Chiuso il circuito delle idee, resta chiuso il circuito della ricchezza

Da dove dovrà – eventualmente – prendere l’avvio la ricostruzione del Paese?

Dalla ennesima riforma elettorale tagliata su misura per puntellare i partiti che vanno per la maggiore o che, per oscena solidarietà tra ladri di Stato, vanno salvati dalla bancarotta di consenso in cui si sono venuti a trovare?

La ricostruzione partirà dal solito balletto intorno ai soldi pubblici questa volta incentrato su come si deve spendere la 13esima rappresentata dai miliardozzi che ci aspettano? Quando, come, a chi sarebbe utile cominciare a capire.

Sono certo che nessuno stia ponendo (questa volta forti di buonissime scuse vista l’emergenza) il problema alla radice di tutto: il nostro ormai acclarato deficit culturale.

Lavorare alla mente italiana” esortava oltre cento anni addietro (come passa inutilmente il tempo!), in una lettera a Benedetto Croce, l’allora liberale Giovanni Gentile.

Investire parte dei soldi (tantissimi e questo mi preoccupa e sorprende al tempo) nella coltivazione della mente, è la mia vaneggiante proposta.

Certamente nell’istruzione/formazione, nell’arte, nella conoscenza profonda delle trasformazioni che l’innovazione tecnologica comporta. Vorrei veder coinvolti nei progetti pensatori complessi se non la categoria stessa dei filosofi. Ma, come vedremo, a tal proposito non solo abbiamo un’idea ma ci stiamo fattivamente attrezzando.

Diceva Carlo Cattaneo, uno andato di moda, sia pur per pochi giorni, nel dibattito politico di questo travagliato Paese: “Chiuso il circolo delle idee, resta chiuso il circolo della ricchezza“.

Si avvicinano al galoppo tempi tragici (avete idea di quanti danni collaterali nella salute dei nostri compatrioti colpiti dal virus si stanno radicando a causa dei microtrombi e ai danni celebrali?) e per non farsi travolgere da questa carica di cavalleria mortifera dobbiamo rimettere, ad ore, in comunicazione il mondo delle idee con quello del fare.

Vorrei ad esempio sapere se ci sono soldi per chi avesse idee su affrontare la complessità in divenire e su cosa non far accadere intorno alla ricostruzione ventilata?

Soprattutto non consentire (anche con fermezza se non sana aggressività) che il mondo che vagheggia di saper ricostruire e produrre “materiali” rimanga separato dal mondo delle idee. Finché i praticoni (e i malfattori) opereranno coscientemente per tenere separati questi mondi, la cultura, scienza di sintesi del dire e del fare, rimarrà confinata in fondo all’agenda del Governo. Questo o quello. In fondo la cultura e il pensiero transdisciplianare o, addirittura, fuori dall’agenda.

Investire quindi nella “cura della mente” (spero di farmi capire in materia difficilissima) dei nostri compatrioti non è un lusso ma la condizione per non rimanere schiacciati dall’azione sinergica dei criminali abituali (dentro e fuori i palazzi della politica) e i politici, figli naturali dei drogati delle telenovelas che, nel frattempo, cresciutelli, hanno avuto le telenovelas che volevano. Quello, ad esempio, appena conclusosi è stato un referendum tra i più ingannevoli che si potessero indire. Sarebbe dovuto essere un Referendum Morale (così l’avrebbe chiamato l’ormai rimosso da tutti Umberto Eco) a cui nessuno aveva diritto di sottrarsi. Invece, hanno votato meno della metà degli aventi il sacro diritto ed è finita come è finita. Dopo nessun dibattito degno di tale nome, i peggiori si sono salvati in corner ed ora sono liberi, complice la pandemia, di lavorare per l’instaurazione di un regime (e vedrete che non sarà tanto democratico anche nelle forme “repressive”) “protetto” nella sua fase di primo radicamento e di consolidamento dall’uso clientelare dei fiumi di denaro che si ipotizzano in arrivo.

 

Vi meravigliate delle prebende pattuite con Tridico? Ma cosa altro sanno fare, secondo voi, se non accordarsi su “che c’è per me?” Nell’INPS così come su chi deve assumere l’onore e l’onere di guidare i Servizi Segreti. Per questo e solo per questo si scazzano per andare a guidarli! Stipendi fantasmagorici invece di progetti condivisi. A nomine fatte e a magagne scoperte mai che si trovasse tra le carte di Stato un cazzo di documento stilato dal candidato poi piazzato in cui lo stesso dica (e si impegni) “farò così, farò colà”. Si trova traccia solo di “…se ci sto, se mettere me a guidare l’INPS (o altro), me dovete da dà, pà pà pà (citazione crozziana), questi sorrrdi (la crana). E in questi tempi. Per il resto, tranquilli, ci penso io a voi. Oggi o domani, se si mette male”.

Nessuna mano sulla coscienza quindi, nessuno sforzo creativo per trovare soluzione ai problemi che vengono affidati, nessuna assunzione di responsabilità ma semplicemente borsellini (anche elettronici) da gonfiare. Di che vi meravigliate: siamo passati da mister 25 culi il competente Antonio Mastrapasqua, al campione d’Europa di salto in raddoppio (e più) Pasquale Tridico. Ma il risultato non cambia: sperequazione, sperequazione, sperequazione.

Oreste Grani/Leo Rugens