Il COVID 19 con le migliaia (solo in Italia) di vittime non deve divenire alibi per una banda di mascalzoni

Quando il M5S ha fatto irruzione nel Parlamento ho sperato che fosse arrivato il tempo per alzare il livello della discussione politica spostandolo dai raggiri partitocratici (con annessi e connessi grovigli bituminosi corruttivi) per descrivere ai cittadini furbe maggioranze, coalizioni, pragmatismi quali quelli evocati – anche in questi giorni – da uno come Goffredo Bettini a grandi temi che affliggono l’umanità a cominciare dalla demografia, l’iniquità dei redditi, le forme autolesionistiche di troppe e sanguinose guerre guerreggiate localmente, l’acqua (nelle sue mille declinazioni), il vento e la sua forza energetica, il diritto di dichiarare liberamente il proprio pensiero accompagnato dal grande sforzo di una nuova e sostanziale alfabetizzazione che arrivasse fino alla capacità oggettiva di utilizzare l’informatica come alleata e non lasciandola nelle mani crudeli degli oligarchi dei nuovi imperi capitalistici.

Uno sforzo dedicato ad un vero cambiamento culturale in un Paese che al massimo, quando Giuseppe Grillo da Genova attraversò lo Stretto di Messina a nuoto, consentiva ai cittadini, a mala pena, di votare. Minchia, che straordinaria partecipazione sognavo! E dopo il sogno prefiguratore, pensavo di assistere ad un fenomeno di transizione (almeno a quello) destinato a far scendere liberamente i cittadini “in politica”. Le forme desiderate che stavano dietro alla enorme spinta di oltre 11 milioni di voti non erano certo circoscritte alla garanzia di potersi esprimere ciclicamente con il votarello. Si votava anche prima della Famiglia Casaleggio e di Luigi Di Maio. Quando il MoVimento stravince il voto era sostanzialmente di “scambio”. E non solo con le scontate organizzazioni criminali. Oggi si vota in una logica, se fosse possibile, ancora più degenerata. Nonostante la meritevole approvazione del 416 TER. Sui presupposti degli slogan ritmati in tutte le piazze d’Italia, uno si immaginava l’avvio di un grande esperimento di crescita dei livelli di consapevolezza individuale e non certo all’assistere, da anni, alle strutture pubbliche che si limitano sostanzialmente ed esclusivamente ad organizzare i seggi elettorali e i limiti della pubblicità/propaganda pre-elettorale.

Niente altro che riguardi la vera sfida sognata nelle piazze “grilline” di attività che lavorassero per accrescere (o creare addirittura?) la possibilità di sviluppo per i singoli o i gruppi in cui, in libertà, modernamente, ci sia voleva organizzare. Ora, se mai fosse possibile, i cittadini contano meno di prima di quando il bossetto Di Maio ha preso in mano il M5S. Il mondo partitico che precedeva il MoVimento era una vera dittatura oligarchica e per abbatterla alcuni milioni di cittadini, invece di prendere le armi, hanno “democraticamente e civilmente” votato per Beppe Grillo.

Da quando sono entrati in gioco centinaia e centinaia di parlamentari a Cinque stelle (sinonimo di eccellenza!!!) gli accordi spregiudicati non solo sono aumentati (basterebbe ricordare i lingua in bocca con Salvini) ma hanno, come evidente finalità, solo la scelta di sistemi elettorali (o l’uso strumentale di quelli in essere) esclusivamente come “cavalli di Troia” per la conservazione del potere. Personale e per i propri amichetti. Alcuni guittarelli in cordata si sono messi a fare politica in una forma esasperata di esibizionismo e di scalata personale a posizioni economiche e di potere senza alcun comportamento che fosse finalizzato al bene comune e “per non lasciare nessuno indietro”. Come, espropriando l’espressione di altri, questi mascalzoni hanno pensato bene di dichiarare di voler fare. Prima del M5S il cittadino sentiva l’impossibilità di influenzare direttamente eventi a lui molto distanti (tra gli altri la politica estera, quella finanziaria e il contrasto alla criminalità), vicende che sentiva esclusivamente descrivere dai mass media. Per quello in milioni si sono illusi e si sono scossi dal torpore. Inutilmente dobbiamo prenderne atto.

Ancora oggi infatti milioni di cittadini non riescono a soddisfare il bisogno fondamentale di partecipazione e devono accontentarsi di quanto gli interpretano i sacerdoti (e che seghe!) Di Maio, Crimi, Bonafede, Tofalo, Sileri, Spadafora. Nulla che contrastasse l’egoismo dei pidocchiosi leghisti (“Non nel mio giardino” è la più evoluta proposta che abbiamo sentito fare da Salvini e compagni) o lo smarrimento post-ideologico della sinistra. Niente che lavorasse nel verso di una auspicabile maturazione civile e culturale. Niente di niente, in nessun settore strategico del vivere civile, fino a quando questi mascalzoni hanno avuto perfino la botta di culo della pandemia che ora mischierà (lo sta già facendo) le carte e non consentirà nessuna resa dei conti.

Punto di partenza del ragionamento democratico, lo converrete almeno in via teorica, è la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa comune. Questi mascalzoni sono riusciti perfino a non far partecipare, non milioni di elettori come era auspicabile se non doveroso, ma le poche centinaia di parlamentari che sono stati trattati come dei poveri burattini spingi-bottoni. Tranne gli amichetti e le amichette, ovviamente. Ma questo, maledetti voi, lo facevano già gli oligarchi delle segreterie dei vecchi partiti contro cui siete nati. E forse, paradossalmente, lo facevano con un po’ più di stile. Avete rimosso il fondamentale bisogno dell’individuo di conoscere per influenzare gli eventi che lo circondano e in cui ci si trova a vivere.

E per farlo ecco le piccole furberie dei regolamenti e dei cambi statutari. Con trucchi osceni, vi siete impadroniti dei redditi delle pecore fatte eleggere (così avete tentato di trattare i parlamentari della Repubblica) perché non potessero prendere alcuna iniziativa alla ricerca di una legittima autodeterminazione. I parlamentari andavano viceversa sostenuti economicamente nei loro necessari processi formativi e perché potessero liberamente creare condizioni laiche e pluraliste di convivenza, implicitamente dialettiche (è il bene superiore), al fine di generare armonia tra le diverse e inevitabili componenti della comunità che si è chiamati a rappresentare. Invece il problema era tosare e accentrare nelle mani di pochi “cassa e propaganda”. Cioè il fascismo. Parafrasando quelli che ne sanno cento volte più di me, questi manigoldi si sono voluti “prendere” (come cosa propria) una parte di società piuttosto che “essere” parte della società. Che non può essere bene di nessuno ma deve tendere ad essere di tutti. Comunità che ogni individuo deve sentire anche sua ma non di sua proprietà esclusiva. Quando il MoVimento ha stravinto, lo ammetto, ho sperato che si aprisse una fase di transizione durante la quale si potesse discutere pacatamente e civilmente, rimanendo all’opposizione, senza andare al Governo per piazzare il culo dove si potesse lucrare. Senza andare al Governo e forti dei propri numeri, sarebbe stato utile e vincente, aprire ragionamenti di come si potesse, nell’era dei network comunicativi, provare, giorno dopo giorno, ad individuare una comune volontà di elevazione culturale e (lo dico senza imbarazzo) “spirituale”, partendo con il vantaggio del patrimonio smisurato ed unico della nostra bellissima e ricchissima Italia. Ho sperato, mi sono speso, ma ho capito che avevo davanti, con poche eccezioni, dei personaggetti miserrimi. Ora il COVID 19 (con le sue migliaia di vittime innocenti) non deve divenire alibi per questi mascalzoni.

Sarà un impresa titanica viste le condizioni in cui hanno potuto cambiare le carte in tavola ma va ugualmente tentata la via di un confronto/scontro al di là delle normali procedure elettorali o finto-referendarie. E questo mentre bisognerà tenere d’occhio l’eversione, nazionale e internazionale, che si è preparata nell’ombra.

Oreste Grani/Leo Rugens