Ad Umberto Saccone gli facciamo scalare le speciali classifiche Google?

Direi per come si è comportato che questa “cortesia” ci prepariamo a fargliela.

E poi diciamolo uno che in una vera tragedia nazionale (non solo per l’abbattimento del DC 9 e per gli 81 compatrioti morti) quale fu Ustica lo si deve ricordare esclusivamente per queste verbalizzazioni (come vedete anche all’epoca era un coniglio “incerto” e non un ufficiale dei carabinieri consapevole della gravità del momento) direi che non può insegnare niente a nessuno. Altro che master in intelligenza e sicurezza dello Stato. Alla Link Campus poi! Straziante la rilettura del documento che descrive le incertezze (neanche addestrato eventualmente a mentire ma solo a descrivere il clima di tensione tra colleghi), clima in cui è risultato specialista, allenatosi per anni alla perversa cultura per bande che ha inchiodato i nostri servizi ad essere, al massimo, utili al governo alla sopraffazione degli avversari politici del momento. I nemici esterni alla Patria, quando si leggono le carte, non sono contemplati, tranne negli intenti di qualche isolato leale servitore dello Stato. Isolato e reso impotente. Ecco un primo esempio di verbalizzazione che riguarda Umberto Saccone, nel caso lui se ne fosse dimenticato ci siamo noi con il nostro archivio a ricordargli chi sia stato. A lui e al suo referente alla Difesa, Angelo Tofalo.      

   

Sulla vicenda é stata espletata attività istruttoria tendente ad accertare le reali cause della mancata dichiarazione di Antonicelli. Sono state raccolte le testimonianze di Umberto Saccone, che nel 1989 ricopriva l’incarico di Direttore della Segreteria della 1ª Divisione, e dei funzionari dello Stato Maggiore del S.I.S.MI, Pipitone e Pollastri. Saccone asseriva di non conoscere le motivazioni dello Stato Maggiore sulla mancata richiesta di dichiarazioni ad Antonicelli. Soltanto a seguito della contestazione delle dichiarazioni in senso contrario di costui, ammette di non poter escluderlo. Ad ulteriore contestazione delle dichiarazioni di Antonicelli, che afferma di aver richiesto di consultare gli atti dal suo Centro originati, Saccone afferma che una richiesta del genere necessariamente deve essere stata rivolta o al colonnello Lombardo, o al colonnello Ausiliari (v. esame Saccone Umberto, GI 24.09.97). Saccone si presentava nuovamente l’indomani e rendeva spontanee dichiarazioni a precisazione di quanto riferito il giorno precedente. In particolare riferiva di ritenere che la richiesta delle dichiarazioni avanzata dallo Stato Maggiore in data 26 ottobre 89 prendesse spunto dalle difformità delle missive del Centro CS di Bari datate 29 e 30 luglio 80, la prima riguardante l’acquisizione dei dati del DC9 Itavia, la seconda quelli del MiG libico. Ammetteva, cautamente, di ritenere verosimile di aver chiamato Antonicelli allertandolo per una eventuale richiesta di dichiarazioni, ma ciò soltanto per “un atto di riguardo nei suoi confronti” (v. esame Saccone Umberto, GI 25.09.97). Saccone riferisce soltanto delle mezze verità. E’ ufficiale ancora in servizio presso il S.I.S.MI. Fornisce, comunque, uno spaccato non proprio edificante sulle diatribe interne al Servizio che danno conferma degli schieramenti interni, in ispecie nella Divisione del Contro Spionaggio. In particolare Saccone afferma: “Per quanto é a mia conoscenza i rapporti tra il colonnello Lombardo e il dr. Antonicelli non dovevano essere eccellenti, atteso che il dr. Antonicelli aveva evitato di avere qualsiasi rapporto con la 1ª Divisione dopo l’insediamento del colonnello Lombardo a Direttore della stessa. La tensione dei loro rapporti risale al periodo in cui il colonnello Notarnicola era direttore della 1ª Divisione. Antonicelli era ritenuto – vox populi – vicino anzi troppo vicino al Notarnicola, il quale invece non aveva avuto buoni rapporti con Lombardo. Anzi nel periodo della sua gestione lo aveva “emarginato”.

Ammette di non poter escluderlo“; “Ammetteva, cautamente, di ritenere verosimile…”; “Saccone riferisce soltanto delle mezze verità“.

E a questo gergo doroteo, a queste forme mentali che rivelano dosi di inaffidabilità (nel 1989 Saccone era cresciutello), ci si affida, ancora oggi, in sede governativa (Tofalo che lo venera come il suo vero mentore è sottosegretario alla Difesa con deleghe delicate fino a qualche tempo addietro perfino quella dei rapporti con l’Arma dei Carabinieri), per scegliere strategie di sicurezza nazionale? Ma non vi accorgete che stiamo parlando di vecchi sgangherati arnesi che con il grande cambiamento culturale promesso ad 11 milioni di cittadini votanti nulla avevano a che vedere? Scegliersi questi avanzi di ribollita è stato il vero tradimento del MoVimento Cinque Stelle.

Quella descritta nel verbale è la poltiglia bituminosa in cui si è formato Umberto Saccone prima di essersi abilmente trasferito nell’ENTE NAZIONALE IDROCARBURI dove ha trovato, bene adattandosi, lo stesso clima di rivalità tra colleghi lasciato al SISMI quale viene sistematicamente ricostruito dai magistrati in tutti i processi che vedono rinviati a giudizio vertici dell’ENI o delle partecipate. Non c’è una verbalizzazione in cui non si coglie questo clima di sopraffazione. Non c’è una sola intercettazione allegata agli atti giudiziari in cui si senta parlare dell’interesse superiore della Nazione. Solo battute volgare tra gente che si tende agguati e che pensa di usare la cosa pubblica per arricchirsi personalmente non paghi di quanto già vengono pagati a spese della collettività.

Oreste Grani/Leo Rugens