Aumentata e prolungata (alcuni anni?) trasmissione del virus tra la popolazione mondiale

E se ci trovassimo di fronte ad una “pandemia” che verrà ricordata come la prima “degna” di questo nome, relegando quella “Asiatica” (russa) del 1889-1890 (con i suoi a mala pena un milione di morti), la più famosa Spagnola 1918-1920, con viceversa ben 40 milioni di morti, per passare a quella che ho beccato anch’io del 1957-1958 denominata Asiatica e che non arrivò ad un milione e mezzo di morti, per “accontentarsi” di 0.75-1 milione di morti causati dall’Influenza Hong Kong del 1968-1969, a scaramucce tra il mondo infinitesimale dei virus e i più prestanti umani? 

Se ci trovassimo di fronte alla prima vera e propria pandemia dell’era moderna mi aspetterei, nel corso dello scontro (potrebbe durare anni), un tasso di infezione molto alto. Direi che potrebbe assestarsi intorno al 50/60 % dell’intera popolazione del pianeta!!! Boom!!! Ho scritto tassi di infezione e non “tassi di mortalità” che potrebbero essere decisamente più contenuti. Direi 3/4 per cento sui 3,5 miliardi di umani che in qualche modo saranno infettati. Vuol dire, sempre a spanne, oltre 100 milioni di vittime. Più i postumi su miliardi di signore e signori. Ari – Boom!!! Tanto tutti i giorni devo sentire sparare cazzate in tv (finita, ripartita, domata, in esplosione) per cui mi prendo la libertà di buttare là le mie di previsioni catastrofiche. Comunque le mie cifre tengono conto di un’umanità che pagherà il prezzo a seconda di dove vive e di quali sono le condizioni a cui si è giunti per quanta riguarda le difese immunitarie, considerate a macchia di leopardo. Una vera pandemia (e quella in essere mi sembra che potrebbe esserlo) è causata da un virus molto diverso da quelli che i sistemi immunitari (varie zone, varie capacità difensive) hanno già conosciuto. Per capirsi quando gli spagnoli arrivano nelle americhe nessun autoctono aveva difese e fu strage.

Il virus è sbarcato dalle “nostre parti” e difficilmente sapremo resistergli perché siamo male addestrati e inquinati proprio dai prodotti rifilatici da quello stesso mondo farmacologico che dovrebbe proteggerci. Dal passato (in attesa del vaccino salvifico che, come avete visto, slitta a non si sa quando) ci viene l’indicazione di fare quel poco che si è potuto fare e che ha avuto alcuni capisaldi per sopravvivere: le misure personali quali un auto-isolamento non appena l’individuo ha addirittura solo la percezione dei primi sintomi dela malattia; l’uso delle mascherine protettive (o forme analoghe) e un’accurata e regolare pulizia delle mani (quando si poteva fare).  Altro non c’era e per ora non c’è e, sentite a me, tranne che per pochi privilegiati, ancora così sarà. 

Ci sarebbe quindi il distanziamento sociale che nell’era contemporanea vorrebbe dire la drastica riduzione (tendente a zero) degli incontri e delle riunioni, delle discoteche, degli stadi e metto tutto in un solo calderone. E mentre si attuano queste elementari disposizioni, si dovrà sviluppare attività utili ad identificare la trasformazione dell’organizzazione del lavoro e delle modalità con cui non si dovrà far collassare la società e il modello economico reso obsoleto dall’attacco pandemico. Maledico di non saper scrivere in modo adeguato a tale complessità di fase e di transizione “ad altro” perché vorrei potervi comunicare che “ad altro” dovremmo prepararci e non ad aspettare la restaurazione di ciò che è sempre stato. Invece, quando sento parlare chi ha l’onere di governarci o i loro reggicoda, vedo gente che pensa che debba banalmente passare la nottata per riprendere il percorso che ci ha portato a tale crudele impreparazione. Loro ci hanno portato dove siamo e loro pretendono di governare la transizione ad altro. 

Poi ci sono i mezzi di trasporto e qui casca l’asino perché quello che sta succedendo a Milano (faccio l’esempio) l’ho visto rappresentato anticipatamente quindici giorni addietro quando mi ci sono dovuto recare. La verità che non si doveva uscire, tranne pochissime e selezionate eccezioni, dall’auto-isolamento e dal conseguente distanziamento sociale. Punto. Per quanto tempo? Ma io non sono qualificato per redigere calendari e fare queste impegnative previsioni. Al massimo faccio il pensionato, tanto è vero che usufruisco della Carta Acquisti. A Pierpaolo Sileri, Vincenzo Spadafora, Alberto Zangrillo, Angelino Alfano (c’è anche lui nelle retrovie), Domenico Arcuri, Dino Giarrusso e i troppi personaggetti piazzati a dirigere il traffico, il compito di trattarvi come bambini e raccontarvi cazzate su cazzate. A tal proposito e intendendo perché qualcuno ha reclutato e selezionato un chirurgo del retto e un maldestro affarista di Stato per metterli sul ponte di comando, un giorno sapremo (ma potrebbe essere troppo tardi) a che fine recondito tali scelte sono avvenute.  E perché non ci si arrivi (come spesso accade) troppo tardi, ho deciso, mentre provo a non beccarmi il COVID 19, mantenendo le distanze sociali entrando in una sorta di auto-isolamento, di pormi domande su cosa è successo nel mio Paese a partire dalle ore in cui ha cominciato ad operare il Comitato Tecnico Scientifico. Redigendo verbali. 

Oreste Grani/Leo Rugens  

P.S.

Massimo Zuppini dove sei? Se esisti, per amore di Patria, batti un colpo. Chiuderò un occhio (non due) sul fatto che per mesi, pur essendo ormai indicizzato al 1° posto in Google a proposito di quanto già sapevi e prevedevi sin dal 2009, nella tua duplice feste di Vice Presidente del Centro Studi ItalSForum e di dirigente della GlaxoSmithKline SPA, fai lo gnorri.