Blake all’Inferno, con Briganti, Borges, Milano, Soldaini. Dimenticavo Dante e Grani

Siamo nel giugno del 1983, e nel n°14 della rivista più bella del Mondo, FMR, esce un saggio intitolato “Blake all’Inferno” con testi di Giuliano Briganti e Jorge Luis Borges

Lo guardo, lo leggo, lo tengo con me 38 anni e poi, per mesi, ormai arrivati al 700° della morte di Padre Dante, non trovo il coraggio per dedicare a quello spunto mnemonico un post degno di tutti i protagonisti di quel numero memorabile di FMR.

Dante, Blake, Briganti, Borges. Non ho trovato, per mesi, il coraggio di lasciare scritto qualcosa di Dante non solo consapevole della mia abissale ignoranza ma perché temevo che, se dovesse esistere un luogo deputato al dopo morte, il mio maestro di cose complesse Paolo Milano, severo, mi avrebbe fulminato, grande dantista quale era.

E poi perché conosco (e so che mi legge) un giovane (ma solo anagraficamente) intellettuale, Mario Soldaini (a cui mando un saluto, spero riparatore, dopo un troppo lungo silenzio), che di Dante sa molto e del Gigante Immortale ha una vera passione. Anche di Mario temevo, opportunamente, il giudizio.

Mi sono detto, per mesi, mentre in troppi cominciavano a celebrare l’anniversario, che un marginale e ininfluente blogger doveva rimanere silente quasi non si ricordasse dell’appuntamento con i secoli passati. Sette. Poi un fatto lontano da queste riflessioni (ho conosciuto da pochi giorni Massimo Racozzi, un artista impegnato professionalmente ad una ricostruzione, usando la tecnica della realtà virtuale, della Selva Oscura) mi ha spinto a recuperare in archivio il vecchio FMR. Ed oggi esco dall’imbarazzo pubblicando quelle pagine dedicate, nell’83, a Blake. Lo faccio sfrontatamente plagiando Briganti e Borges.

Lo so che lo sapete che non sono io l’autore di quei testi ma me ne frego e li lascio io per primo nel web. E, nel farlo, abbino il mio nome in modo imperituro a quattro giganti. Ripeto il poker d’assi: Dante, Blake, Briganti, Borges. Io, in questo post, a mio merito, ho trovato modo di aggiungere, entrambi meritandoselo, i nomi di Paolo Milano e Mario Soldaini

Che si deve chiedere di più alla vita per provare a non vivere come bruti? 

Oreste Grani/Leo Rugens