Il Caso Biot ragionato tra “tengo famiglia”, una moglie improvvida e i dubbi gauchisti di Aldo Giannuli (il consigliori di Tofalo)

I servizi segreti più attenti e agguerriti del Pianeta, e Giannuli dovrebbe saperlo, stanziano in Cina e, in via subordinata, in Russia. E non in USA, soprattutto dopo la stagione trumpiana. Che sarebbe come a dire quando Putin aveva un agente di influenza alla Casa Bianca. Il Mossad e lo Shin Bet israeliani sono altro. Mi sembra quindi almeno ingeneroso sfottere gli americani (di questi tempi poi) o insinuare dubbi anche nella vicenda di questo Blot e della sua esigente famiglia: dopo la moglie rilascia dichiarazioni anche il figlio maggiore.

Torniamo al semi-serio. Di dubbi, intorno ai nostri servizi, da quando anche il M5S (siamo nel 2013) ha avuto accesso alle stanze del potere (COPASIR, Interni, Difesa, Arma, GdF, Polizia di Stato) se ne sono addensati a pacchi. Nomine, siluramenti, armadi (con scheletri) del passato mai volutamente aperti a cominciare da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; fatti di inaudita gravità come il Caso Regeni o la sparizione dalla Link Campus University del professor Mifsud/Russiagate (quanti professori che si aggirano in questa nostra tormentata Italia!) lasciati imputridire; altri episodi apparentemente minori mai del tutto chiariti a cominciare dalla vicenda Angelo Tofalo, Michele Maffei, Annamaria Fontana e il di lei marito Mario Di Leva frequentatori di loschi figuri con collocazioni internazionali violentemente antiamericane che non lasciavano dubbio alcuno sulla loro pericolosità. Ci aspettavamo altro dall’irruzione sulla scena dei Pentastellati. E invece (questo dovrebbe essere il grande quesito professore!), gattopardescamente, nulla è cambiato. Se non, e sembra un paradosso, addirittura peggiorato.

Nonostante i vostri (i suoi certamente e di Umberto Saccone altrettanto) consigli. E non sono certo io che la etichetto così ricordando di aver letto, anche recentemente, sul documentato saggio di Enrico Deaglio, Patria 2010-2020 (anni cruciali) che sul Blog ufficiale di Beppe Grillo (quando era seguito da milioni di visitatori) lei, definito appunto dal Deaglio, politologo e consulente di Grillo e Casaleggio, nel caso tragico della strage in Francia successiva alla pubblicazione delle vignette blasfeme di Charlie Hebdo, si pose il dubbio (e quindi è quasi un vezzo) se c’era una manina non islamica dietro gli attentatori. Quando (era l’8 gennaio 2015) Giannuli se ne usciva così (oggi fa lo stesso con il caso Biot) informava, formava o disinformava il gruppo dirigente pentastellato? Perché, vediamo di non rimuovere il dettaglio, Giannuli e Umberto Sacconi (lui un po’ dopo) sono stati i Dioscuri di Angelo Tofalo e quindi di tutto il M5S per quanto è attenuto, per anni, all’intelligence e alla strategia di sicurezza nazionale. 

Veniamo a queste ore: il professore sceglie, ancora una volta nella sua vita, un generico antiamericanismo e, facendo la parte di quello che è solo uno studioso dell’intrigante materia, parafrasando il principe De Curtis, si ributta a sinistra. E nel farlo genera una cortina fumogena e una qualche disinformazione intorno al recente gravissimo episodio. Perché mi chiedo Giannuli sceglie, ancora una volta, questa strada del para-complottismo? Anche se mini. In fin dei conti, così sembra fare, sceglie la solita attività (ammischiare) che confonde e distrae. E da un docente valente (fa anche rima) non ce la aspettiamo. Perché non credo che Giannuli si metta a scrivere tanto per buttare lì qualcosa. Giannuli è uno che campa (università, libri e consulenze) su alcune botte di culo proprio attinenti a materiali di archivio (documenti classificati quindi) rinvenuti e affidati a lui e non ad altri. Giannuli è un uomo, in qualche misura, fortunato; comunque uno che dovrebbe essere almeno grato alla Dea Bendata per come un giorno gli è caduta la manna dal cielo. O dall’Appio-latino. Ma, a leggerlo, appare quasi ostile nei confronti di ambienti che lo hanno sempre in qualche modo favorito. Perché, sentite a me che non sono niente, se via Veneto non avesse dato il benestare, Giannuli quell’archivio a cui deve tutto se lo sarebbe visto ritirare in nove minuti e mezzo. Non settimane. Questo penso e questo lascio scritto. 

Comunque, su una cosa sono d’accordo con lo specialista di intelligence (ma lui è lui ed io non sono niente soprattutto se teniamo in conto quanto Tofalo – COPASIR/Difesa – ascoltasse i competenti consigli del professore e, viceversa, chiudesse le orecchie quando ero io a cercare di aprirgli gli occhi): il Caso Biot è realmente una storia strana. Lato mio, intendo dire che questi “russi”, da troppi anni, fanno quello che cazzo gli pare con alcuni italiani usando, come da manuale, soldi, ambizioni, ricatti (spesso basati su debolezze umane) anche a sfondo sessuale.  In troppi pertanto, questo è il mio ininfluente pensiero, negli ultimi anni (certamente dal 2013) si sono distratti rispetto alla pericolosità dei servizi russi. Non di quelli statunitensi a’ professò! Mai dimenticando che il portavoce di Putin in Italia è Silvio Berlusconi, coadiuvato dal bravo e plurilingue Valentino Valentini

Veniamo alle comiche. La moglie di Biot spera di giustificare il marito adducendo come attenuante che aveva bisogno di denaro. 

E la signora fa anche la psicologa? 

Le spie, signora cara, vengono attenzionate e convinte a tradire quasi sempre per soldi. Quattro figli? Forse qualche coito interrotto non sarebbe stato male. Così come il passo più lungo della gamba con il mutuo a “strozzo” per la villa a Pomezia. Per non parlare dei quattro cani (come i figli) che ritengo abbiano pesato non poco nella decisione di vendere il proprio onore per soldi. E lo scrive uno che, senza avere villa, figli e cani (mi immagino quanto mangino), si “vende” tutti i giorni per sfamare i suoi gatti. 

Il “Caso Biot” (suona anche bene) sarà pertanto ricordato per l’intervista rilasciata dalla moglie che nel cercare di mettere una pezza, ha aperto una voragine. 

Documenti riservatissimi (così li classifica il GIP) in mano a gente di questa fragilità e amoralità? 

Quando sostenevo (mi rivolgo a chi sa cosa stia dicendo e da quanto, inascoltato, lo dicevo) che perfino la cessione del 5° (per fare un esempio, giusto Tofalo?) è l’indice di un malessere che va sempre tenuto sotto strettissimo controllo per la sicurezza del personale e nell’interesse della Repubblica, a queste circostanze “di pericolo” mi riferivo. Altro che il circuito dei teatri abbandonati dentro le caserme! 

Problema lodevole ma che viene dopo la condizione di indebitamento dei militari e dei troppi suicidi tra le forze dell’ordine. 

Altro gravissimo indice di disagio di cui inutilmente parlavo all’esponente, “portavoce” del popolo, piazzato da Luigi Di Maio al COPASIR e alla Difesa. Dopo averlo mandato a studiare, a pagamento, “sicurezza dello Stato” alla Link Campus University

Inutilmente (ho decine di testimoni), sentite a me, ho provato a richiamare l’attenzione di Tofalo, il pentastellato addetto per conto di Luigi Di Maio al COPASIR/Difesa, su queste tematiche. Nella più assoluta gratuità.

Ma questo, come vedremo, è un altro discorso. In realtà è lo stesso. 

Altro che l’alloggio di servizio non restituito a tempo debito (chi di appartamento ferisce di appartamento perisce?) o le chiacchiere telematiche consolatorie con i miei vecchi collaboratori su come si viene strattonati quando si cade in disgrazia. 

Il Grande Gioco è per grandi giocatori e non di calcio, calcetto, calciotto, “calci in culo”.

Oreste Grani/Leo Rugens 

P.S.

“Calci in culo” era una espressione gergale per appellare un giostra di Luna Park di quando ero ragazzo. 

Non quindi un incitamento al linciaggio. Che è altra cosa.

Come dice il presidente Mattarella, evocando l’Ecclesiaste/Qohelet e la sua antica saggezza, c’è un tempo per ogni cosa. Come dire “occhio per occhio, dente per dente”. Così ci siamo capiti.