Dario Borso – In morte di Paul Celan

Ricevo e volentieri pubblico in nome della stima prima poi dell’amicizia il tributo alla memoria di Celan che pare non trovare altro spazio salvo in questo “ininfluente e marginale blog”, aggiungo sgrammaticato. Trovo normale, è un commento a quanto leggerete appena sotto, che la voce di Borso non trovi ascolto e che si unisca al coro di chi si esprime in questo luogo anzi è garanzia e conferma della condivisione di una visione di questo piccolo mondo che si chiama Italia, il cui popolo, o dovrei dire le istituzioni, si mostra/no incapace/i di fare i conti con il passato. È sempre Borso, per ribadire il tema a mostrare come il “grande” giornalista Scalfari Eugenio non ricordi con esattezza, dovrei pensare con intenzione, l’anno in cui si scopre antifascista: 1942 o 1943? Perché ribadirlo qui? Presto lo capirete.
Buona lettura
Alberto Massari

Caro Alberto,
svegliandomi mi sono ricordato che oggi è il cinquantunesimo anniversario della morte di Celan, e sentito in dovere commemorarlo. Così, siccome non c’è due senza tre, con Maria Borio del litblog Officina Poesia di Nuovi Argomenti ci ho triprovato, ma ahimè invano. Anzi, è andata ancor peggio perché manco si è degnata di leggere. Perciò il mio è stato un mogio manològion, che ti posto qui sotto. Cosa c’è di sbagliato in me? È una domanda che mi perseguita dalla Prima Comunione, ma the answer, my friend, is blowin’ in the wind…

[9:02 am, 20/4/2021] voglio sondare il tuo super-io redazionale. potrebbe anche non essere degno di una commemorazione su Nuovi Argomenti, lo capisco…
[0:13 pm] adesso è mezzogiorno, intendi aspettare mezzanotte (scadenza della scarpetta celaniana) per dirmi con un fil di voce niet? non c’è 2 senza 3?
[0:20 pm] dario borso: una cosa che non ti ho mai detto è che nella carta d’identità ho 3 nomi: dario pasquale (nonno fruttivendolo) costante (nonno oste). vuoi che torni constantin constantius, alias cassius clay?
[0:23 pm] perché non parli? vuoi una martellata? ahah
[0:23 pm] sarò il tuo mosé. ti darò una tavolata
[0:24 pm, 20/4/2021] ops, una bitavolata
[0:33 pm] forse c’è un equivoco, pensavi che mi chiamassi ivano, e taci in obbedienza al primo comandamento della tavola a sx: non nominare il nome di dio ivano
[0:34 pm] comunque celan paul non ivano era detto a 20 anni in bucovina “il re dei calembour”: sveglia!

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PAUL PINOCCHIO, IL VENTO LUCIGNOLO E IL GRILLO FRINENTE

Potenza dei tòpoi e più ancora degli archetipi: un diciottenne Celan scrisse questa poesia a Czernowitz nell’estate del 1939, e tanto gli piaceva che, subito dedicata al suo primo amore, la pose nove anni dopo a inizio del suo primo libro, La sabbia delle urne (Einaudi, Torino 2016).
Buona lettura, nel cinquantunesimo della morte.

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DRÜBEN
 
Erst jenseits der Kastanien ist die Welt.
 
Von dort kommt nachts ein Wind im Wolkenwagen
und irgendwer steht auf dahier…
Den will er über die Kastanien tragen:
«Bei mir ist Engelsüß und roter Fingerhut bei mir!
Erst jenseits der Kastanien ist die Welt…»
 
Dann zirp ich leise, wie es Heimchen tun,
dann halt ich ihn, dann muß er sich verwehren:
ihm legt mein Ruf sich ums Gelenk!
Den Wind hör ich in vielen Nächten wiederkehren:
«Bei mir flammt Ferne, bei dir ist es eng…»
Dann zirp ich leise, wie es Heimchen tun.
 
Doch wenn die Nacht auch heut sich nicht erhellt
und wiederkommt der Wind im Wolkenwagen:
«Bei mir ist Engelsüß und roter Fingerhut bei mir!»
Und will ihn über die Kastanien tragen –
dann halt, dann halt ich ihn nicht hier…
 
Erst jenseits der Kastanien ist die Welt.

 
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LÀ OLTRE

Appena al di là dei castagni c’è il mondo.

Da lì giunge di notte un vento in carro di nuvole
e qualcuno si alza qui…
Vuole portar costui oltre i castagni:
«Da me c’è felce dolce e digitale purpurea da me!
Appena al di là dei castagni c’è il mondo…»
 
Allora frinisco adagio come fanno i grilli,
allora lo trattengo, e deve rinunciare:
il mio richiamo gli blocca le giunture!
Il vento molte notti odo tornare:
«Da me sfavilla lontananza, da te è stretto…»
Allora frinisco adagio come fanno i grilli.

Ma se la notte neanche oggi si schiara
e torna il vento nel carro di nuvole:
«Da me c’è felce dolce e digitale purpurea da me!»
e vuole portarlo oltre i castagni –
allora non lo trattengo,  non lo trattengo qui…

Appena al di là dei castagni c’è il mondo.

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Per saperne di lei e di loro due, cfr. Paul Celan – Edith Silbermann, Zeugnisse Einer Freundschaft: Gedichte, Briefwechsel, Erinnerungen, Wilhelm Fink Verlag, München 2010.