Se dovesse andare qualcosa bene sappiamo chi ringraziare. Anche se – viceversa – andasse storta

Chi si sta apparecchiando il futuro favorendo il business delle strutture private a garanzia delle attività che i nostri piccoli e medi imprenditori dovessero decidere di svolgere in teatri di guerra? Me lo chiedo e ve lo chiedo ritenendo che questa funzione (proteggere i nostri compatrioti soprattutto quando svolgono oneste attività di lavoro all’estero) facesse parte dei doveri dello Stato e dei diritti di chi paga le tasse. Ritengo infatti che non si abdichi a nessuno, scientemente o malandrinamente, questa funzione e che, viceversa, lo scegliere questa strada traversa, forma sacche pericolose di complicità tra chi favorisce, chi frequenta abitualmente gli scenari di guerra e le istituzioni repubblicane preposte, quasi si fosse in presenza del formarsi della necessità di mercato.

Ma questi pensano che siamo proprio fessacchiotti e non li capiamo ancora prima di quando fanno mosse, organizzano convegni, scrivono libri a tema, presentano strutture, sollevano premurosamente questioni di sicurezza quasi tenessero sinceramente alla sorte degli italiani, per poi far girare, estero su estero, compensi? Questi pensano che non capiamo, pur vecchi e stanchi come siamo, che complicità istituzionali (Ministero della Difesa soprattutto) possano determinare in accordo con imprenditori particolarmente spregiudicati, comportamenti contrari alla legge o elusivi di essa? Aziende che poi, portati a casa gli ingaggi, sono inesistenti per gli enti previdenziali o che, ciclicamente, lasciano “chiodi” agli stessi. Un mondo di duri (in realtà dei furbi mascalzoni) a cui si dovrebbe affidare un vero e proprio patrimonio (e non parlo solo dei nostri tecnici) rappresentato dalla nostra credibilità in giro per il mondo. Queste bande di armati sono l’evoluzione (quasi una scelta di trasformazione) di quelle che un tempo erano gli istituti di vigilanza. Questa delle protezioni sono opportunità che qualcuno teorizza, crea e poi propone di fare ai mezzi.

Che noia! Vediamo comunque di non distrarci troppo e per cominciare ad inoltrarci in terreni tanto “macabri” scegliamo di farci accompagnare dalla signora Valeria Poletti, dai suoi spunti giornalistici e dalle sue implicite riflessioni. A tornare sul tema nei prossimi giorni ci pensiamo noi che siamo stanchi di far credere alle “porte girevoli della sicurezza nazionale” che siamo proprio fessi.

Oreste Grani/Leo Rugens   

Ecco lo spunto elettronico di Valeria Poletti che ho scelto.

Durante un convegno del marzo 2017, «Il generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico ICSA, ha illustrato come regolamentare le compagnie di sicurezza sarebbe importante per la protezione di molte aziende all’estero sottolineando come in Libia nel 2011 erano presenti 200 grandi e medie aziende mentre oggi soltanto l’ENI è attiva perché dispone di security contractors».

 L’ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis) è ente riconosciuto in base a decreto del presidente della Repubblica e si occupa di studiare modelli di difesa militare. Il suo presidente, il generale Leonardo Tricarico (vedi Leo Rugens e questione con l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta ndr O.G.) che è succeduto a Marco Minniti al vertice dell’ICSA, già all’inizio del 2012 aveva coordinato con Finmeccanica-Leonardo un progetto di controllo delle frontiere libiche con i Paesi del Sahel che prevedeva un costante monitoraggio italiano via satellite, l’impiego di droni e l’addestramento delle milizie locali destinate ad intervenire sul terreno. (Interessante sapere il risultato di questo darsi da fare tecnologico ndr O.G.)

Ma, come conferma anche The Wall Street Journal, ENI aveva già provveduto a dotarsi di una sua rete di miliziani locali accordandosi con Western Shield, che fa parte della Libia Dawn, con gruppi Tebu e con quelli di Zintan.

Continua Valeria Poletti “… non sarà un caso che Umberto Saccone, per 33 anni in servizio nell’arma dei Carabinieri e nel SISMI, dal 2006 ricopra l’incarico di direttore della Security di ENI: se c’è una evidente integrazione tra le decisioni dei vertici dello Stato con quelli delle “nostre” maggiori multinazionali, possiamo dire che, quanto a visione strategica e azioni tattiche, queste ultime sono in grado di anticipare e influenzare le decisioni del governo. Il futuro, inoltre, non ci riserverà sorprese: Umberto Saccone è il referente del Programma di sicurezza del Movimento 5 Stelle, e l’ICSA fa pressione perché siano impiegati dallo Stato i PMC-Private Military Security Companies che potrebbero entrare nel mercato globale (dei mercenari).

Quello che, forse, non ci si poteva aspettare è che il senatore Nicola Latorre, ex- presidente della commissione difesa del Senato, affermasse che «non c’è più confine tra sicurezza interna ed esterna ricordando quindi l’esigenza di esternalizzare, non “privatizzare” la sicurezza». La guerra delle multinazionali, dunque, ha buone probabilità di avere ricadute, fino ad ora impensabili, sulla vita interna alla nazione, sulla nostra vita di tutti i giorni.

Torno alle mie riflessioni semplici semplici: ma in quanti si danno da fare per trarre vantaggio dalle scene di guerra e dalle difficoltà in cui la politica estera italiana versa? Altro che Commissioni di inchiesta ci vorrebbero per capire chi soffia sul fuoco, chi non fa il suo dovere, chi aspetta di offrire la soluzione salvifica che più gli fa fare “incasso”.

Saccone quindi è notoriamente il consulente strategico del M5S in termini di sicurezza e in particolare modo è il suggeritore all’orecchio di Angelo Tofalo. Chissà fin dove Saccone si spinge nel suggestionare il sottosegretario e dargli cattivi/buoni consigli? Certamente, con duplice (Saccone-Tofalo) faccia di bronzo, si sono fatti “rimbalzare” la pessima reputazione, in sede internazionale, di Link Campus University. Contenti loro ma non contenti noi che consideriamo gravissimo ciò che è accaduto, per anni, in quel luogo destinato viceversa (anche con denaro pubblico) a formare servitori dello Stato. Non a truffarli come ci si aspetta che prima o poi venga sancito da sentenza.

Post impegnativo che va opportunamente rifirmato

Oreste Grani/Leo Rugens