È gloria di Dio nascondere la sua parola, quella di un re scoprirla

Lascio in rete un pensiero di Francesco Bacone tratto dalla sua opera (1605) “Della dignità e del progresso delle scienze“.

Francesco Bacone, per chi non lo ricordasse, era un filosofo empirista della rivoluzione scientifica.

Di Bacone, sin dal liceo, ho tenuto a mente un insegnamento prezioso come pochi: “In tutte le cose, e specialmente nelle più difficili (un cambio paradigmatico culturale, in chiave transdisciplinare e meritocratico, da porre alla base di una sostanziale riforma dei Servizi Segreti non possiamo non considerarlo tra le cose più difficili da intraprendere in ciò che rimane della Repubblica Italiana ndr), non ci si deve aspettare di seminare e mietere nel medesimo tempo, ma è necessaria una lenta preparazione, affinché esse maturino gradatamente“.  

Lenta è stata lenta (ho dedicato anni a molare l’ipotesi). 

Ora vediamo se, dopo aver seminato, riesco a mietere o, meglio, a “far mietere”. 

Lascio detto inoltre (ma megalomania non ha limiti) che la frase “In tutte le cose, e specialmente nelle più difficili …” non ha colpito solo me. 

Cesare Beccaria infatti, nel fondamentale “Dei delitti e delle pene“, sceglie la stessa frase per corredare il frontespizio della sua opera più famosa.

Tornando alla dignità e al progresso delle scienze (direi che nulla è più attuale sotto attacco, come siamo, del mondo infinitesimale dei virus in presenza della macroscopica presunzione di alcuni uomini di sapere tutto), come ho detto in esordio post, soffermatevi su questo insegnamento metaforico e strategico di Sir Francis Bacon:

Insomma, lo stesso re Salomone, sebbene eccellesse per le sue opere, per la magnificenza degli edifici, per la flotta, per lo stuolo dei servi, per la notorietà della sua fama, e per altre cause che inducono gloria, non volle ciononostante da questa messe di gloria trarre alcun onore per sé, eccetto quello di indagare e scoprire sempre la verità.

Poiché egli dice espressamente: È gloria di Dio nascondere la sua parola, quella di un re scoprirla.

Come se la divina maestà si compiacesse di quell’innocente e benevolo gioco dei fanciulli, che si nascondono per farsi trovare; e come se, per di più, non ci fosse nulla di più onorifico per un re che questo, di mettersi a giocare con Dio.

Dio quindi nasconde e il re, l’uomo, deve scoprire la verità. Sempre e comunque, scoprire la verità, è pertanto il compito degli uomini. Senza ricerca della verità, sempre e in qualunque condizione ci venga negata/nascosta, siamo destinati “a vivere come bruti“.

Oggi mi è presa così. Cioè peggio del solito. Vi ho detto in altro post recente che sono particolarmente di cattivo umore. Per non lasciare scritto che sono incazzatissimo. 

Oreste Grani/Leo Rugens sempre grato al prof. Raffaele Sciorilli-Borelli (di Atessa come Giulio, l’attuale sindaco, padre di Silvia, la brillante e strutturata giornalista) che, parlandomi di Francesco Bacone, tessendomi implicitamente l’elogio della gradualità, della lenta preparazione e della Nuova Atlantide, mi ha rovinato l’esistenza.  

P.S.

Chissà se tra Raffaele (il mio professore) e Giulio c’era parentela. Se ci fosse capirei perché non solo mi piace come lavora Silvia Sciorilli-Borelli ma da dove discende quella qualità etico-morale che affiora dal suo cercare la verità.