Il Presidente Conte sa che sta per condannare il nostro Paese a uno stato di insicurezza permanente?

Carlo Bonini, esperto giornalista di Repubblica (che coppia con Giuseppe D’Avanzo!), fa il suo dovere di cittadino e professionista dell’informazione e mette giù un grande pezzo a proposito dell’ennesima battaglia (ma si fa altro in questo Paese?) per il controllo dei Servizi Segreti.

In modo chiaro, Bonini formula giudizi su alcuni personaggi che si agitano sul tradizionale palcoscenico dell’Intelligence che appare, anche alla luce di questi comportamenti da scolaretti furbi e litigiosi, sempre più “stupida”. L’articolista massacra moralmente e professionalmente sia Gennaro Vecchione che il solito Marco Mancini. E nel farlo mette in pessima luce Giuseppe Conte che, evidentemente, si sta facendo abbindolare e trascinare in un gioco disonorevole. Perché, presidente Conte, in questa ennesima guerra tra stracci (immaginate che uno come Luigi Di Maio sembra pensare qualcosa a proposito della sicurezza dello Stato), dove l’Italia è fuori quadro, chi non si saprà comportare, perderà faccia, culo e (anche se spesso non frega niente a nessuno) l’onore. 

Gennaro Vecchione

Lei in particolare se crederà al cantastorie (forse è meglio un plurale) di turno, passerà agli annali (se ancora se ne dovessero scrivere) come l’uomo che ha reso possibile il far venire al pettine tutti i nodi della riforma del 2007: i servizi, dopo 13 anni, sono senza personale adeguato.  Su migliaia di dipendenti (oltre 4.000) si dice che siano all’altezza non più di 200/300 persone. Si dice che le donne e gli uomini nei ranghi siano in gran parte demotivati per quello a cui hanno assistito e capito in questi ultimi anni. Perfino i raccomandati si sentono imbarazzati nel prendere atto di appartenere ad organismi che non contano un cazzo di niente. Cioè all’estero, che sarebbe dove si deve contare. Perfino i culi di piombo entrati in organico grazie ai calci ben assestati dal politico potente di turno, sanno che sarebbe il caso di cominciare a dare una bella sfoltita ai ranghi ma questa volta cominciando dall’alto. Invece, nullità che non possono ascrivere un successo che sia uno di una qualunque operazione portata a termine (immaginate solo la messa in scena del rientro di Silvia Romano) sgomitano per passare di livello come stessero a contendersi i posti per truffare i piccoli investitori creduloni all’epoca delle catene di Sant’Antonio.

Invece di farci vedere come avrebbero saputo mettere mano ai percorsi raccomandativi (pericolosissimi per la sicurezza nazionale) questi vertici si sono misurati nel solito balletto a chi fotte chi. O chi protegge chi da qualcuno che ti vuole fottere. A volte inventando di sana pianta mosse e contro mosse. E poi diciamolo senza paura ora che è l’ora del coraggio: rispetto ai grandi mascalzoni del passato, questi non sanno neanche ordire il male. Non hanno statura neanche nella tragedia. Premier Conte, la tragedia è che chi la conosce dice che lei è circondato da vertici senza professionalità e strumenti culturali consoni al grande cambiamento paradigmatico in essere. Se non si smarcherà si dirà che tutto questo sta avvenendo anche per suo demerito. Oltre a tutto, ogni tanto (ma sempre con grande ritardo) i paladini/scudieri/complici dei vertici politici vengono beccati in rapporto con i “sistemi criminal-massonici“. Sempre con grande ritardo e quando i guai li hanno ormai fatti. Lei, premier Conte, è notoriamente credente. Provi a chiedere aiuto all’Onnipotente per uscire da questo groviglio bituminoso che ha consentito lei stesso. Forse mal consigliato. Ho scritto mal consigliato che non l’assolve ma la riconduce alla sua reale dimensione.

La saluto rispettosamente ricordando che Leo Rugens ha una pessima fama rispetto a questi temi. Se vuole approfondire, tenga conto che abbiamo un amico in comune che saprà dirle che razza di iettatore/killer sia diventato il sottoscritto invecchiando.

Oreste Grani/Leo Rugens