Lorenzo Guerini forever?

Lorenzo Guerini, prima di essere stato renziano (o altro di difficile definizione in quanto in divenire), è stato democristiano con forti simpatie andreottiane. Così si dice. Direte che sono la stessa posizione politica (renziano e democristiano) e culturale (almeno di una certa degenerata DC esistendone viceversa altre e di altro segno e spessore) per cui il Guerini da Lodi è un persona di coerenza certa: ha scelto di diventare democristiano quando milioni di persone perbene si allontanavano dalla DC, disgustate da quanto emergeva (corruzione e affarismo dilagante, collusione con quegli ambienti mafiosi affollati di assassini di tanti, tantissimi onesti servitori dello Stato) al di là di ogni possibile immaginazione. Guerini è stato democristiano quando la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta sceglievano di far votare DC per farsi i fatti propri. Per intendersi Guerini diventa democristiano quando ci voleva uno stomaco di ferro per digerire la degenerazione di quell’ambiente politico un tempo frequentato perfino dal prete Luigi Sturzo

A Guerini, vediamo di non dimenticarlo mai, piacque (il signor ministro è del 1966 e quindi non era certo ragazzino quando ha scelto consapevolmente quella compagnia ed era inoltre cresciuto in ambiente familiare politicizzato tanto che il padre, mi sembra, fosse perfino finanziatore del PCI di Lodi) il groviglio bituminoso determinato da mancanza di valori etico-morali e da una spesa pubblica dissestata, resa ancora più opaca da una corruzione strutturale, gestita in buona parte, come poi si vedrà negli anni, in accordo spartitorio con il crimine organizzato. A Lorenzo Querini piaceva questo schifo e se lo è scelto in piena consapevolezza. Quando lo osserviamo oggi, ormai potentissimo ministro della Difesa e legato a doppio filo con alcuni ambienti dei servizi, evitiamo di rimuovere il dettaglio che il suo modello di ministro insediato a Via XX Settembre, a Palazzo Baracchini, per sette volte in quel dicastero, era il Divo Giulio. Evitiamo di dimenticare che il profilo di politico, Andreotti appunto, che lo aveva attratto nella DC era il referente di Licio Gelli o di Michele Sindona che, a sua volta, condivideva di Andreotti la strategia politica, la connivenza con le mafie, l’ostilità/odio per Aldo Moro

Scrivo questo per non rimuovere il retroterra culturale in cui si è formato Guerini che, temo che sia un aggravante, mentre faceva queste scelte politiche inquietanti, come professione ambiva di fare l’assicuratore. Che sarebbe come dire meno nella scala di affidabilità radicata nell’immaginario collettivo, il rivenditore di auto usate. Con il dovuto rispetto a questa categoria di onesti “commercianti” che spero non si offendano. 

Oggi mi andava di rievocare quei primi anni ’90, stagione che inizia con la morte di Falcone e Borsellino e tanti altri, pensando a Guerini, alla sua giovinezza politica, al fatto che oggi coordina le Forze Armate. Direte che Todo Cambia. Mi andava di ricordare da che parte ci si schierava quando si sceglieva Giulio Andreotti/Vittorio Sbardella/Paolo Cirino Pomicino piuttosto che Mario Segni. Forse, ad assoluzione del signor ministro, se ci fosse un giornalista coraggioso e pronto ad intervistarlo sul tema, potremmo scoprire che Lorenzo Guerini era attivista del Movimento per i Referendum e che le mie insinuazioni sono non solo campate in aria, ma tipiche di un vecchio saccente in realtà rincoglionito. Pronto a scusarmi se così fosse. 

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Deve essere questa storia disgustosa che si delinea a proposito della “consulenza culturale” di Matteo Renzi al mandante dello squartamento del giornalista Jamal Khashoggi che mi spinge a ricordare chi ancora, dopo decenni, si aggira nei luoghi del potere decisionale di quel che avanza della nostra sfinita Italietta. E Guerini, scelto per sostituire (con la complicità pentastellata sostanziata da Luigi Di Maio, Angelo Tofalo, Vito Crimi) la poco malleabile Elisabetta Trenta, è uno di cui si può dire, senza ombra di dubbio alcuno, che ancora si aggira.