Arcuri indagato per peculato? 

A me interessa sapere chi, a suo tempo, lo ha piazzato a fare il Commissario Straordinario

Non vi accorgete che Leo Rugens (cioè Orestino Granetto/Oreste Grani) non infierisce su Domenico Arcuri ormai perfino (così pare) indagato per peculato relativamente alle “famigeratemascherine? Il reato di peculato – se fosse dimostrato – si adatta particolarmente alla situazione di cui si ha notizia:

Il peculato, nel diritto penale italiano, è il reato previsto dall’art. 314 (Peculato) del codice penale, che recita: Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.

La disciplina del peculato è stata modificata con la Legge 86/1990, recante Modifiche in tema di delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione.

Il reato di peculato, già presente nell’ordinamento giuridico romano, trae origine dalla parola latina pecus, gregge. In epoca arcaica, prima che questo termine acquisisse il significato di appropriazione indebita di denaro pubblico, l’accusa de peculato era infatti riservata al furto di bestiame pubblico.

Riflette “gregge“. Riflette gregge continuamente “tosato” e vilipeso. Non infierisco dicevo eppure sono stato il primo (non il secondo) a richiamare l’attenzione sul personaggio quando (il mio post d’esordio è del 12 marzo 2020) fu scelto per gestire, in Italia, con veste autorevole (e temo, per voi contribuenti, anche ben retribuito con denari pubblici) di Commissario Straordinario, per quella che anche uno stupidotto avrebbe capito, da subito, sarebbe stata una tragedia planetaria.

Perché, sentite a me, non è tanto importante (chi di dovere farà, ne siamo certi, il massimo visto il contesto con i “morti ammazzati da virus” e come i fatti si sono svolti) che Arcuri venga arrestato e poi opportunamente punito (ovviamente solo se è colpevole, così gli pseudo garantisti sono tranquilli), ma l’appurare “chilo abbia suggerito, scelto, imposto, protetto per un anno. Ascoltate con la dovuta attenzione Orestino Granetto: il dramma, anche questa volta, è che qualcuno, trattando la Repubblica come “cosa propria”, ha ritenuto una succosa occasione numismatica per la propria banda piazzare il personaggio nel luogo opportuno, al plurimo fine di favorire alcuni e scoraggiare (forse sono arrivati addirittura a fare “altro” che semplicemente scoraggiare, come alcuni procedimenti in corso potrebbero, in un futuro prossimo, dimostrare) i concorrenti. 

Niente CONSIP, niente Ministero della Difesa, niente Farnesina (eventualmente ben attivata e sollecitata), niente soprattutto altri imprenditori con comprovate relazioni internazionali ma, semplicemente, gli “amici di Arcuri“. 

Mi raccomando Travaglio: difesa ad oltranza del diritto del bradipo Sor Tentenna (è troppooo? è pocoooo? lo canzonava preveggente Maurizio Crozza) ad essere considerato innocente (anzi “il migliore possibile”) fino alla lontanissima Cassazione. 

Poi però, se sarò ancora vivo (non mi hanno ancora vaccinato, anche se risulto esserlo), vorrei che Arcuri, giudicato colpevole, andasse in galera. 

Al tempo, cioè da subito, in altra sede (il Parlamento in un sussulto di dignità?) vorrei che si arrivasse a chiarire chi cazzo lo ha scelto. Perché, sentite a me, qualcuno lo ha scelto e qualcuno lo ha piazzato

Più importante della condanna sarà sapere chi è il teppista politico che lo ha imposto. E il vigliacco che se lo è fatto imporre. 

Oreste Grani/Leo Rugens 


AVETE UN SUPER COMMISSARIO CHE COMPRERÀ ATTREZZATURE SANITARIE. CHE BISOGNO C’ERA?

Abbiamo CONSIP per fare questo. E chi meglio di Leo Rugens (che sapeva cosa fosse CONSIP da anni) sa che non c’era bisogno di questa nomina? Abbiamo CONSIP con i costi annessi e connessi e con la specializzazione ormai raggiunta.

Secondo la Redazione del Corriere della Sera, finalmente, viceversa, abbiamo scovato un genio tra le tante mediocrità che hanno appesantito le casse dello Stato, da decenni, con super stipendi. Domenico Arcuri, 49 anni (!!!) appena compiuti, infatti si sarebbe laureato alla mitica Luiss a 15 anni (quindici!) e, da quel momento in poi, ragazzino prodigio, ha contribuito (quello poteva fare la creatura!) a ridurre l’Italia nelle condizioni miserevoli in cui il taumaturgico CoronaVirus l’ha trovata. Perché tra un po’, se andiamo avanti così, il Coronavirus lo dovremo considerare una benedizione. E siamo solo all’alba della grande spartizione nelle aziende di Stato.

Mi dite perché l’Italia stava come stava (prima della pandemia) se poteva contare, da decenni (perché il bel calabrotto non ha 49 anni ma pur di farlo credere qualcosa di nuovo quegli gli hanno attribuiti), su persone come Domenico Arcuri?

È Arcuri il cambiamento che avanza in questa circostanza drammatica? Ma leggete dove in passato è stato piazzato a distribuire soldi?

Dove sono i benefici (chiari, riscontrabili per voi che lo avete sempre lautamente spesato) delle sue attività manageriali, dal momento che Arcuri è un navigatore di lunghissimo corso (pensate che viene dall’IRI)?

Era minorenne quindi quando, per il Corriere della Sera di Cairo, ha fatto sfracelli. Viene da una grande scuola, IRI Management, direte voi, dove tutti se lo ricordano con i pantaloni all’inglese. Fine degli scherzi e lasciando perdere il refuso sospetto, sarebbe interessante sapere quali siano stati i suoi successi nel gestire la cosa pubblica.

Che fanno per tutti voi le aziende a cui l’Arcuri ha fatto erogare soldi? E quanti? Non dovrebbe essere segreto di Stato. Perché non provate a fare domande facili-facili quali quanto, durante la lunga carriera apicale, personalmente ha incassato (guadagnare è altro) il neo Super Commissario?

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

In Calabria i cognomi – a volte – portano fuori strada. E non solo i cognomi. Chiedetelo ai magistrati che investigano, da decenni, sui rizomi carsici che legano famiglia a famiglia, in una cultura della forza del parentato che stupisce perfino gli antropologi. A volte anche se uno è lontanissimo parente, in Calabria, il sangue conta. Spero che questo non sia il caso di Domenico Arcuri, Arcuri come Benedetto Arcuri, imprenditore della sanità, cugino a sua volta dell’avvocato Giancarlo Pittelli. O come Arcuri Natale Pierluigi, di Reggio Calabria. O Arcuri Bruno. Tutti Carneadi. Speriamo, per il neo commissario e per la Repubblica (e per Conte che lo ha scelto) che, soprattutto con l’imprenditore della sanità (!), non si siano mai neanche sentiti nominare. Non dico visti, ma neanche sapessero dell’esistenza uno dell’altro. Pronto a scusarmi se nulla li lega o, con tale cognome, qualcosa in futuro li dovesse legare.


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