Cosa cela la nostalgia di Giancarlo Elia Valori per Francesco Cossiga?

Come sempre Giancarlo Elia Valori qualcosa l’azzecca. Su altro toppa “alla grande”. Nel testo che segue, ad esempio, rimuove, che non furono i servizi ad inventare che Cossiga faceva uso di farmaci ma alcune indiscrezioni che trapelarono dagli ambienti medici che lo avevano in cura. Anche se, per massima prudenza e tradizione culturale, il Presidente aveva scelto professionisti di origine sarda.

Cossiga era tendente a prendere peso e mentre si faceva mettere a dieta iperproteica (hCG), accettava di fare iniezioni di gonadotropina corionica (un ormone) secondo il metodo inventato da un medico inglese che aveva fatto scuola in Italia: l’endocrinologo W.T. Albert Simeons. Ma questo non vuol dire che Cossiga non fosse un signor dirigente politico. Dice solo che GEV non sa tutto. Anzi che accoglie qualche leggenda metropolitana sui servizi (e per uno che come lui ha grande fama nel campo non è cosa da poco) come sante verità. Oltre a non sapere tutto, GEV rimuove che nella vita (quella pubblica ovviamente) se si vogliono dare consigli strategici bisogna non frequentare figure ambigue quale è risultato essere drammaticamente il suo buon amico don Luigi C. Questo non perché don Luigi fosse inaffidabile (lo era e lo è) ma perché riferirsi ad ambienti vaticani sputtanatissimi non fa bene ai credenti e a GEV stesso in quanto attenzionato da personaggi così compromessi e compromettenti. Che certamente sarebbero stati considerati pericolosissimi (e disdicevoli) da una persona morale come il Presidente evocato come modello taumaturgico. Certamente (e chi non lo vede?) la Repubblica è in pericolo ma non saranno i fantasmi cossighiani e i vecchi arnesi alla GEV a salvarla. Il testo viceversa è “quasi” tutto condivisibile.

Oreste Grani/Leo Rugens