Chi controlla Briatore Flavio?

Pensando a Benetton, mi torna in mente quel Giancarlo Elia Valori che vendette loro Autostrade, tra l’altro, così rendendo omaggio all’onesto Matteo che ci sommerge di articoli e altro in proposito.

Poiché il blog ha dato spazio e apprezzato quanto avevo scritto in morte di un giovane kazako di nome Aisultan, e poiché a Londra ancora ce lo ricordiamo questo spregiudicato individuo, a nome Briatore Flavio, arrivando di fatto a coprirlo, col sostenere che fosse stata l’IRA a piazzargli una bomba davanti casa (!!!!) ho chiesto, e come leggerete ottenuto, di dire la mia in proposito al sofferente “faccendiere”.

Le cronache narrano che nel 1979 Attilio Dutto, datore di lavoro di un Flavio Briatore all’epoca ventinovenne, saltò in aria con la propria auto nella tranquilla cittadina di Cuneo, famosa per i gustosi cioccolatini, i marroni e i tre anni di militare che diedero a Totò la patente di “uomo di mondo”. Storia vecchia e risaputa così come la vicenda delle bische che vedono il nostro uomo entrare in diretto contatto con le mafie nazionali e la politica della Milano da bere e da pippare, meno nota e reclamizzato un passaggio nel quale, come avrete letto, il suo nome è accostato a quello di una vicenda che riguardò le Generali*, traffici d’armi e lotte di potere che, paragonate alle miserie odierne, quasi fanno provare nostalgia dei tempi andati.

Volteggiando e saltando di palo in frasca (rendendo così onore al sommo Alessandro Manzoni), notevole è la parentesi motoristica quale mister B. diventa number one del team Benetton di Formula 1 laddove, secondo taluni sarebbe la contropartita di una colossale perdita a poker di qualcuno dei magliari di Treviso, secondo noi una delle declinazioni del verbo “riciclare”.

Tralasciando la parentesi newyorkese e londinese, la domanda principale è: “chi lo protegge?”.

Chi gli consente di essere cerniera tra più mondi (crimine organizzato, finanza, armi ecc) consentendogli di dare sfogo alla sua strutturale doppiezza di amante di giovani e bellissime donne e al contempo avendo il culo chiacchierato?

Non pensiate che intenda dipingere questo personaggetto, con una condanna di diversi anni sulle spalle, come un gigante ponendolo al centro di relazioni internazionali sordide, connotate dal vizio del gioco, intendo invece iniziare a denunciare tutti coloro i quali hanno permesso che questo soggetto impazzasse nei media corrompendo, sì corrompendo, le menti di giovani donne e giovani uomini facilmente suggestionabili, così come il suono e il tintinnio di una slot machine (“trappola per topi” secondo gli addetti ai lavori) suggestiona le menti più fragili.

Mi fermo qui, auspicando che i lettori di Leo Rugens vogliano aiutarci in proposito, non tanto a fare luce su B. quanto sul suo controllore.

Ashenden

*Quarantanni più tardi, sempre Generali è stata beccata ad acquistare titoli legati a società della ‘ndrangheta in materia di sanità.