Io non ci sto perché a pagare per il caso Shalabayeva sia la Polizia di Stato

La famiglia Ablyazov

Caso Shalabayeva: condannati tutti gli imputati, a Cortese e Improta 5 anni
Per ex capo mobile e dirigente ufficio immigrazione interdizione perpetua da pubblici uffici, riconosciuto sequestro di persona
Perugia, 14 ott. (Adnkronos) (dall’inviata Assunta Cassiano)
(Asc/Adnkronos)
Condannati tutti gli imputati nel processo per la vicenda dell’espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia avvenuta nel 2013. La sentenza dei giudici del Tribunale di Perugia e’ arrivata dopo otte ore di camera di consiglio. Alla lettura del dispositivo erano presenti in aula tutti gli imputati tra cui l’ex capo della Squadra Mobile di Roma e attuale questore di Palermo Renato Cortese e l’ex capo dell’ufficio immigrazione e ora al vertice della Polfer Maurizio Improta.
I giudici hanno condannato Renato Cortese, Maurizio Improta, e i due poliziotti Francesco Stampacchia, Luca Armeni a una pena di cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dei pubblici uffici. Il giudice di pace Stefania Lavore è stata condannata invece alla pena di due anni e sei mesi di reclusione. Gli altri poliziotti, Stefano Leoni e’ stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione mentre Vincenzo Tramma a quattro anni. Tutti gli imputati, ad eccezione del giudice di pace, sono stati condannati per sequestro di persona. Riconosciuti inoltre dai giudici anche diversi episodi di falso. Le condanne inflitte sono state superiori a quelle richieste da pubblico ministero nella requisitoria del 23 settembre.

Una delle vicende politiche più complesse dell’ultimo quindicennio, ovvero lo scontro tra Nazarbayev e Ablyazov per il controllo del paese più importante del mondo, il Kazakhstan, non può e non deve risolversi per il nostro Paese nell’accusa di sequestro di persona imputato a dei servitori dello Stato. Non mi permetto di entrare nel merito giudiziario della vicenda né tantomeno sulla storia professionale dei poliziotti coinvolti – è un loro collega del resto ad avermi per primo segnalato la notizia – bensì denunciare ancora una volta il coinvolgimento dell’unico vero responsabile della “extraordinary rendition” di Alma Shalabayeva e della figlia Alua: Angelino Alfano, all’epoca Ministro dell’Interno che a sua insaputa lasciava che S.E. l’Ambasciatore Andrian Yelemessov scorrazzasse per il Viminale. Ovvio che un genio qual è Alfano non è l’unico italiano di livello coinvolto nella vicenda, mi limito a lui essendo all’epoca il capo formale degli uomini condannati in primo grado per sequestro di persona.

Umanamente mi sento ancor più vicino a questi uomini che non hanno saputo/potuto dire di no – questione impervia quando si ha a che fare con catene di comando di tipo militare – pensando a ciò che un altro loro collega mi ha fatto notare, ovvero che lo Stato mette a loro disposizione ben 2.500 euro a testa per pagare gli avvocati, quando un processo del genere arriverà a costarne parecchie decine di migliaia, a testa.

Ebbene, non solo mi sento vicino ma mi sento anche offeso in quanto cittadino, dal momento che, pagando le tasse, pretendo che lo Stato non solo protegga quelli come me, bensì protegga i propri funzionari, anche da se stessi.

Aggiungo l’indignazione che provo al pensiero che i rappresentanti del Movimento 5 Stelle se ne freghino bellamente della vicenda, dimostrando una incapacità e una incoerenza degna degli imbecilli.

Se penso all’entusiasmo di quella sera del 2013 quando la piazza San Giovanni rigurgitava di gente e anche di funzionari di polizia che speravano nel cambiamento e al tradimento che è stato operato, mi chiedo cosa avverrà quando non avrete più l’immunità parlamentare a proteggervi.

Alberto Massari