L’avvocato Antonio Serra e Oreste Grani

L’avvocato Antonio Serra è morto giovanissimo (si può dire che uno è giovanissimo a 51 anni?) alcuni anni dopo averlo conosciuto e, per un breve periodo, frequentato. Chi è stato per me Serra? È la persona che, tra l’altro, mi fece omaggio di due volumi a cui sono particolarmente affezionato: Diritto alla Sicurezza  – Commentario per voci, da lui stesso redatto e, soprattutto, la “famigerata” pubblicazione Security Forum 2009 a cui faccio spesso riferimento per ricondurvi al pensiero preveggente di tale Massimo Zuppini, misterioso personaggio (si può definire misterioso un tipo già vice presidente del Centro Studi ItaSForum e oggi silente funzionario/dirigente della GlaxoSmithKline che non ha ritenuto opportuno fiatare su quanto sta accadendo intorno a noi e presumo anche intorno a lui?), su pandemia e business continuity e sul perché, lo sosteneva sin dal 2009, gli Stati e le aziende si dovessero preparare al drammatico evento.

È a Serra che devo il volume grazie al quale ho cominciato a preoccuparmi dell’ipotesi pandemica e a familiarizzarmi con il distanziamento sociale, le mascherine, i frequenti lavaggi delle mani, farmaci prepandemici e vaccini a strafottere. Ma anche con quelli che poi saranno denominati Piani Nazionali. Quelli, per intendersi, che poi nessuno pensò ad aggiornare e ad utilizzare per non non non non non non farci trovare impreparati all’evento pandemico prevedibile e previsto.  

Mi dispiace per la morte prematura del Serra che già alcuni anni prima della scomparsa beveva abbondantemente. A tavola cominciava un discorso lucido sui temi della sicurezza nazionale (era un esperto ed era piacevole conversare con lui) e poi, man mano che le portate affluivano e il vino veniva da lui bevuto esageratamente (all’epoca io ero, viceversa, totalmente astemio), perdeva il senso dei ragionamenti. 

Mi presentò il competente generale Carlo Bellinzona (né ho un ottimo ricordo), in quegli anni docente a Torino di Scienze Strategiche. 

Serra, incuriosito di chi in realtà io fossi (ci frequentavamo quando dirigevo la struttura denominata Ipazia Preveggenza Tecnologica e stavo lavorando alla preparazione del Convegno sulla necessaria Intelligenza dello Stato), attraverso amicizie che vantava negli ambienti dell’Arma, era andato dai suoi conoscenti, in Via in Selci, a chiedere di me. Era tornato profondamente turbato da cosa diceva di aver saputo. Asseriva di aver visto un voluminoso dossier sul grado della mia pericolosità (armi ed esplosivi, piani insurrezionali, frequentazioni con terroristi di ogni risma) e descrittivo di un mio passato a dir poco turbolento. Mi conosceva per il gentile (così diceva lui) padrone di casa di Ipazia P.T., a Palazzo Cenci, cioè uno pseudo intellettuale, sempre circondato da persone civili e patriottiche (mi sembra che anche Alberto Massari fosse già dei nostri) e gli sembrava incredibile che fossi la stessa persona che qualcuno, con leggerezza, gli aveva “svelato” mettendolo sull’avviso. 

Questo gioco con il Serra del sottoscritto un po’ Dottor Henry Jekyll e un po’ Mr. Edward Hyde, mi divertiva, finché ci siamo frequentati. 

Poi si sfilò o, forse, io lo allontanai per questa sua fragilità con il bicchiere. Mi è rimasto in eredità il volume Security Forum 2009. E di questo, se mi può sentire nell’al di là, lo ringrazio. 

Oreste Grani/Leo Rugens 

P.S.

Serra, se ben ricordo, aveva, in quel di Milano, una sorella di spessore intellettuale tale da essere professionalmente diventata dirigente nella Franco Maria Ricci, cioè il Gotha del mondo editoriale. 

E questo, affidabilità o meno del Serra, per me, era un lasciapassare perfino per l’Inferno. Oggi lo posso ammettere: tenevo più all’ipotesi FMR che al suo saper commentare, per voci, il Diritto della Sicurezza. 

P.S. al P.S.

Da qualche settimana l’erede di Franco Maria Ricci (la signora Laura Casalis) ha potuto ricomprare il marchio FMR e promette di rilanciare l’attività meritoria. COVID o non COVID spero che questo Paese, per altro immemore, provi a ricordare la qualità implicita in quel marchio. Che si muovano tutte le istituzioni culturali sopravvissute per una opportuna mobilitazione a sostengo di questo ritorno.

Io nella mia nota marginalità e ininfluenza farò il possibile per dare una mano, non appena si dovesse delineare la ripresa dell’attività.