Il caso Trenta e le attese scuse di Maurizio Belpietro

Belpietro non ha mai diretto il Giornale. E’ stato con Feltri il vice direttore.

Mi scuso per l’equivoco. Belpietro dirige La Verità.

Maurizio Belpietro, un giorno decise, a freddo, che il problema delle Forze Armate Italiane erano il capitano Elisabetta Trenta e chi, per essere fedelissimo del Ministro della Difesa, era andato ad abitare nel “cosiddetto condominio Trenta, comprensorio della Difesa in area Flaminia, una delle zone migliori di Roma”. Queste domande strategiche in realtà il folgorante, dissacrante, tagliente (sarebbe Belpietro) le formulava sul quotidiano La Verità che dirige e sul settimanale Panorama, testata nella sua assoluta disponibilità. Vi chiederete perché torno, a questione consumatasi (quello che il giornalista doveva fare lo ha fatto), sulla vicenda.

Perché sono stronzo e fino a quando non ritengo di aver capito quali siano stati i moventi delle donne e uomini pubblici (e il direttore di un giornale è pubblico), non mi sento soddisfatto.

E poi perché, cosa non minore, quando la muta accanita (da cane) dei denigratori, aizzata e indirizzata proprio da Belpietro, si è messa alle calcagna della Trenta, di suo marito e dei suoi collaboratori, per azzannarli, screditarli, dimostrare (si fa per dire) che si trattava di persone “frustrate che avevano pure il dente avvelenato con le gerarchie militari”, insospettito, sono stato tra i pochissimi che ha preso le difese della Trenta.

In altri passaggi il Belpietro è arrivato addirittura descrivere “i Trentini” come dei pericolosi rivoluzionari. Quest’ultima affermazione (…volevano fare la rivoluzione) per chi sa realmente di cose militari è insinuazione gravissima per ufficiali dell’Esercito Italiano. Ma essendo il Belpietro abituato a servire traditori (gente dal doppio giuramento) della Repubblica una affermazione di tale gravità gli deve essere sembrata acqua fresca.

Comunque, fatto il suo scooooppppettto su dove dormiva Elisabetta Trenta e incassato l’encomio (non insinuo soldi ma un grazie) per aver concorso a dare spazio (e argomenti artificiosi) agli avversari personali del ministro, dentro e fuori il M5S (più dentro che fuori), tutto è stato messo a tacere. Se si esclude questo marginale e ininfluente blog nessuno ha più dedicato un rigo alla vicenda.

Io che sono lo stronzo che sono, viceversa, per il mio piacere, continuo a chiedermi chi abbia chiesto l’intervento strumentale del duttile Belpietro e, abituato a saper aspettare cadaveri passanti, sono in attesa di un uccellino che mi riferisca, cinguettando, chi, dove, come, quando e, soprattutto, perché il killeraggio è stato portato a termine. Perché di un assassinio politico si è trattato e trovare il movente è tutto. Quel che dopo la rimozione della Trenta (e di Giulia Grillo) è successo, dentro e fuori il M5S, dentro e fuori il Ministero, ma anche nei Servizi, alla Farnesina, negli organismi internazionali dove siamo rappresentati, potrebbe essere sufficiente. Soprattutto alla luce della pericolosa pandemia ancora in essere. Ma questi “sommovimenti” sono, questa è la mia opinione, solo una parte di un tutto che ancora ci sfugge. Una parte del tutto (tessera infima ma parte del mosaico) è certamente quanto sta accadendo per le nomine nei servizi e ciò che è già accaduto con le nomine in Leonardo e in altri organismi legati al mondo “militare”.

Tentativi cencelliani ideati da piccoli esegeti dei bei vecchi tempi andati. Ma per fare uso di quel manuale bisogna almeno essere criminali politici come erano “quelli”. Qui mi sembra che i nostri eroi siano anche dei “criminali cretini” ma certamente degli stracciaculi delle trame eversive. Perché, se si dovesse applicare una rigorosa interpretazione di ciò che è privato e ciò che pubblico sono certo che di criminali cretini si tratterebbe. Sia pure stracciaculi.

Oreste Grani/Leo Rugens

BELPIETRO: UN’ALTRA PERSONA (TRENTA) A CUI CHIEDERE SCUSA!

Se Leo Rugens fa suo un ragionamento tanto delicato (la Trenta non ha fatto nulla di illecito) una ragione ci deve pur essere. La ministra Elisabetta Trenta non ha commesso alcun reato. Altri, a mio modesto e ininfluente giudizio, potrebbe essere. Se Leo Rugens da del fabbricatore di bufale a Maurizio Belpietro, come vedete, lo fa a ragion veduta. E se ci poniamo il dubbio del perché questo scatenarsi di alcuni ambienti “contro” la Trenta, altrettanto pensiamo di avere diritto/dovere di non tacere ora che la severaProcura Militare di Roma, con rapidità e autorevolezza, ha fatto la sua parte. Torniamo a bomba: Belpietro è lui che adesso ci deve cortesemente dire “chi/cosa” lo ha spinto/indotto a tanta ingiustificata acredine? Ed allargando il campo di attenzione alla vicenda, ci interessa sapere cosa c’è sotto al siluramento, a suo tempo, della Trenta e alla campagna persecutoria nei suoi confronti, del coniuge e di alcuni alti ufficiali del suo staff, viceversa onestissimi e valenti servitori dello Stato?

Non ci fermiamo in superficie perché di materia gravissima stiamo trattando. Vediamo di non fargliela passare liscia a questi signori, ciclicamente specialisti in disinformazione. Soprattutto vista la delicatezza della materia. Se non si vuole con signorilità “intignare” la Trenta, per lei lo faremo noi. “Per il nostro piacere”, direbbe l’ultimo dei predoni del deserto. Ma noi non siamo più di tanto.

Oreste Grani/Leo Rugens


NON RICHIESTI ABBASSIAMO LA CELATA IN DIFESA DI ELISABETTA TRENTA

cavaliere

Oggi è Santa Elisabetta d’Ungheria e qualcuno ha deciso di mandare stortissimo l’onomastico alla ex Ministro della Difesa, Elisabetta (appunto) Trenta. Se conoscete la forma mentale di questo marginale e ininfluente blog, non vi sarà difficile capire perché di queste pagine (un tempo si sarebbero definiteautorevolissime e lo dice uno che ha lavorato, per alcuni anni, alla Direzione Centrale del Personale del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera, con l’avvocato Petrelli e il rag. Cesati “contro” la Banda Bruno Tassan DinLicio Gelli) dedicate alla Trenta, me ne voglio fare una ragione.   

Mi piace infatti immaginarmi capace di presidiare il settore strategico del trattamento delle informazioni dove risultano essenziali tanto la lettura, l’interpretazione e l’anticipazione di eventi significativi di natura sociale, politica, economica e militare (è questo il caso?) ma sempre e comunque cercando le basi etiche dell’agire umano. A questo approccio aggiungo (questa è la mia pia illusione) una chiave interpretativa (le banali 5 W ed altro) che risulti efficace quale contributo alle politiche nazionali di prevenzione che la rettitudine o meno dei comportamenti non sempre determinano.

Dicono che su questo terreno sia un vero scassa palle. Basterebbe ricordare di me la determinazione che ho saputo mettere nel denunciare il “Groviglio BituminosoLink Campus, mentre gli altri tacevano.

Nei giorni che verranno, senza farmi troppo distrarre dalle altre cose complesse che sono sotto gli occhi di tutti, me ne andrò a passeggiare per provare a capire il movente di tanto epifanico accanimento contro la Trenta. Lo farò senza troppa speranza in quanto sono vecchio e stanco. Se non fossi così stanco, vecchio e povero dedicherei le ore necessarie a raccogliere dati, informazioni (che sono altro dai dati) e mi applicherei a fare sintesi attivando i collegamenti conoscitivi e avviando un’investigazione quale questo episodio merita. La ricerca della verità e dei moventi primi è fatta di un insieme di attività operative, logiche, consequenziali e interdipendenti per risolvere il problema non tanto di cosa abbia fatto o meno la Trenta ma perché ora (proprio ora?) qualcuno ha deciso che, a due mesi dall’averla scaraventata “on the road“, il focus della P. A. in dissesto è da telemirare sull’alloggio dove vivono due militari.

Peccato che sono vecchio e stanco (e anche un po’ imbranato su questo terreno) se no, forte del fatto che, da anni, sono io che denunciavo, in solitudine, le complessità della Link Campus University, mi incaponivo a scoprire cosa c’è sotto a tanto furore iconoclastico contro questa donna.  Che mi comincia a diventare simpatica.

Quello che si vuole perpetuare appare un omicidio (metaforicamente ovviamente) eseguito non solo per amore di verità.

È un omicidio da eseguire per motivi interni ad un gruppo che ha avuto, a suo tempo, comportamenti illeciti?

È un omicidio per competizione criminale e per motivi di interesse economico legato ad elementi riconducibili ad una qualche eredità?

O voler azzerare preventivamente la Trenta corrisponde alla commissione di un altro reato?

chevalier-medieval-sur-fond-dore

È quindi un omicidio che si commette per “sicurezza personale“? E qui cominciamo ad inoltrarci su un terreno metaforico affascinante se dovessimo invece trovare, un giorno lontano, il mandante di una tale lapidazione “a posteriori” cioè quando la Trenta non può più decidete un cazzo di niente! Mi è scappato il turpiloquio, e me me scuso; anche se avevo promesso al Generale C. di astenermi. Sarà che quando penso a “chi” ha cominciato a lanciare la prima pietra (contro una donna non a caso) mi incazzo e incazzandomi ringiovanisco. E questo (sentirsi giovani e utili) è movente sufficiente per farsi carico di un approfondimento che ovviamente assolve la giornalista del Corriere.   La signora Trenta, non ha certo bisogno di un paladino-difensore (oltre a tutto vecchio, sgarrupato, ininfluente e marginale quale è questo blogger) ma, man mano che batto lettere sulla tastiera (scrivendo male come so fare io), mi sa che l’ha trovato.

Man mano che scrivo (si deve “battere” sulla tastiera ed io mi emoziono ancora dopo migliaia di post) il surrene che mi è rimasto produce adrenalina sufficiente per spingermi (altro è riuscirci) ad individuare, partendo dalla matrice cronologica della ricostruzione dell’evento (intendo questo attacco mediatico) “chi” ha sussurrato alla valente giornalista. La traccia quella è perché, nella nostra Italia, quelli sono i sussurratori.

A noi.

Oreste Grani/Leo Rugens