La provincia infetta, il voto di scambio, le denunce che non possono rimanere inascoltate

 

Se lasciassi tra i semplici commenti al post (I GROVIGLI BITUMINOSI CHE SOMMATI FANNO APPARIRE LA LEGA PRIMO PARTITO D’ITALIA) l’articolata puntualizzazione del mio fedele lettore Fabio Aschei, peccherei di una qualche forma di viltà. 

Sembrerei pronto a scansarmi affermando che non avevo letto bene quanto veniva affermato dal lettore. 

Non solo ho pubblicato il commento in piena consapevolezza ma ne faccio, scanso equivoci, un post a se stante e lo firmo io, in prima persona, condividendo l’eventuale sorte dell’Aschei se qualcuno decidesse di querelarlo. Agisco così fiducioso del fatto che anche per lo scritto odierno (mi dispiace per chi negli anni passati non ha fatto fino in fondo il suo dovere cestinandolo) l’Aschei viene ritenuto da questo marginale e ininfluente blog, uno che conosce il territorio (e non solo quello limitrofo) come le sue tasche. Aschei, riferisce vicende criminali a modo suo, ma oggi è particolarmente puntuale come raramente era stato in passato anche quando mi si rivolgeva per essere aiutato ad avere ascolto e giustizia. 

Nel leggerlo mi sovviene l’Apologo sull’onestà nel Paese dei Corrotti di Italo Calvino che ho pubblicato altre volte ma che oggi, nel rievocarlo, decido di dedicarlo all’amico Aschei (in questi anni di frequentazione telelematica più volte ho definito Aschei “amico” ed oggi lo ribadisco senza timore alcuno). Anzi. La provincia infetta di cui parlava Alberto Statera ed ora modestamente ne parlo io, è esattamente quella descritta dal lettore. 

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

di Italo Calvino*

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Calvino

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

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Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

* da Repubblica, 15 marzo 1980 e in “Romanzi e racconti, volume terzo, Racconti e apologhi sparsi”, Meridiani, Mondadori


Massima attenzione alle implicazioni politiche di quanto stiamo evidenziando. Oltre al business illecito, infatti, vediamo di non dimenticarlo, la legge sul voto di scambio è opportunamente severa.

Comunque la fogna intorno a quei territori e al mondo del bene primario “riso” è ormai a cielo aperto e va in qualche modo affrontata. Spurgarla è il minimo. 

E noi, se non l’avete capito ve lo ribadiamo, ci siamo messi in testa che l’opera meritoria vada intrapresa. 

A prescindere dai leghisti, dai forza italioti, dai fratelli d’Italia che negli anni hanno ritenuto il riso e le risaie “cosa loro”.  

Oreste Grani/Leo Rugens

fabio aschei

un’ora

Caro LEO, in riferimento al Tuo Articolo, mi permetto di precisare quanto segue:

1- Storicamente, Voghera, è sempre stata Controllata in Primis da Cosa Nostra, rappresentata per conto dei Clan di Castellammare da ANGELO EPAMINONDA” detto il TEBANO, Re delle bische clandestine, infatti controllava dal Casinò di San Remo (vicissitudini che coinvolgono l’ex Ministro Scajola, ben note), alla discoteca “Il Covo di Nord Est” a Santa Margherita Ligure (Operazione BOTTICELLI).

Le Sue bische clandestine (7 in Voghera e dintorni), erano frequentate da Politici, Magistrati, Militari. Mentre i Commercianti di tutto il territorio Pavese, Artigiani e Piccoli e Medi imprenditori Vogheresi, erano la “Struttura Locale” che riciclava i proventi Illeciti del Gioco, dello Spaccio e del Riciclaggio. (Periodo Anni ’60-’70-’80). La connessione tra Epaminonda ed il MAGISTRATO SIMI DE BURGIS (cfr tangentopoli), era tenuta da MAFFEO ZONCA (ZONCA LAMPADARI), che organizzava gli incontri al ristorante dell’ aeroporto di RIVANAZZANO (PV);

Successivamente Cosa Nostra si è “Evoluta”, lasciando il controllo degli Stupefacenti a ‘Ndrangheta” ed il traffico dei rifiuti alla “Camorra”, riservandosi la direzione ed il riciclaggio e gestione dei rapporti con Magistratura ed Istituzioni. E’, Mediante il finanziamento a Società Industriali ed alla Politica, che veniva e viene ripartito il denaro e gli incarichi dai “Tenenti Locali”, dopo il nulla Osta della DIGOS.

Tra gli Industriali vengono e venivano annoverati: – SALVATORE RUGGERI, società Valvitalia SpA (impianti per Oleodotti), nato a Patti (MS), coetaneo ed amico di Michele SINDONA, Compagno di Panfilo di BERLUSCONI a Portofino (GE), dove è solito festeggiare i compleanni.

  • Francesco SEMPIO, nato a Pavia, titolare delle Società EURICOM SPA. EURICOM LA AVANA, CURTURISO, Ecc. Vecchio e nuovo riciclatore di EPAMINONDA, e vecchio trasportatore di Armi e Droga in Somalia, con la Shif.co Navigzione, con la benedizione di BETTINO CRAXI (“AMICO” di Epaminonda) ed il Ministro FORTE; come meglio specificato nei miei decennali esposti alla Procure Italiane, nel corso degli ultimi 13 Anni.
  • RUGGERO JANNUZZELLI, residente nel castello di Montesegale (PV), nato a VOLLA (NA), ex proprietario della CAMUZZI SPA oil and Gas, di Cantieri di Pisa, Baglietto (Oggi di Beniamino GAVIO), Socio In MITTEL SPA e recentemente in MOTO MORINI SpA, con il bene placito di GEV e di tale JR JAMES, che ho conosciuto ed ospitato personalmente. (Anni 2000-2010).

OGGI: Del “Sistema” sopra accennato, cambiano solo gli interpreti, visto che alcuni soggetti sono stati sostituti per “Sopraggiunti limiti di età o per morte”; Naturalmente il predominare di una associazione Mafiosa sull’ altra, è determinato dalla POLITICA. E Naturalmente, dai Servizi Segreti.

Recentemente, (ultimi 10 Anni), chi predomina è la NDRANGHETA, ben Monitorata dal Carabinieri e Prefettura Locali, che non hanno potuto intervenire pesantemente, in quanto tenuti a freno dalla Politica Locale, di FI, LEGA, FdI, che ancora oggi dominano il territorio, sostituitesi alla vecchia DC e PCI. CAMORRA e COSA NOSTRA sono defilate,apparentemente dormienti, pur controllando ciò che accade.

NOMI: il precursore a me noto è il Senatore Democristiano ed Andreottiano, Carlo LAVEZZARI, che era solito festeggiare nella sua villa localizzata dietro la Vecchia Polveriera dell’ Esercito, sita a Rivanazzano (PV), dove ospitava Entreneuses, Politici, Militari in servizio alla Polveriera; mentre riceveva valigette di Contanti, da parte di tale Francesco MORANO detto “CICCIO”, residente a Voghera di Laureana di BORRELLO (RC) per sua stessa confidenza al sottoscritto. Ex compagno di galera di tale Mariano RANDAZZO, ex Braccio Destro di Angelo EPAMINONDA; Il Cicco MORANO, con suo Cugino Rocco MORANO, sempre di Laureana di Borrello (RC), sono affiliati della Ndrina URSINO Claudio, nella locale di Castelnuovo Scrivia (AL), a pochi Km da Voghera. Questi Morano, sono i Cugini del Pentito Giuseppe DIMASI, residente a Voghera (PV), arrestato con il sottoscritto nella Operazione LEX della DDA di RC, che mi ha visto Assolto (Giudice GRILLONE), mentre il DIMASI Condannato a 6 Anni, grazie ai benefici riservati ai Pentiti.

Questi Soggetti, affiliati alla Ndrangheta, sono i gangli operativi attualmente indisturbati sul territorio; naturalmente su “LICENZA” di MASSONERIA (Pellicceria ANNABELLA di Pavia P2 deposizione Questore Arrigo MOLINARI, Assassinato), Cosa Nostra e DIGOS onnipresenti nell’ Ombra e burattinai invisibili.

COMPRAVENDITA DEI VOTI ATTUALE:

ELEMENTO OPERATIVO nel periodo Pre-Elettorale: GISEPPE DIMASI, con il padre TONINO su incarico di Mariano RANDAZZO (Cosa Nostra Br Dx di Epaminonda), Claudio URSINO (Ndrangheta Piemontese), Ciccio e Rocco MORANO (Ndrangheta Piemonte);

Gli Acquirenti di voti, nei vari periodi elettorali sono stati: 1) AURELIO TORRIANI Sindaco eletto per FI in coalizione con LEGA e FdI + liste minori, nelle persone divenute poi Assessori, di GIAMPIERO ROCCA (voti 500), e di CLAUDIO ZUCCHI (voti 250); 2) CARLO BARBIERI SINDACO Coalizione FI, LEGA, FdI ecc., voti venduti a Gianpiero ROCCA (defunto) nr 350 ed a Claudio Zuffi nr 250, MARINA AZZARETTI nr 100; 3) Carlo BARBIERI SINDACO nel frattempo indagato e prescritto, sulla base di un mio esposto alla DDA di Napoli ai Dr PISCITELLI E WOODCOCK, che vedeva il colonnello della GdF Marco MILANESE, coinvolto come elemento determinante, dei causanti il mio fallimento; gli acquirenti dei voti: ex assessori, Dr MARINA AZZARETTI nr voti 500, che mi soprannominava “IL PAZZO”; figlia del vecchio Senatore Giovanni AZZARETTI, ex fedele del Sen LAVEZZARI, ed Amico del Suo finanziatore GIUSEPPE GUZZETTI in Fondazione CARIPLO, nonchè membro del CdA di CAMUZZI SpA, via Ruggiero JANNUZZELLI e Fabrizio GARRILLI. Che aveva ceduto il suo scettro politico alla figlia MARINA AZZARETTI; 4) PAOLA GARLASCHELLI SINDACO a Voghera LEGA in coalizione con FdI e FI; membro CdA Banca CENTRO PADANA

https://www.ilcittadino.it/stories/Cronaca/banca-centropadana-la-capogruppo-cambia-il-cda_49407_96/

che grazie alle raccomandazioni dell’ avvocato Domenico CHINDAMO consigliori della fam FLACHI e socio di Alberto Dell’ UTRI, consulente della Famiglia siciliana GITTO (Bernardo Provenzano), esperto di paesi Centramericani, mi fa deliberare una linea finanziaria di 400.000 Euro, Mai Utilizzata e Revocata in poco tempo. Acquirente di voti ed Assessore, Francesca MIRACCA, voti 500, venditore il solito Giuseppe DIMASI.

Il Sindaco Paola Garlaschelli, è anche commercialista ed è stata membro di ASM Voghera, come revisore, in compagnia dell’ Avvocato LUCA LANZALONE, Mr Wolf, su mandato e raccomandato da BENIAMINO GAVIO nonchè supportato dal Partenopeo ANTONIO CATRICALA’ .

Infine, Il Pentito Giuseppe DIMASI, prima del mio arresto, mi porta al cospetto di MARIANO RANDAZZO (Epaminonda-SEMPIO-CURTIRISO), il quale mi spiega come il sottoscritto nel settore riso sia letteralmente “BRUCIATO”, consigliandomi di cambiare lavoro.

Una precisazione deve essere fatta in merito alla NDRANGHETA Vogherese e Pavese; gestita territorialmente dalla Ndrina GRANDE ARACRI, il cui riciclatore Pavese è ANGELO DARIO SCOTTI titolare e riciclatore con la sua Riso Scotti SpA, arrestato dal PM BOCCASSINI anche su mio Esposto; nonchè Socio con Francesco SEMPIO nella società NEXT RICE SrL, che ha acquistato il mio stabilimento risiero di Ferrera Erbognone per 1,5 milioni di Euro, rispetto al valore di 50 milioni. SCOTTI, solito riunirsi con Luciano Nieto (ex Ministero Agricoltura, Ministro CENTINAIO), Flli RAVIZZA e Massimo DEDOMINICIS (Commercialista amico di AIELLO/MARONI della LEGA), per decidere chi deve rappresentare a livello industriale Istituzionale e Politico le loro Ndrine. Testimone , l’ assassinato ARRIGO MOLINARI. questore.

La ndrina Grande ARACRI, rappresentata da Angelo Dario SCOTTI,e dal Presidente ASM Pavia Giampaolo CHIRICHELLI (condannato a 8 anni), ex direttore finanziario in Confagricoltura di Luciano NIETO; si incrocia a Voghera(PV), con la Ndrina URSINO stanziale a Castelnuovo SCRIVIA (AL), a cui sono affiliati i Cugini Vogheresi di GIUSEPPE DIMASI, CICCIO E ROCCO MORANO, supporter, con l’ ex Sindaco CARLO BARBIERi del loro riciclatore per eccellenza, tramite la ARIEL CAR spa di Casei GEROLA , ovvero tutti i membri della Famiglia BARABINO di Tortona (AL)-GENOVA. Soggetti in ottimi rapporti con i “CEMENTIERI” FRANZOSI di Tortona, il cui prestanome è il Presidente della CCIAA di Pavia FRANO BOSI (quota LEGA), recentemente Interdetto Per associazione mafiosa, dal Prefetto di Pavia ROSALBA SCIALLA.

NB IL SINDACO PAOLA GARLASCHELLI, HA UNA SORELLA, DANIELA GARLASCHELLI, MAGISTRATO A PAVIA, CHE HA ACCETTATO E SENTENZIATO IL PATTEGGIAMENTO DI MIO FRATELLO ASCHEI GIULIO, PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA (IL SOTTOSCRITTO ASSOLTO DA ALTRO GIUDICE), DELLA MIA SOCIETÀ EUROPEA SPA, POI ACQUISTATA DA ANGELO DARIO SCOTTI E FRANCESCO SEMPIO CON LA NEXTRICE SRL. PAOLA GARLASCHELLI CON LA SORELLA RECENTEMENTE ERANO SOLITE AD INVIARMI MESSAGGI INDIRETTI, PER CONVINCERMI A “TENERE LA BOCCA CHIUSA” . DANIELA GARLASCHELLI E’ UNA RACCOMANDATA DEL PM SIMI DE BURGIS.

NB fatti esposti alle varie Procure dal Sottoscritto

fabio aschei