Bisogna chiedere con fermezza a Renzi di mollare il prosciutto saudita

 

Sono di cattivo umore più del solito e qualcuno ci andrà di mezzo. 

Comincio dal sen. Matteo Renzi che sostiene pubblicamente che ciò che sarebbe bene esclusivo dello Stato (dopo mi faccio capire meglio) è nelle sue disponibilità. E che lui fa come gli pare e piace. 

Anzi, dice, senza apparente imbarazzo, che non solo sono fatti suoi, ma chi provasse a chiedergli conto dei maramaldi incassi, dovrà risponderne. Bene mi iscrivo subito a questa speciale lista. Riassumo: Renzi sostiene che è lecito che lui si faccia pagare dal signor bin Salman per attività di consulenza strategica. 

A questo marginale e ininfluente blogger interessa banalmente sapere quando, dove, come, da chi e perché Renzi è stato introdotto in Arabia Saudita e accreditato presso quello che oggi spaccia per un suo amico. Sono domande retoriche perché sappiamo tutti che il ragazzotto della politica italiana, per estrazione familiare e per studi fatti, aveva poco chiaro perfino “dove” fosse l’Arabia Saudita. Tutto quello che sembra essere di Renzi dopo che ha fatto il premier è della Repubblica italiana. Questo penso e questo dico. Non esistono, nel suo caso come per altri, rapporti privati con cui lucrare successivamente all’introduzione in ambienti internazionali, di Stato o di altra natura, che non siano riconducibili ad attività svolte nell’espletamento della funzione di Presidente del Consiglio dei Ministri. Punto.

Non vi dico poi, come a volte succede, se queste introduzioni sono frutto della particolare condizione in cui il premier, in Italia, è anche il vero capo dei Servizi segreti. Direi che qualcuno, con la massima tempestività, deve chiedere formalmente, almeno in Parlamento, quando, come, dove, perché e grazie a chi ha conosciuto bin Salman prima di essere premier o deve mollare il prosciutto di maiale. Cosa che, trattandosi di millantati amici mussulmani, va fatto quanto prima. 

Che bin Salman sia anche il mandante dello squartamento è altra questione. 

Una ultima riflessione: mentre uno fa il capo del Governo deve incontrare pinco o pallo, a volte per “ragion di stato” o per quello che in quel momento può sembrare l’interesse superiore della Nazione. Anche questi contatti “scabrosi” sono patrimonio, intendo dire onere, del politico a tempo determinato. Se uno viceversa coltiva questi dittatori/assassini/pendagli da forca quando è in servizio per poi spacciarli come proprie relazioni professionali svela la sua vera natura e l’uso strumentale della prestazione istituzionale.

Gravissimo atteggiamento sempre. Vero e gravissimo se per raggiungere i propri obiettivi personali si usano gli organismi preposti alla sicurezza dello Stato. Come ritengo sia accaduto in questo caso.      

Oreste Grani/Leo Rugens