Siete sempre convinti che – in Calabria – si debba votare il 14 febbraio p.v.?

 

Qualcuno, a cominciare da Nino Spirlì (lui dice che è il Governo di Roma, cioè Giuseppe Conte ad aver deciso), ha scelto che COVID o non COVID, pericoli di nuove ondate pandemiche o meno, in presenza di morti e feriti da “sanità pubblica”, di diritti politici di equità e di semplice buon senso conculcati/compressi/rimossi, il 14 febbraio 2021, si vada a votare in Calabria. Suona male (e insospettisce visti gli interessi in gioco) questa determinazione a far svolgere il rito democratico quanto prima possibile (dei sessanta giorni previsti dalla legge si è scelto il primo!!!) e nelle peggiori condizioni possibili di confronto e di “libera scelta”. “Peggiori condizioni” se non per chi, evidentemente soddisfatto di come, per fare un esempio calzante e contemporaneo, è andata fino ad oggi la sanità in Calabria, o il contrasto alla criminalità, o le condizioni drammatiche di lavoro, vuole evitare che nuove formazioni politiche sorte spontaneamente nell’ambito del grande fermento civile e culturale che anche in Calabria sta prendendo forma, abbiano il tempo di adempiere (con il COVID giallo, arancione o rosso che sia) alle procedure di legge (raccolta di firme, confronto politico con i cittadini sui programmi, mobilità dei promotori tra comune e comune) e all’organizzazione del loro sacrosanto diritto di organizzarsi. L’oligarchia partitocratica (spesso avvinta alla criminalità massonico-mafiosa) evidentemente non vuole consentire a nessuno di avere il ragionevole tempo per reagire al fine di realizzare il sogno improcrastinabile di ricomporre un equilibrio sociale fondato su un’equa, trasparente, regolamentata distinzione fra governanti e governati. Oggi in Calabria qualcuno vuole che a nulla servano i fermenti di nuovi motivi ideali, sociali, di interessi concreti che la fase accesasi anche dopo la morte, prevedibile e prevista, di Jole Santelli, ha messo in evidenza. 

Senza parlare di cosa, di ora in ora, emerge intorno a quanto, sfrontatamente, è accaduto, nelle passate elezioni (Domenico Tallini è stato per questo arrestato), in termini di voto di scambio politico-mafioso. I calabresi e soprattutto quelli che non avevano avuto stomaco e mente di andare a votare, cioè il 56% degli aventi diritto (!!!!!) hanno necessità di una pausa di riflessione e non di pochi giorni. La situazione è gravissima (spero che nessuna persona libera voglia negarlo) e costringere, in piena pandemia ed emergenza, gli aventi diritto a votare nuovamente, sembra avere il solo obiettivo di fare in modo che nulla cambi: i clientes e i servi aggiogati andranno a votare e “su di loro” si faranno i conti (gli altri, astenendosi, verrebbero depennati) spartendosi la torta fra maggioranza e minoranza, realtà spesso artatamente costruite a tavolino e nel segreto delle logge, come molti momenti investigativi e giudiziari ormai testimoniano. 

Mi risulta che di questo disagio (e pericolo incombente!) sia stato opportunamente e in via epistolare informato il Presidente della Repubblica perché, garante supremo della Costituzione, solleciti decisioni a che agli elettori calabresi (tutti e non solo alcuni “cammellati”) si consenta un tempo congruo di riflessione e, qualora lo volessero, di organizzazione, a prescindere da chi, senza troppo onore, ha in passato fatto scempio degli interessi di questa regione d’Italia. 

Perché, anche in questa occasione va ricordato, con decisione e senza timori reverenziali, la Calabria è in Italia e non va considerata un isola senza legalità. Legalità sostanziale e non solo, quando fa comodo, formale: il 14 febbraio la legge “consente” di votare e il 14 febbraio si vota, secondo Spirlì, con l’accento sulla ì. Decidendo così senza alcuna prudenza sanitaria, buon senso ed equità. Sarebbe un brutto modo di ribadire l’intreccio “potere e morte” che fino ad oggi, da troppi anni, ha marchiato a fuoco la Calabria. 

Leggo (e vi riporto a seguire il loro pensiero espresso con civiltà e fermezza) che anche alcuni intelligenti e coraggiosi sindaci del cosentino la pensano come questo marginale e ininfluente blog.

Non credo che a fronte di argomentazioni tanto serie e responsabili si possa consentire ad alcuni prepotenti (è plateale che si sta concedendo per motivi forse inconfessabili ai “gattopardi” calabresi di agire perché “nulla cambi“, rubando l’ispirazione al romanzo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa) di costringere i calabresi onesti a non andare a votare elevando la percentuale degli astenuti dal 56% a quel fatidico 60% (?) che sputtanerebbe qualunque consultazione democratica. 

Comunque, come nostra impostazione mentale, fidiamo nel buon senso e nell’integrità morale del Presidente Sergio Mattarella a cui alcuni cittadini calabresi e parlamentari si sono rivolti per denunciare la gravissima ipotesi.   

Oreste Grani/Leo Rugens