Perché non dobbiamo sapere chi siano i cinque parlamentari che hanno chiesto l’una tantum di Stato?

Giunge notizia – dai media tutti – che cinque parlamentari (e un giornalista) abbiano richiesto (ed ottenuto) il contributo a fondo perduto previsto, in piena emergenza COVID 19, per le Partite IVA. Gli stessi che si premurano a dare la notizia aggiungono che non c’è nulla di illegale in quanto la norma è talmente scritta male che i signori non saranno perseguiti non avendo commesso illecito. Hanno chiesto e per legge gli è stato accordato. Sto pensando a quando, mia moglie ed io, ricevuti, quasi in automatico vista la nostra condizione oggettiva (la somma dei nostri ISEE), i due contributi di 600,00 (sono stati a lei indirizzati come titolare di Partita IVA, non pensionata, senza reddito di cittadinanza e sfortunata coniuge di un poveraccio come il sottoscritto), ci siamo posti il dilemma se chiedere o meno i 1000,00 euro previsti successivamente e ci siamo risposti che c’erano altri che stavano peggio di noi e abbiamo soprasseduto. Chissà cosa gli passa per la testa, viceversa, a certe persone? Domani e martedì p.v. ho da fare (ho dato vita, qualche giorno addietro, ad una associazione di donne e uomini liberi e ho preso qualche impegno che devo onorare) ma mercoledì mattina mi reco presso l’INPS per chiedere qualche chiarimento sui diritti del mio nucleo familiare. È vero infatti che non abbiamo figli ma vorrei descrivere la mia situazione almeno parametrandola a questi bizzarri parlamentari. Ne farò una questione di principio e se dobbiamo ricevere qualcosa faremo in modo di averla. Quanto è accaduto è peggio di qualunque cosa potessimo immaginare di questi teppisti. Mentre scrivo vi giuro che non credo che sia successo.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

A Roma questi soggetti si appellano “minestrari/pulciari“! Pretendo, senza se e senza ma, di sapere “chi” siano questi pendagli da forca (e così dopo essermi beccato l’appellativo di omofobo mi potete anche scrivere che sono un forcaiolo) per vari e tutti opportuni motivi. Tra l’atro sputargli in faccia se la vita, generosamente, me li facesse incontrare. Ho scritto sputargli in faccia e non “sparargli in bocca” che capisco essere un grave incitamento ad un gravissimo reato. Che non intendo commette. Ho scritto solo “sputargli in faccia” che è reato minore ma per cui sono pronto a pagare le conseguenze di Legge.