Oggi, 27 marzo, mi sovviene la vicenda dell’omicidio Gucci

Un bizzarro post. Più atipico dei soliti.

Oggi è una data che, nella mia semplicità e marginalità, considero significativa per capire i criteri di reclutamento, selezione, valorizzazione del personale dei servizi segreti italiani.

Ho definito significativo il giorno 27 marzo perché proprio un 27 marzo (era il lontano 1995) fu ucciso Maurizio Gucci

La vicenda la trovate descritta a seguire.

Poi, dopo la scheda, posiziono un’intervista a Pina Auriemma, l’insolita complice della signora Patrizia Reggiani, mandante dell’omicidio dell’odiato marito e, oggi, paradossalmente, come leggerete, erede di parte cospicua del patrimonio dello stesso. Si legge inoltre che di quella macabra vicenda si girerà un film interpretato, nella parte della moglie-mandante, addirittura da Lady Gaga. Quella. 

Per il mio piacere e per un personalissimo modo di leggere le vicende umane, se fossi stato uno dei tanti giornalisti che in questi anni hanno intervistato le due ex amiche e poi complici, per aggiungere un pizzico di peperoncino alla già sfiziosa vicenda, avrei aggiunto una domanda che poteva sembrare entrare nella sordida storia come i famosi “cavoli a merenda”: “Lei, signora Reggiani/ signora Auriemma, ha mai conosciuto e poi frequentato per affari un signore che rispondeva al nome difficile da dimenticare di Pio Pompa?

Tengo subito a precisare che Pompa (quello del SISMI di Nicolò Pollari per intendersi) nulla ha a che vedere con il delitto, ma a me ha sempre incuriosito che Pompa volesse arrivare a vendere negli USA pasta e sughi Gucci in accordo con le due assassine e che questo culinario business lo volesse organizzare a morte drammatica di Maurizio Gucci da poco avvenuta. 

Mi ha sempre interessato capire perché uno che mi veniva presentato dal dominus del Gruppo Tecnark, Beppe Santulli Sanza, come un genio della Sip/Telecom e del dossieraggio (così mi fu descritto) e che viceversa, lo dico senza alcun imbarazzo, nel conoscerlo lasciava stupiti della sopravvalutazione di Mister “Accuscì”, si accompagnasse con la strana coppia. Mister Accuscì più che Bond, osservandolo e ascoltandolo, lo nominavamo ricalcando un intercalare abruzzese che caratterizzava quello che poi, scelto da Pollari, divenne il futuro organizzatore di un ramo della struttura dei nostri Servizi preposta alla sicurezza dello Stato. 

Mi sono sempre chiesto come in assenza di criteri oggettivi e scientifici di reclutamento e selezione del personale si potesse arrivare a chiamare per cooptazione a servire la Repubblica uno come Pompa che, se capisco bene il calendario della vicenda, frequentava le assassine a cadavere semi caldo e a fortuna appena ereditata senza mai sospettare la pochezza e la crudeltà delle interlocutrici. Non mostrando certo un gran fiuto investigativo. 

Direte che Pio Pompa non frequentava solo le assassine ma, come sostengo da anni, perfino Lamberto Dini. Vedi organigramma che da tempo ho affidato alla rete. Chissà se Dini, pur anziano, si ricorda di Pio Pompa. Chissà se Pompa, ricorda la coppia Reggiani/Auriemma? Chissà se Pio Pompa si ricorda di Dini e di Angelo Teodori Zaccone? Chissà se Zaccone si ricorda (che si fa per soldi!) delle due assassine e di Pio Pompa? Oggi mi è presa così e mi sono voluto fare un regalo di “compleanno”. Non il mio che notoriamente è il 6 maggio ma quello dell’omicidio di Maurizio Gucci.

Dalla stampa venuto a sapere che la signora Reggiani ha ereditato il patrimonio del marito che ha fatto uccidere direi che l’affermazione che il delitto non paga è una grandissima cazzata. 

Non solo i delitti pagano ma anche il furto di libri, i doppi giochi, i tradimenti del benefattore, i lalloni a chiunque possa pagare. Intendo numismaticamente parlando.  

Chissà se questo post è l’inizio di uno dei quei tormentoni che hanno caratterizzato questo blog? Tormentoni che mi dicono non abbiano mai portato buona sorte ai tormentati. Chissà chi lo sa!

Oreste Grani/Leo Rugens che ha dato tempo. Tempo ormai scaduto.  

La morte e le indagini

La mattina di lunedì 27 marzo 1995 Maurizio esce dal palazzo di Corso Venezia 38, a Milano, nel quale abita, e compie a piedi il brevissimo tragitto che lo divide dalla sede della Vierse, società che ha da poco fondato. Arrivato al portone, Gucci entra e saluta Giuseppe Onorato, il portinaio dello stabile: non si accorge di una Renault Clio verde parcheggiata sulla strada. Un uomo lo segue ed entra dietro di lui nel palazzo, quindi estrae una calibro 32 ed apre il fuoco: tre colpi lo raggiungono in pieno, due lo colpiscono alla schiena e un altro al gluteo destro. L’imprenditore però non muore subito, e viene finito con un quarto colpo a distanza ravvicinata alla tempia sinistra. L’assassino sale poi in macchina, dove un complice lo attende, e si dilegua. Un proiettile colpisce anche Onorato, che per questo finisce in ospedale e la sua testimonianza sarà molto importante durante il processo.

Le indagini partono dai numerosi affari che ruotano attorno al miliardario. Scartate varie ipotesi di differente natura, gli inquirenti imboccano con decisione quella riguardante la ex moglie Patrizia Reggiani, che ha più volte espresso forti rancori verso l’ex marito e il suo desiderio di vederlo morto. Per circa due anni gli inquirenti cercano prove concrete del suo eventuale coinvolgimento. È un informatore della polizia, tale Gabriele Carparese, quello che fornisce il primo tassello al commissario Filippo Ninni, incaricato dell’inchiesta. Nella nota dell’8 gennaio 1997 si fa un nome e un cognome, quello di Ivano Savioni, quarantenne portiere d’albergo, che si sarebbe vantato in pubblico di essere coinvolto nell’omicidio. Savioni era amico di Giuseppina Auriemma, detta Pina, una cartomante già interrogata dalla polizia, grande frequentatrice dello spettacolare attico di Piazza San Babila dove Patrizia Reggiani viveva con le figlie, e sua dama di compagnia e confidente. Viene posta sotto intercettazione la linea telefonica tra l’Auriemma e Savioni. I due parlano in continuazione, certi di non essere ascoltati, fornendo ogni particolare delle loro azioni e rivelando che lavoravano su mandato della Reggiani. I tre sospettati vengono arrestati il 31 gennaio 1997 dalla polizia di Milano.

Nel carcere di San Vittore, insieme alla Reggiani, finiscono Pina Auriemma e Ivano Savioni, ritenuti gli intermediari, Benedetto Ceraulo, un muratore, individuato come assassino, e Orazio Cicala, l’autista della Renault, un ex ristoratore rovinato dalla ludopatia già finito in carcere per spaccio di droga. 610 milioni di lire era la cifra pattuita dalla Reggiani ai malviventi per l’agguato mortale. La Reggiani fu condannata a 26 anni di carcere per essere la mandante e organizzatrice dell’omicidio. Insieme a lei vengono condannati Pina Auriemma a 19 anni per concorso di persone in omicidio, Ivano Savioni a 26 anni e i due esecutori materiali dell’omicidio.

Persone coinvolte nel delitto

  • Benedetto Ceraulo: esecutore materiale del delitto. Condannato a 28 anni e 11 mesi.
  • Orazio Cicala: autista del killer. Condannato a 29 anni di carcere.
  • Ivano Savioni: organizzatore dell’omicidio. Condannato a 26 anni di carcere.
  • Giuseppina “Pina” Auriemma: intermediaria. Condannata a 19 anni di carcere, è tornata in libertà dopo averne scontati 13.
  • Patrizia Reggiani: ex moglie di Maurizio Gucci, mandante dell’omicidio, fu condannata inizialmente a 29 anni, che furono poi ridotti a 26 in appello (pena confermata in Cassazione). Il 9 novembre 2000 ha tentato il suicidio in carcere impiccandosi con le lenzuola alle sbarre della sua cella, venendo salvata. Alla Reggiani fu in seguito proposta la semilibertà, ma decise di rinunciarvi poiché, come da lei dichiarato, non aveva mai lavorato in vita sua e avrebbe preferito rimanere in cella. Dal 2014 era in affidamento di prova ai servizi sociali. Il 20 febbraio 2017, dopo 20 anni, diviene completamente libera dopo che il giudice del Tribunale di sorveglianza non le applica i tre anni di libertà vigilata poiché ha terminato il percorso di rieducazione.