Caccia al tesoro

Un paio di settimane fa abbiamo letto di una formidabile inchiesta inerente il riciclaggio di miliardi e miliardi nelle banche europee e americane.

L’Espresso, singolare coincidenza, evidenziava che nella rete dei giornalisti erano caduti Mukhtar Ablyazov e Alma Shalabayeva, il primo operante dalla Francia con decine di società offshore movimentando centinaia di milioni di dollari, la seconda bonificata su un conto Unicredit da un signore che lavora per il Presidente Trump.

Oggi leggiamo che i francesi “scoprono” che Ablyazov si è appropriato indebitamente di 7,5 miliardi di dollari e si apprestano a processarlo.

Il caso non esiste.

Ora, mentre i francesi si apprestano a spremere un altro po’ di denaro al nostro scacchista, a Perugia va avanti il processo a sei funzionari di polizia più una giudice, coinvolti nell’espulsione di Shalabayeva e di sua figlia.

Non so che cosa l’Italia abbia guadagnato da questa videnda né mi interessa, constato che mentre a Parigi spremono Ablyazov e tengono sotto scacco Nazarbayev, qui assistiamo a un processo.

Mentre cerco di spostare l’attenzione sulla responsabilità di Alfano Angelino, la Polizia di Stato si sente ingiustamente portata al banco degli imputati (o ingiustamente chiamata in causa dal sottoscritto), mentre, lo ribadisco, gode del mio totale rispetto, ci mancherebbe altro.

Veri falsi autentici che siano i passaporti centrafricani di Shalabayeva, la pletora di cialtroni che ho visto aggirarsi intorno alla questione Ablyazov, quella sì merita di essere attenzionata, non è mai troppo tardi.

Purtroppo Di Battista, tutto preso dalla sua scuola di reportage, o Di Stefano hanno altro da fare, mentre al Copasir, dove c’è gente davvero inquietante, ci si trastulla sui cinesi a Taranto (un bel problema non c’è dubbio) e qui, qualcuno ricorderà che avevo azzeccato la previsione quando dissi che se Conte rompeva con gli indiani voleva dire che nel cilindro aveva infilato il coniglio rosso.

Per concludere, vi ringrazio per la cortese attenzione, ribadendo che la Polizia di Stato non meritava di fare una figura del genere e che sul banco degli imputati ci dovrebbero essere politici (inclusi i 5 dei 5 stelle volati ad Almaty a fare non si sa che), uomini dell’ENI e qualche improvvisato console onorario. Il resto taccio per amor di Patria.

Alberto Massari