“La linea più breve fra due punti… è il gruviera” – Marco Dotti

Solo per chi è senza speranza c’è data la speranza;

dedicato a tutti i malati di Covid, ai loro famigliari che non li possono accompagnare e al personale medico e paramedico caduto sul campo.

“Compagno [OMISSIS] ciao, hai sentito del libro che ha scritto Speranza [il ministro]?”

“Perché, sa scrivere? È uno che non ha mai lavorato un giorno della sua vita [OMISSIS] è uno di quelli che ha rovinato la Basilicata, è uno che ubbidisce a D’Alema e Bersani”

Che D’Alema si occupi di sanità lo sanno tutti e che lo faccia con la sua “Sanità di Frontiera” che annovera Gianni Letta nell’advisory board oltre a Paolo Scaroni e che ha sede a Piazza Farnese 44 dove si trova anche Italianieuropei altrettanto. Non ci sorprende nemmeno che si chiacchieri di suoi rapporti con Casaleggio Davide e del resto la nomina del suo pupo Speranza ne è la riporova.

Prima di lasciarvi alla definitiva recensione di Marco Dotti del misterioso libro annunciato e ritirato Perché guariremo, Feltrinelli editore – Giangiacomo si starà rivoltando nella tomba – dello Speranza, vi delizierò con un articoletto che definire leccata di suole è davvero poco. Prima però notate come l’Obolo di S. Pietro, gestione Angelo Becciu, sostenesse D’Alema, che poveraccio ne ha proprio bisogno.

Ecco chi è Roberto Speranza
Dal movimento studentesco al Pd di Montecitorio
Poco più di trent’anni, padre, segretario regionale del Pd, bersaniano di ferro: il potentino di modi gentili e dalla scuola di partito
Ecco chi è Roberto Speranza
Dal movimento studentesco al Pd di Montecitorio
Roberto Speranza in un comizio a Matera (foto COSIMO MARTEMUCCI)
Classe 1979, potentino dai modi inglesi, in politica da sempre, fin dagli anni del liceo scientifico Galilei. «Sin da giovanissimo – dice di sè – ho sentito fortissima la necessità di dedicare parte della mia vita alla Politica. Questa è per me lo strumento più bello per costruire una realtà migliore».
Primo segretario regionale della Sinistra giovanile, ne è diventato presidente nazionale giovanissimo (è agli annali della città di Potenza la festa in suo onore in un locale del centro storico). Dice di aver creduto da subito nel progetto del Partito democratico, ne è diventato il segretario in basilicata nel 2009, dopo uan campagna pe rle primarie complciate, in cui gli si contrapponeva l’uscente segretario regionale della Margherita, Erminio Restaino. Ma prima era stato consigliere comunale diessino a Potenza, poi assessore all’Urbanistica della stessa città (incarico a cui ha rinunciato, nel periodo dell’elezione a segretario del Pd).
Di sé scrive sul sito aperto nel 2009: «Ho una grande passione per gli studi storici che ho coltivato, anche dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguendo un dottorato di ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea. Sono appassionato di vino e di buona cucina. Amo la Roma di Totti e le serate in giro con gli amici di una vita. Ho avuto la fortuna di poter vivere a Londra e Copenaghen e queste esperienze mi hanno dato tantissimo.Tuttavia ho deciso di tornare nella Basilicata che amo, con la forza umile della sua gente, le bellezze e le asprezze del suo territorio.»
Potentino di Santa Croce, il quartiere dove vive quando è in città con la compagna e il figlio di pochi mesi. Amato molto dalla politica romana, dalemiano di ferro, braccio destro di Bersani (a cui ha curato da coordinatore la campagna per le primarie), in Basilicata sconta il ruolo di mediazione in un partito che ha affrontato crisi profonde in pochissimo tempo. Considerato troppo morbido nella comunicazione esterna e della vecchia scuola di partito – quella dalle decisioni prese troppo lontano dai riflettori – è unanimemente considerato un ragazzo di grande intelligenza, colto, preparato, dai modi gentili.
Tra i suoi detrattori, molti ricordano quella volta che in una trasmissione di Michele Santoro il vignettista Vauro, dopo averlo ascoltato in un intervento, lo apostrofò come «il giovane vecchio».
Durante la campagna per le primarie del 2009 inseguiva  un «nuovo patto di cui c’è bisogno, tra generi e generazioni, aperto, ampio», quello con cui cambiare il “modello” di sviluppo per la Basilicata, per una «nuova stagione della politica, con più governo e meno gestione del potere».
Già all’epoca doveva mediare. Le frizioni lucane tra ex Ds ed ex Dl in area bersaniana erano profonde: «È una chiave 
di lettura sbagliata – diceva – Il segretario provinciale Petrone, o l’esponente dell’area Bindi, Russillo, non stanno con me come “area Margherita”, ma perchè condividono un progetto. E poi, non ci sono due partiti, ma dirigenti e militanti che hanno una stessa idea del Paese. Può cambiare la declinazione, ma non possono esserci margini per un conflitto. Non mi interessa la conta interna al Pd».
Nel programma metteva «la connessione, che è di infrastrutture e di reti digitali e difesa del lavoro come tratto di cittadinanza fondamentale». Ma non è (ancora) un frequentato abituale del digitale. 
martedì 19 marzo 2013 17:22

Non vi inganni il tono semiserio perché le decine di migliaia di connazionali morti non le dimenticherò e siccome so aspettare come un luccio sul fondo dello stagno, prima o poi accadrà.

Finalmente, se siete sopravvissuti, vi lascio alla parte grassa del post, ringraziando Marco Dotti per la fatica e la temerarietà dimostrata nell’affrontare un testo così arduo.

Alberto Massari

infosec.news
Lo “strano caso” del libro del Ministro della salute Speranza
Marco DOTTI
5-7 minuti

Viviamo tutti «in una rete di arabeschi» con conseguenze non sempre chiare, non a tutti evidenti. Perché il salto dall’arabesco allo scarabocchio, dall’intrico barocco all’entropia – ahinoi – è davvero breve. 

Prendiamo il caso del libro del Ministro della Salute Roberto Speranza: scritto, editato, pubblicato, annunciato e mandato in libreria dall’editore Feltrinelli, che possiede anche il principale polo italiano di distribuzione libraria. Un bel arabesco, verrebbe da dire. Vediamo perché. 
Sul Fogliodi venerdì 23 ottobre, Simonetta Schiandivasci lo definisce «uno strano caso». Perché quel libro, in libreria, non sarebbe mai arrivato. 
Annunciata per giovedì 22 ottobre l’uscita della fatica editoriale del Ministro Speranza sarebbe stata rinviata sine die. 
Non fossimo nel mezzo di una crisi pandemica (o endemica, fate voi) la si direbbe una tipica operazione di cliffhanger marketing.  E ne avrebbe tutti i connotati, a partire dalle informazioni “arabescate” di aggancio dell’utente (hooked) per suscitare il desiderio (trigger) di acquisto:
«Il libro è stato sospeso, non era il caso di farlo uscire con quest’altra catastrofe incombente, già che poi il ministro non era mai stato troppo convinto di scriverlo», dichiarano (anzi: “sussurrano”) dall’ufficio stampa dell’editore
Il “non troppo convinto” Ministro Speranza, invece, dichiara di aver sospeso l’uscita «perché mi manca il tempo per le presentazioni»
Sarà, ma allora perché scriverlo e scriverlo non da privato cittadino, ma proprio da Ministro?
È pur sempre l’abito a fare il monaco, non viceversa. Da un vitello puoi trarre molte bistecche, ma da molte bistecche non tornerai mai a un vitello, insegnava il grande Jurij M. Lotman, uno sull’infosfera la sapeva lunga.
Inoltre, una volta passati dalle buone intenzioni (il vitello di Lotman) al concreto di un libro (le correlative bistecche) non è più una questione privata, ma pubblica: perché privare i cittadini di una fonte, si voglia o no, importante di conoscenza e consapevolezza sull’operare di chi li governa? 
Forse per ragioni di sicurezza? Chissà quali informazioni, notizie, imprese improvvisamente diventate sensibili conterrà… Curiosità a mille. 
Eppure… eppure quel libro si trova. Sveliamo il segreto: basta cercarlo, come la lettera rubata di E. A. Poe, nel luogo più scontato, una libreria! 
Sapendo che ogni arabesco è, per definizione, una rete bucata, ci siamo rivolti così alla più semplice e alla più breve delle vie tra un punto e l’altro: la linea retta.  
Sabato 24, due giorni dopo la data che avrebbe dovuto vedere in tutte le librerie il libro firmato dal Ministro e titolato Perché guariremo (sottotitolo: Dai giorni più duri a una nuova idea di salute, pagine 229. Quarta di copertina perentoria: «Crollano vecchie certezze, tutto può essere messo in discussione. Guarire si può, cambiare si deve») siamo banalmente usciti dalla bolla dei comunicati stampa e dei commenti de relato e siamo andati in libreria…. D’altronde – altro gran segreto – è lì che i libri si trovano: non nei comunicati stampa o nei sussurri dei relativi corridoi.

Boom! Sorpresa. «That’s supply chain, baby», direbbe un protagonista di Madmen.
Il libro del Ministro Speranza è presente, esposto, acquistabile… in una bella, affollata e colorata libreria. Detto, fatto: con quindici euro, lo abbiamo semplicemente acquistato.  
E letto. Delusione: nessun dato sensibile, niente. Nessun elemento critico. Zero.
Il Ministro ha vergato un diario pieno di belle intenzioni. Il termine più ricorrente è “io”, ma trattandosi di un diario è inevitabile, si dirà. Poi ci sono i “tu”: solitamente colleghi di Governo a cui il Ministro tributa meriti e distribuisce virtù. Tutto al posto giusto, insomma. Tutto nei cardini: è solo il nostro tempo che è out of joint. Il Ministro deve essersene accorto in zona Cesarini. Ma l’arbitro aveva già fischiato la fine dei giochi. 
«Non ci sono dubbi: guariremo», scrive il Ministro Speranza a pagina 14 del suo libro. Dopo questa variante dell’«andrà tutto bene», a pagina 100 lo stesso Ministro ci spiega il suo uso dei media: «Le mie non frequenti apparizioni mediatiche si svolgono sempre con lo stesso formato, da solo, collegato dal ministero tra un impegno e l’altro. (…) In questi mesi tutti parlano tanto: scienziati, presidenti di Regione, politici, opinionisti. Ma io credo che chi è al governo debba comunicare attraverso ciò che fa, non cinguettando sui social. (…) Prima si fanno le cose e poi si parla, e in un’emergenza come quella costituita da una pandemia di cose da fare ce ne sono così tante che per parlare manca proprio il tempo». 
Se vogliamo capire cos’è una rete e come si buca una rete, prima ancora di affidarci a teorie necessariamente complicate, possiamo partire da qui. Da questo libro sintomatico, che ci dicevano “sparito dalle librerie”, ma che un lettore comune come il sottoscritto, non particolarmente attento alle fatiche editoriali dei Ministri ha banalmente acquistato in una normale libreria. 
Morale della storia: Flaiano si sbagliava. La linea più breve tra due punti non è la retta. Non è neppure l’arabesco: è il gruviera.