È morto il nostro amico Salvatore 

Salvatore è morto alla vigilia di Pasqua così sarà difficile, per il tempo che ci rimane da vivere, di non ricordarlo. Ogni Pasqua sarà un doppio Calvario. Salvatore domani non risorgerà e con questa certezza Ariela ed io dobbiamo imparare a convivere. Se l’è portato via una micidiale combinazione clinica tra un tumore devastante e una polmonite fulminante da COVID 19. 

Salvatore era un cittadino probo e onesto come solo gli anarchici (così si definiva), quando lo sono, sanno essere. Certamente tra le poche persone con senso civico che ci era dato di frequentare. Sempre disponibile e gentile con i deboli e i bisognosi. Fermo, se non di più, con gli arroganti. 

Da quando era precipitata la situazione sanitaria, dal recondito della struttura dove era ricoverato, l’amico mandava messaggi fotografici che rivelavano una grande sensibilità artistica e certamente una notevole carica autoironica. È morto facendoci sorridere. Ariela negli ultimi giorni aveva ricevuto foto di creazioni realizzate dal letto a testimonianza di come il cibo ospedaliero lo ispirava. 

Salvatore era un manutentore a tutto tondo, professionale come pochi. L’amico era anche un ciclista appassionato e quando poteva prestava opera di assistenza a disabili che praticavano, portando il peso della loro diversità, l’atletica leggera. Ci parlava spesso di questa sua esperienza e sentivamo nel suo racconto la fierezza di quello che poteva arrivare a fare per quei giovani.

Il gioco beffardo dell’inizio e della fine gli ha impedito di assistere alla nascita di un nipote che aspettava con tanta tenerezza. Ariela ed io, affranti per la perdita, partecipiamo al grande dolore delle figlie Samira e Carlotta, dei loro mariti e compagni, dei loro figli e degli amici che Salvatore aveva selezionato nella troppo giovane esistenza.

Perché Salvatore, innaturalmente, se ne andato ancora giovane. 

Ariela e Oreste