Vedrete che, arrestato il fondatore di CEPU, il rizoma con la Link Campus University si troverà

Come forse già sapete, amici lettori, è stato arrestato quel genio di Francesco Polidori, ideatore e fondatore della CEPU

Nella nostra semplicità, marginalità e capacità iettatoria, il 30 luglio 2020, in piena euforia per la fine (si fa per dire ovviamente) della pandemia (folli e criminali elezioni da poco svolte, discoteche riaperte, spiagge ultra liberate), vi ricordavamo (e lo ricordavamo implicitamente ad Angelo Tofalo, esegeta della Link Campus University) chi fosse questo Polidori e a quali grovigli bituminosi fosse riconducibile. Vediamo se verrà assolto da tutte le imputazioni. O, viceversa, se, passo dopo passo, si riusciranno a capire le relazioni tra CEPU e LINK. Che potrebbero esistere e non solo nel business. 

Comunque questa sera non siamo solo soddisfatti perché alcune donne intelligenti che frequentiamo (una la amiamo anche) stanno avendo ogni giorno di più gli attestati di stima che si meritano ma perché alcuni nodi “giudiziari” stanno venendo al pettine. 

Buon futuro, donne mie, a partire da questo 8 marzo di resurrezione. 

Oreste Grani/Leo Rugens 


AL CAPEZZALE DELLA LINK CAMPUS UNIVERSITY ACCORRONO GLI ZOMBI

Per definire che razza di cloaca amministrativa e geopolitica sia stata ed è Link Campus University basta, da alcuni anni, un Grani. Nel caso specifico Oreste Grani, personaggio poco autorevole ma sufficiente per cantarle a Vincenzo Scotti e a tutti i suoi esegeti organizzati/aggrappati intorno ad Angelo Tofalo o a quello che di lui avanza.

Figurarsi se a descrivere in che guazzabuglio contabile si stanno ritrovando mondi affini con la Link quali quelli che, da sempre, ruotano intorno alla Cepu, ci si mette uno che si chiama Cinque-grani. Affido pertanto alla prosa puntuale (sbaglia solo quando indica come statunitense il maestro di tutti noi Cristopher Andrew che invece è nato in Inghilterra) di Andrea Cinquegrani la descrizione del groviglio bituminoso che lega questi mondi “universitari” che, avvinti, hanno la presunzione di porsi come luoghi di formazione strategica per assumere la guida dell’Italia nostra. In particolare la Link si descrive come centro didattico di quei fenomeni complessi che evolvono sotto la disciplina dell’intelligence.

Il pezzo che trovate a seguire è del 2016 e pertanto va letto come puntualizzazione di una situazione in cui gli investigatori non avevano ancora messo a fuoco la sparizione (perché è sparito) del professor Joseph Midsuf e soprattutto le truffe intorno ai processi formativi della Link. Quei corsi fantasma su cui ormai indaga la magistratura e su cui opera la GdF. Vediamo cosa si delinea “contabilmente” tra questi e quegli altri (Cepu+Link) non rimuovendo quali (non è cosa minore) i nomi dei politici bolliti che si aggrappano, riteniamo consapevolmente, a queste realtà sputtanate. Sempre in attesa un giorno di sapere di cosa si trattava quando si ipotizzava di affidare alle capacità formative di CEPU corsi per il personale del ministero della Difesa Libico per ben 15 milioni di euro. Ipotesi venuta meno dicono le carte del fallimento CEPU. Ma di che si trattava e a quali condizioni economiche, attira la curiosità di Leo Rugens? Chi aveva brigato per far attribuire un tale delicatissimo compito ad una accozzaglia di furbi “formatori” a distanza? Cose minori direte (15 milioni per questa gente sono spicci) ma su cui, quelli come noi, si fissano. Perché nei dettagli …

Oreste Grani/Leo Rugens

31 Marzo 2016

CEPU/VADO, FALLISCO E TORNO

di Andrea Cinquegrani

Il Cepu è morto. Viva il Cepu, più forte e più potente che mai. Proprio nel periodo pasquale – vera resurrezione – campeggiano nelle città, e soprattutto in prossimità degli atenei universitari “classici”, maxi cartelloni che inneggiano alle miracolose virtù taumaturgiche delle lauree veloci e sicure targate Cepu, rinnovando i fasti d’un tempo, anni ’90, quando grandi testimonial erano Bobo Vieri, allora bomber dell’Inter, e Antonio Di Pietro, al tempo super toga del pool milanese di Mani pulite. Appena un mese e mezzo fa, però, il Cepu è “fallito”, sul groppone una pesante sentenza della fallimentare di Roma. Come è possibile, ora, il miracolo stile Lazzaro? Per capirlo dobbiamo tuffarci tra carte e sentenze.

Nell’intricato gioco che ora comincia di scatole cinesi e paradisi fiscali, va precisato che a gettare la spugna, dopo la sentenza del 17 febbraio pronunciata dal tribunale di Roma, è il Cesd, acronimo del burocratico “Corsi editati schede e dispense”, che aveva ereditato il notissimo marchio Cepu, nonché i tanti altri della galassia che vi ruota intorno, come “Grandi Scuole” per il recupero di anni scolastici, l’università telematica e-Campus, CepuWeb impegnato in master di informatica, Gloschool a tutto lingue, Cepu International sul versante della formazione all’estero, Irregular CepuWeb per approfondire strategie di web marketing, la vecchia “Scuola Radio Elettra” di Torino, la “Scuola Test d’Ammissione” per i fan dell’odontoiatria, “Accademia del Volo Cepu” per gli aspiranti piloti, “Accademia del lusso” per i modaioli. Un agguerrito manipolo societario gestito da sigle spesso usa e getta, come è capitato agli esordi con la capocordata SCIL srl, che faceva riferimento alla “Pietro Polidori srl”, finita sotto una montagna di debiti milionari. Perde il pelo ma non il vizio, patron Francesco (figlio di Pietro e padre di Pietro junior), che ancor prima del fallimento della successiva Cesd aveva già pensato al futuro. Battendo due strade, da ottimo esperto di diritto commerciale e fallimentare: da un lato, infatti, ha fondato “Studium”, affidandone le sorti ai rampolli Pietro, appunto, e Martina, società alla quale è stata fittata tutta l’attività prima svolta da Cesd; e dall’altro ha messo in campo una agile sigla lussemburghese, “JMD International” che controllava la stessa Cesd e varie attività didattiche collegate (c’è stato anche il tempo di dar vita a Dama 2, una scatola vuota). “Un abile gioco – spiega un commercialista – per cercare di evitare responsabilità penali e separare in qualche modo la propria persona dai destini delle vecchie società un tempo controllate, caso mai affidandosi al Lussemburgo. Mentre la neonata Studium, che manda avanti ora tutto il maxi apparato, è immacolata come una viola mammola”.

Un vero disastro il bilancio Cesd 2014, che ha condotto al tracollo. Un rosso che sfiora i 60 milioni di euro, un indebitamento da 122 milioni (38 verso gli enti previdenziali, 36 verso

l’Erario, 24 verso i fornitori). La causa? Nel verbale d’assemblea si parla “mancati ricavi relativi a due contratti per un totale di 15 milioni di euro con il ministero della Difesa libico” (mistero), di “strategia commerciale che non ha generato il risultato atteso” (un po’ vago), di “crisi finanziaria delle famiglie” (vale per tutti i settori), di “svalutazione delle partecipazioni nelle controllate Ateneo Formass e Gc Campus” (routine per gli arcipelaghi societari). A fronte di ciò un “boom” di uscite: “costi esterni” che addirittura triplicano, passando da 31 a 90 milioni di euro (proprio mentre il fatturato scende di un terzo, da 91 a 63 milioni), con la chicca di un aereo preso in leasing per i voli presidenziali! Da notare che l’assemblea societaria si è svolta senza la presenza del revisore dei conti che con ogni probabilità sentendo puzza di bruciato si era dimesso nel frattempo; e con un patròn Polidori che in quella occasione agiva in rappresentanza di Jmd International. Un bel ginepraio.

La fallimentare di Roma ha respinto la richiesta, presentata a ottobre da Cesd, di concordato preventivo. “Faremo ricorso”, replica Polidori, che ha fatto capire di aspettarselo e di essersi nel frattempo già ben organizzato. “L’amministrazione straordinaria – precisa – non è stata accettata perchè i dipendenti quando abbiamo fatto la richiesta erano già passati a Studium, che va avanti tranquillamente con il suo lavoro, che procede in modo molto positivo”: scesa in campo proprio ad aprile 2015, Studium, dopo l’assemblea societaria che aveva sfornato quei dati da brivido. “La scorsa estate – raccontano al Cepu – i circa 200 dipendenti diretti sono stati collocati in contratto di solidarietà. Gli oltre 2000 collaboratori, che svolgono le mansioni di tutor per gli studenti, si sono visti congelare gli emolumenti di svariati mesi a cavallo tra 2014 e 2015, proprio in attesa dell’evoluzione giudiziaria della vicenda”. Che ha fatto segnare altre tappe. Il pm della procura capitolina Mario Palazzi, ad esempio, ha messo sotto sequestro preventivo i conti correnti controllati da Cesd e dal suo amministratore delegato, Franco Bernasconi, che è sotto inchiesta per evasione Iva (quasi mezzo milione di euro) e mancato versamento all’Erario delle trattenute fiscali sulle buste paga (oltre 3 milioni di euro, per il solo anno 2011). Resta comunque – a quanto pare – ancora in piedi un altro possibile filone d’inchiesta che alla procura capitolina stanno valutando: quella per bancarotta per distrazione.

Una vita tra non poche bufere giudiziarie e storie controverse, quella targata Cepu. Tra le ultime, quella riguardante il caos provocato sul fronte delle prove di abilitazione per insegnanti, con una serie di regioni andate in tilt. Clamoroso il caso della Lombardia, con un (tragi)comico palleggiamento di responsabilità tra Urs (l’ufficio scolastico della Lombardia), Coreco (il comitato regionale per il coordinamento), il famigerato Cineca (ossia il Consorzio protagonista dei macroscopici errori per i test d’accesso a Medicina), il Miur (ossia il ministero per l’università e la ricerca) e, last but not least, l’e-Campus made in Polidori. “E’ stato l’ateneo privato con sede a Novedrate, in provincia di Como, a inserire nel sistema il numero di posti in eccesso che ha fatto saltare il banco”, notano al Miur. Ma il direttore generale di e-Campus, Alfonso Lovito, scarica ogni responsabilità: “non abbiamo certo ‘crackato’ il sistema”.

E già la nascita dell’università telematica suscitò non poco scalpore, tra gli addetti ai lavori. Era l’ultimo anno (XIV Legislatura) del governo Berlusconi, il 2006, e come regalo d’addio l’allora Cavaliere pensò bene, con la ministra dell’Istruzione, Letizia Moratti, di dar disco verde a una serie di atenei privati. “Ne vennero passati una decina, in cima alla lista l’e-Campus di Polidori, prima amico e anche più di Di Pietro, per tutti gli anni ’90, e poi fedelissimo di Berlusconi. Quel riconoscimento fu davvero sudato, perché fatto addirittura col parere contrario del Cun, il Consiglio universitario nazionale, e dell’odierna Anvur, l’agenzia nazionale per la valutazione. E tutti i dubbi – raccontano ancora al Miur – riguardavano la scarsissima qualità della formazione fornita, anche per via della pletora di docenti arruolati e senza contratto, veri precari; i costi salatissimi, il business delle residenze e tanto altro ancora. Un vero papocchio all’italiana. Ma già un paio d’anni prima il Cepu aveva fatto un colpaccio, preparandosi in qualche molto al futuro ‘salto’: aveva infatti acquisito il 51 per cento del Link Campus University of Malta”.

TUTTE LE STRADE PORTANO A MALTA / LINK CAMPUS

Primo interrogativo a sorgere spontaneo. Che fine fa, ora, la partecipazione di controllo del Cepu nel Link maltese? Quali conseguenze ha, adesso, la procedura fallimentare avviata a febbraio? Così scrive Wikipedia: “L’Università degli Studi Link Campus University è un’università privata non statale legalmente riconosciuta, fondata e presieduta da Enzo Scotti”, l’ex pluriministro Dc: Beni Culturali, Protezione civile e soprattutto gli Interni nel bollente inizio anni ’90 (prima di lui Antonio Gava, dopo la strage di Capaci Nicola Mancino, per una full immersion campana). “Nel 2011, con decreto ministeriale del 21 settembre 2011, senza il parere preventivo dell’Anvur, ha cessato l’attività come filiazione italiana dell’University of Malta diventando un’università non statale riconosciuta nell’ordinamento universitario italiano” A firmare quel decreto la ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini, altro cadeau del “cadente” esecutivo Berlusconi, prima del tris di premier non eletti dai cittadini (Monti, Letta, Renzi). Stando all’articolo 2 di quel contestatissimo decreto Gelmini, “la trasformazione da università maltese a italiana sarebbe dovuta avvenire senza oneri a carico dei finanziamenti statali riservati alle università non statali. Ma la Ragioneria generale dello Stato rende noto che la Link Campus sta comunque ricevendo contributi pubblici”.

Così ricostruiva i fatti il sito “Blitz quotidiano” a gennaio 2012: “Un titolo assegnato senza l’ispezione e l’approvazione dell’Anvur e dei Comitati regionali di coordinamento. L’ispezione è ordinata dal decreto del 23 dicembre 2010, senza non è possibile concedere il titolo. Le università italiane non statali salgono così a 19. Una università in più con cui spartire i fondi statali destinati alle università private. Anche se la Gelmini ha dichiarato: ‘Il riconoscimento non determina oneri a carico dello Stato’. Vincenzo Scotti, il presidente di Link Campus, dal canto suo: ‘Tutto è avvenuto alla luce del sole, nell’assoluta trasparenza’. Scotti ha detto che l’istituto ha subito due ispezioni nel 2007 da parte del Cnvsu, un precursore dell’Anvur, che ha rilasciato le autorizzazioni necessarie. La verifica, però, aveva il solo fine di riconoscere la validità dei titoli di studio che vengono rilasciati dagli istituti stranieri superiori che operano in Italia. Il Link Campus sarebbe infatti una sede italiana dell’università di Malta”. Una trasparenza, come si vede, un po’ nebulosa…

Tra i docenti a contratto l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, l’ex presidente del Coni Mario Pescante, l’ex ministro dell’Università e presidente di Biogen Ortensio Zecchino; Claudio Velardi, public relation man ed ex “consigliere” di D’Alema, Sergio Schicchitano, uno dei fallimentaristi più noti a Roma (nel suo studio lavora anche Antonio Di Pietro). Nel cda, tra gli altri, fanno capolino due campani: Raffaele Lauro, una vita nella Dc, fedelissimo di Antonio Gava, e Uberto Siola, ex pci, ora pd, ex preside per quasi un ventennio alla facoltà partenopea di Architettura e progettista dell’insediamento “monstre” di Monteruscello ad inizio anni ’80, proprio con la benedizione di Scotti (all’epoca in sella alla Protezione civile); nel cda spunta Marco Staderini, casiniano ed ex vertice del carrozzone Sogesid, impegnata in monnezza e nucleare.

Ma un altro ex potente della galassia dalemiana fa capolino nella Link story. Si tratta di Luciano Consoli, ex editore de “il Riformista”, già in tandem con l’ex titolare del Viminale per “Formula Bingo”, che doveva inaugurare il secondo millennio con le nuove tombole elettroniche. Oggi quel business – come tutto il variegato fronte delle Scommesse, di Stato e non – è entrato nel mirino delle mafie, in vena di maxi – e facili – riciclaggi. Fino al 2003 Consoli era in pool con alcuni imprenditori, e al timone proprio del Link Campus. Nel 2003 la torta passa di mano e viene divisa a metà tra Malta University Sharement ltd e Hatchmount ltd. Quindi, dopo neanche un anno, l’ulteriore trasferimento azionario, che vede balzare in postazione di comando proprio il gruppo Polidori.

Economia, finanza, diritto (soprattutto internazionale), lingue tra i must dell’ateneo privato, che ovviamente non può dimenticare una passione del suo Vate, l’Intelligence, da ex inquilino eccellente del Viminale. Tra le specialità della casa, infatti, spicca il Master in “Intelligence e security”, tanto più ricercato in questi tempi, “rivolto a laureati desiderosi di intraprendere una carriera di analista o consulente nel mondo sia istituzionale che privato”. Un Master che ha potuto contare su un Super Docente come l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga, nonché – per fare un altro nome – sulle lezioni impartite dallo statunitense Christopher Andrew, autore del famoso “Rapporto Mitrochin”.

MALTA 2 / PEGASO SUPERSTAR

E ancora a Malta ci porta un’altra superstar nel firmamento delle università telematiche, Pegaso, nata anni fa sulle ceneri di un casareccio istituto per “recupero anni perduti”, il Kennedy, molto gettonato, negli anni ’70 – ’80, soprattutto nei popolosi hinterland partenopei, e ora proiettato nell’empireo internazionale. Anche stavolta sotto le protettive ali berlusconiane, altra fortunata gemma nel pluriparto firmato da Letizia Moratti. Il decollo, poi con un propellente ad hoc: ossia i corsi di formazione per la rouling class delle truppe berlusconiane.

Nove corsi di laurea – nell’odierno pedigree – 200 corsi post laurea e post diploma, 60 mila studenti arruolati, con un trend di crescita del 30 per cento annuo, secondo le stime di Pegaso home: performance sbalorditive, vere Harvard di casa nostra. Ecco in che modo il Mattino dipinge i miracoli del made in Naples, per l’imperdibile penna di Ida Palisi: “Malta diventa capitale dell’intercultura e dell’innovazione grazie all’e-learning italiano. E’ stata selezionata tra duecento enti l’università telematica Pegaso per realizzare a La Valletta due progetti di formazione, con l’utilizzo delle tecnologie informatiche e dell’apprendimento on line. Accordo siglato tra il sindaco della capitale maltese, Alexiei Dingli e il presidente della Pegaso, Danilo Iervolino”. Il quale sottolinea subito: “nel primo progetto di ‘life long learning’ siamo capofila come università e dovremo formare circa ventimila giovani su un programma interculturale, attraverso moduli di formazione on line”.

Rampante trentasettenne, Iervolino junior, gettonatissimo nel jet set partenopeo: mitica la festa del decennale, pochi mesi fa, nella prestigiosa Basilica di Santa Chiara, tra una folla di 1200 invitati, pullulante di autorità e “istituzioni”. Lontani i tempi difficili dei primi Kennedy, delle grane giudiziarie (un fratello, Angelo – ora scomparso – finito ai domiciliari tre anni fa per la storia di un diplomificio vesuviano, il Vittorio Emanuele II), di un ambiente, quello del recupero anni un tempo e dei corsi telematici oggi, spesso costellato da star non proprio adamantine (di anni fa le storie degli istituti di Angelo Tramontano, grande amico di Sergio De Gregorio, e del Settembrini di Poggiomarino, in odore di clan Galasso).

Viaggia invece col vento in poppa, Pegaso, che può contare anche su un vertice di peso: Alessandro Bianchi, ex ministro dei Trasporti nel secondo governo Prodi, ex comunista italiano al seguito di Oliviero Diliberto. Al suo fianco, come direttore amministrativo, Gavino Nuzzo, ex sindaco di Camposano, “uomo ombra di Danilo Iervolino – scrive un sito di fans – il presidente della prima università telematica in Italia, uno dei più famosi manager italiani, papabile in passato candidato sindaco di Napoli in quota Forza Italia”. Il nome di Nuzzo è salito alla ribalta delle cronache, settimane fa, per via della consorte: che affiancherà il fresco staff di commissari per la Sanità regionale, Joseph Polimeni e Claudio D’Amario, scelti dal Governatore della Campania Vincenzo De Luca. Il quale ha anche firmato il decreto di nomina dei componenti del Nucleo Tecnico di Supporto, dove Antonella Anginoni, moglie di Nuzzo, si occuperà di “ottimizzazione dei percorsi assistenziali territoriali e ospedalieri”.

Gonfia il petto Danilo Iervolino per i megafoni del Mattino: “ci avvaliamo di ottimi docenti, tra cui un premio Nobel, Luc Montagnier, e centodieci professori ordinari, ottanta provengono dalla magistratura. Inoltre formiamo trasversalmente rappresentanti delle forze dell’ordine, della pubblica amministrazione, dei sindacati, dei partiti, dirigenti e imprenditori. Va abbandonato il concetto che l’università telematica sia di serie B, facciamo formazione di qualità. Oggi a Stanford e Harvard la maggior parte degli studenti si forma per via telematica”.

Marc Zuckerberg, mister Facebook, è in attesa di una telefonata…