Nicola Molteni si è subito scatenato: pistole elettriche a go-go

Nicola Molteni: per capire bene chi sia questo membro del Governo Draghi, vado, montando a bordo della mia speciale Macchina del Tempo, a rileggere/ascoltare quanto di lui pensava, nel lontano 14 maggio 2013, il suo compagno di avventura politica in Lega Nord, Giorgio Masocco. In quel di Cantù. Mi piace fare così, cioè dare un qualche valore di giudizio a chi, in teoria, lo dovrebbe conoscere bene. 

Capisco gelosie e invidie e faccio pertanto la tara ma sul fatto che sin dal 2013 questo Nicola Molteni (sia pure formalmente leghista) venisse considerato, in realtà, un berlusconiano di ferro, è cosa da non sottovalutare.   

Inoltre, a quanto si capisce, odia come pochi quei disgraziati che, fuggendo dall’Africa, “provano a venire anche a nuoto” in Europa. 

È uno xenofobo e non fa nulla per nasconderlo? 

Non mi vorrei trovare nei panni di Mario Draghi che vedrà ogni giorno aumentare il discredito internazionale per questa classe dirigente che comunque, in un modo o in un altro, si è scelto. 

La compagine che dovrà guidare è infatti piena di tipi alla Molteni. Il sottosegretario non appena è arrivato al Viminale ha cominciato ad evocare soluzioni tecnologiche (dare il via libera a “scariche elettriche“) per risolvere problemi viceversa di natura ad altissima complessità politico-culturale. 

Il guaio, Professor Draghi, ormai è combinato e possiamo solo pregare laicamente per lei

Lo so che quella sera (qualche giorno addietro), tornando a casa, stanco e amareggiato per quello che aveva visto e in parte già subito, mentre taciturno era a tavola con sua moglie a provare ad assumere uno “stupido” passato di carote e patate (forse è andata proprio così e non solo nella fantasia di Leo), la signora, senza pietà, le ha sibilato: “Te lo avevo detto!”.  Frase che ha determinando il suo crollo psicologico, per cui la mattina dopo ha dato via libera, senza lottare, a quella schiera di mezze seghe che ora sono i suoi sottosegretari. 

Schiera infarcita anche di qualche mascalzone. Pochissime eccezioni che non la salveranno dal giudizio che potrebbe cominciare a serpeggiare tra i suoi colleghi banchieri di un tempo: ma il Mario com’è che si è scelto tante mezze calzette? Qualcuno lo dirà in francese, altri in tedesco, altri ancora in inglese. Ma, senta a me, lo diranno. 

E lei scoprirà che doveva dare ragione a sua moglie. Non sto scrivendo che non doveva accettare l’incarico ma che non doveva sottovalutare il tema dei temi: reclutamento e selezione del “personale” in base a criteri meritocratici. Cioè di sicurezza, come avrebbe detto Roger Abravanel. Si capisce che, viceversa, a un certo punto, ha mollato la presa. Debolezza che potrebbe (un po’ più di potrebbe) esserle fatale. A lei e, soprattutto, all’Italia.

Sperando di sbagliarmi e che gente come Nicola Molteni non siano macine al collo.

Oreste Grani/Leo Rugens