrice nella testa degli adolescenti e così via, finché, da ultimo, una scienza mortuaria si prende cura di un corpo reso stanco, logorato e inquieto. La colta siciliana diceva queste cose attingendo a Paul Feyerabend e lo sapeva fare con lo sguardo preoccupato rivolto all’organizzazione istituzionale del sapere e il sistema educativo (questo è accaduto anche nella quasi totalità delle aziende produttive o di servizio) che sanno proporre, da decenni, esclusivamente un modello di ragione fondato su quello che Dostoevshij definiva a sua volta il principio di morte: “due più due fa quattro”. E mentre in troppi ci spiegavano (che palle!!!) che 2+2 è uguale a 4, il denaro, elevato a sistema, comprava tutti. O quasi.

La crisi paradigmatica in atto ha preso sostanza in un panorama culturale in cui è stato coltivato, idolatrato il demerito come garanzia di inamovibilità sociale e a garanzia dei privilegi che in alcune corporazioni si sono manifestato e stratificati nei decenni. Così i tassisti hanno difeso le loro licenze convinti che avrebbero continuato ad avere clienti ed ora hanno il problema che non hanno clienti/turisti da trasportare; i medici (della sottospecie primari) si sono spartiti ogni centimetro di ogni ospedale; i maestri di sci hanno tenuto a differenziarsi dalle guide alpine; fino ai gondolieri, tutti hanno pensato, condizionati/formati da pessimi esempi di politici ladroni e incompetenti, che il problema fosse difendere comunque il proprio piccolo e fragile feudo di privilegio e di immeritocrazia nell’assoluto disinteresse del bene pubblico. Anzi, atto corporativo e divisorio dopo atto corporativo e divisorio, vi hanno fatto arrivare impreparati alla comparsa della “flotta di cigni neri” con, come unica difesa, un rituale simulacro di democrazia (vi mandano anche a votare il 20 settembre p.v.) utile solo ed esclusivamente a difendere i privilegi di alcuni inclusi nei luoghi corporativi, lasciando fuori, al rischio e allo scoperto, tutti gli altri che per semplicità chiamerò esclusi. Esclusi da qualunque forza di capacità “ricattatoria”. Immaginate noi (ma quanti siamo?), tanto per fare un esempio, che siamo titolari di Carta Acquisti, tarata a 1,333 periodico euro giorno per acquistare alimenti, medicine, pagare bollette come mai potremmo alzare le nostre voci (o le mani) se non sappiamo neanche chi siamo e quanti siamo?

Dentro, cioè gli inclusi, ci sono solo italiani notai, magistrati, primari, alcuni avvocati che ho chiamato in altro post “accompagnatori” perché gli altri stanno per conoscere il morso delle difficoltà, alcuni giornalisti, capi di gabinetto di ministri, alcuni faccendieri sughero e troppi “gradi primi” dello Stato. E ovviamente i capi delle mafie. Come vedete non ho nominato la corporazione delle corporazioni che è la partitocrazia lasciata intatta dai velleitari assalti dei pentastellati raro esempio (si delinea un record storico mondiale di dissipazione) di come si possa essere pessimamente guidati. Una società frazionata fino all’inverosimile, scientemente lasciata crescere in odiosi orticelli, delimitati dai mitici “35 centimetri dal proprio culo” che ha sancito nelle testoline dei più una illusoria “libertà e democrazia”. Chi ha scelto di fare politica, nella quasi totalità, ha alimentato questa tendenza a dividersi convinto che così avrebbe tenuto sotto il tallone i sudditi una volta parcellizzatisi. Così hanno fatto i partiti e così, specularmente, hanno fatto le mafie scegliendo modelli di sviluppo sinergici e complementari. Andando alla fine a fare sistema. Schiacciati dentro questa tenaglia ci siete voi e alcuni vostri parenti o amici onesti. Un po’ poco per sperare che la “variante COVID 19”, da sola, risolva la questione di questa dittatura sanguinaria. Il COVID 19 è pronto, paradossalmente, a darci una mano ma per cogliere la sua azione equilibratrice bisogna che attiviamo tutta la residua volontà e amore per la legalità e per la democrazia che eventualmente sopravvivessero in noi. Certamente bisogna capire se siamo pronti a batterci per l’amica libertà. A qualunque costo.

Tanto è agosto, fa caldo, il virus dilaga sul Pianeta, Pierpaolo Sileri e Domenico Arcuri vedono correre le loro spettanze ed io, più del solito, considero lecito sparare corbellerie. Anzi, lo ammetto, per il mio piacere, oggi ho sparato più cazzate del solito.

Oreste Grani/Leo Rugens