E se si chiudessero gli ombrelli anche in Italia?

La politica estera è tutto.

E lo abbiamo sostenuto per anni lasciando nel web questo disperato messaggio, mentre assistevamo al deteriorarsi della credibilità internazionale del nostro Paese guidato da sempre più inadeguate classi dirigenti, politiche e non.

Se la politica estera è tutto (nessuno ormai ha dubbi), è quasi ovvio che Luigi Di Maio, dopo la stagione apertasi con l’osceno grido di battaglia “Far- ne -si – na – Far – ne – si – na“, ora che quella poltrona bolle (perché, sentite a me scotta), se ne voglia scappare. Ed emulo dei peggiori esempi della prima/seconda Repubblica si dice che si voglia rifugiare al Viminale. Così gli hanno detto che aveva fatto Angelino Alfano, così desidera fare anche lui.

Di Alfano gli ricordano anche che oggi veleggia, molto ben pagato, a curare gli interessi internazionali (evidentemente per qualcuno fa curriculum essere stato Ministro degli Esteri a prescindere dai risultati ottenuti) del Gruppo San Donato. DI Maio, viste le circostanze (parlo del suo sguardo cinico e baro) potrebbe essere pronto a mandare al macero qualcuno a suo tempo piazzato nel Governo. Certamente, nella ipotetica rotazione di magazzino, non vuole farsi trovare agli Esteri, quando dovesse precipitare la situazione. Troppo sega e se ne è accorto perfino lui.

Ma il furbo ragazzotto, potrebbe (come tutti i furbi) aver fatto male i conti. Padella, brace? Difficile (e pericoloso) passare all’Interno. Pericoloso in tempi di possibile insorgenza popolare. Come si è visto a Beirut dove la parola d’ordine è “impicchiamo tutti”. Direte: “certo, con quello che è accaduto!” Direi di non scartare nulla “a tavolino” anche per la nostra apparentemente più tranquilla Italia. Soprattutto se anche uno solo dei tre ombrelli, si dovesse chiudere. Per una rinfrescata su quali siano gli ombrelli para-grandine/stragi/attentati/altro e le conseguenze di una loro eventuale chiusura basterebbe rivolgersi allo specialista in materia (mi sembra che fosse sua la teoria dei parapioggia) che dovrebbe ancora essere l’intelligente Aldo Giannuli.

Se Giannuli fosse stanco di dare disinteressati consigli agli avanzi del M5S, molto da presso di Angelo Tofalo dovrebbe ancora aggirarsi Umberto Saccone, dalla lingua lunga e dagli imprudenti giudizi. Ma questo passa il convento alla povera Patria nostra. Una Patria in cui, in oltre 40 anni, nessuno è riuscito a persuadere Franco Piperno, che audito in Commissione Stragi aveva dato segnali di disponibilità, a tornare sul suo dubbio, irrisolto, di quanto fosse una forza reale (in quel momento, dico io) quella delle Brigate Rosse riflettendo sul livello alto borghese (e Piperno è un uomo raffinato e di buone frequentazioni) della casa romana, vicino a Piazza Cavour, in cui, in pieno 1978, gli fu possibile incontrare Mario Moretti (latitante e super ricercato), cioè il regista confesso dell’uccisione di Aldo Moro. Mi scuso con i miei lettori e con il web se viceversa la Commissione riuscì a fargli dire altro su quella bella casa e chi fossero i proprietari. A me sembra di no. Eppure proprio quella casa ospitale (e sicurissima) potrebbe rivelarsi il bandolo della matassa. Dico questo perché Moro fu sequestrato e ucciso in un quadro che per semplicità chiamerò “politica estera mediterranea“. Ad evitare che qualcuno, non tenendo tutto insieme, ritenesse che fossi andato fuori tema. Come poteva capitare al liceo.

Come ho scritto in apertura di post, sta tornando, sorelle e fratelli libanesi (tra l’altro in molti da qualche giorno siete senza una casa dove ritirarvi a lavare il viso, mangiare, dormire), il tempo del Mediterraneo e del discorso sul Mediterraneo. Quanto accaduto impunemente (lasciate perdere le condanne giudiziarie) in Italia anche con la morte di Aldo Moro, ha reso il Mediterraneo quello che è. Cioè un luogo insicuro. Insicuro in Libano, Palestina, Israele, Siria, Turchia, Egitto, Libia, Tunisia. E in Italia. E quanto accaduto è soprattutto colpa grave dei nostri Premier e Ministri degli Esteri. Senza escludere i vertici dei nostri Servizi. Da quando Franco Angioni, rientrò da Beirut, dopo l’ottimo lavoro, nulla è andato per il verso giusto. E provare a fare spallucce e, nel farlo, rimuovere le gravi responsabilità accumulatesi non aiuta certo a “fare pace”. Tra l’altro anche di questo dovevano (e dovranno come responsabilità storica) farsi carico i pentastellati. Intendo di non aver pacificato il Paese. Anzi.    

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Si tiene, si tiene, altro se non si tiene! Tutto. Anzi, di più.

 

I TRE OMBRELLI DI ALDO GIANNULI

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La morte di Giulio Regeni, un italiano, rafforza in me l’idea che l’Italia abbia e debba rafforzare un ruolo di perno degli equilibri nel Mediterraneo e ciò nonostante gli sberleffi che tanti presunti patrioti o non so che, abituati a denigrare la propria stessa gente, pensino e ripetano ossessivamente da decenni: l’Italia non conta nulla.

È evidente che se una istituzione quale Cambridge sia ricorsa a una intelligenza italiana, Regeni non è l’unico, ciò significa che l’MI6 considera affidabile e preziosa l’intellettualità e la cultura e i valori dei giovani patrioti italiani, al contrario di quanto sembrano suggerire tanti ignobili o superficiali personaggi che tentano di ridurre Regeni a uno sprovveduto manipolato coglione al servizio dello straniero. Se così fosse, dovrete ammettere sciocchi connazionali, che gli “angli” stimano più di voi i nostri uomini e donne, affidandosi loro per capire la complessità del Vicino Oriente. O pensate che Regeni sia morto per trenta denari?

La brutale morte del giovane la considero dal primo momento quale atto intimidatorio, terroristico, volto a inibire e a stroncare ogni iniziativa volta a comprendere il fenomeno egiziano altro che messa in discussione degli interessi economici italo-egiziani. Tutte cazzate che i soliti eterni immarcescibili tramatori nazionali esprimono in odio a quanti onestamente e patriotticamente agiscono, in contrasto ai loro interessi che si chiamino: armi, petrolio, sigarette, acqua, algoritmi ecc.

Ammazzare Regeni significa solo interrompere un percorso che rafforzi l’Italia nel suo ruolo di perno della stabilità e prosperità nel Mediterraneo, lo ripeto, pensando anche agli onesti imprenditori che sudano sulla sponda nordafricana a loro rischio e pericolo nella assoluta solitudine e inconsapevolezza.

Che l’Italia sia un luogo indispensabile e insostituibile alla sicurezza dell’Europa, lo sanno benissimo anche a Gerusalemme, tanto è vero che israeliani ex appartenenti alla Unit 8200 ritengono proficuo e strategico “associarsi” agli Stefano e Marco Carrai o nella figura di un Gutgeld fare da consiglieri economici a renzi matteo; o pensate che scegliere di stare addosso al Presidente del Consiglio più pericoloso nella storia della Repubblica sia un passatempo come un altro? Gli intelligentissimi israeliani sanno benissimo e si comportano di conseguenza ciò che i nostrani tramatori negano ovvero che l’Italia conti così tanto negli equilibri del mondo che perderne il controllo significherebbe mettere a rischio l’esistenza stessa di Israele, posto che agire così, nel lungo periodo, non si riveli un boomerang…

Altro che paese che “non conta un cazzo” altro che “popolo incapace di fare la fila per prendere un autobus”; Regeni lo si è dovuto ammazzare perché la sua intellettualità, alleata a quella del MI6 – se vi piace crederlo–  avrebbe sconvolto, domani, i piani dei suoi assassini.

Regeni era destinato a diventare il raggio o il manico di un ombrello capace di dare all’Italia una coscienza, quindi un ruolo forte e alternativo a quello che oggi ha nel Mediterraneo, ovvero di nodo di giochi extra nazionali.

Dico “ombrello” in omaggio al prof. Aldo Giannuli che a “ROMA, VENERDÌ’ 1 APRILE ORE 9.30 presso il PALAZZO DEI GRUPPI via Campo Marzio, 78 ADIACENTE PALAZZO MONTECITORIO CAMERA DEI DEPUTATI Aula dei Gruppi” alla presenza dei vertici o ex vertici del DIS, SISMI e SISDE (prof Adriano Soi, prof Umberto Saccone, prof Alfredo Mantici) ha sostenuto che l’Italia possieda tre “ombrelli” che la proteggono, nell’ordine: il Vaticano, l’ENI e la malavita organizzata (sarà per questo merito che il figlio di Riina va da Vespa).

A questo punto uno si dovrebbe chiedere a che cazzo servano i servizi informativi nazionali dal momento che non fungono da “ombrello” a nessuno, salvo agli interessi propri… e la prova della loro ininfluenza è che nessuno dei tre “gatekeepers” sia sia alzato e se ne sia andato sbattendo la porta o pestando un pugno sul tavolo dopo avere ricevuto una carriolata di letame dal quel comunista oggi “grillino” di Giannuli.

Povera Italia.

Già, cari lettori, perché ciò che vi voglio raccontare è che il convegno menzionato vedeva uno straordinario “allineamento” degli ddetti ai lavori alle spalle dell’onesto Di Maio che salutava il pubblico minacciando la Turchia e quanti finanzino l’IS oltre ad annunciare il germe di una scuola di formazione dei quadri dirigenti del M5S con la promessa di procedere alla “specializzazione” dei suoi membri.

La risposta gattopardesca di Mantici (membro di G-Risk quindi collega di Valerio Morucci) è stata quella di scaricare intera intera la responsabilità della qualità dei servizi segreti italiani addosso alla classe politica, sostenendo che tanto più scadente è l’una, tanto scadente è l’altra. Fate le vostre valutazioni, io le mie le ho fatte da un pezzo, ammirando quanti hanno saputo dire di no all’idea di fare da reggi palle ai Prodi-Berlusconi-D’Alema-Dini-Letta e renzi.

Quando invocammo il tradimento della classe politica da parte dei funzionari dello Stato, chiedemmo anche la decenza di fare un passo in dietro, a lato o dove vi pare a voi, tutto tranne che cercare di saltare sul carro del vincitore. Ci rassicura in proposito la presenza del prof. Giannuli, la cui memoria e conoscenza prodigiosa saprà consigliare il futuro e auspicato governo a 5 Stelle.

Dionisia