Ma questo Giancarlo Elia Valori al servizio di chi vive ed opera?

L’agente d’influenza (questo nella mia semplicità e ininfluenza ritengo sia) Giancarlo Elia Valori, vecchio mestierante di mille doppi giochi e appartenenze, in Italia e nel Mondo, nella duplice veste di presidente della Huawei e di “ministro degli esteri ombra” dei vari governi che si sono alternati in Italia negli ultimi anni, difende (lasciate perdere le cortine fumogene culturali) il sacro diritto del PCC di massacrare il Popolo Uiguro a proprio piacimento. A proprio piacimento vuol dire come torna utile alla strategia interna ed esterna di Pechino. Nessuna considerazione di altra natura può assolvere Pechino da cosa fa da decenni. Viceversa lo spregiudicato GEV (amico tra l’altro della Famiglia di Kim jong un così come in passato si è fatto beccare colluso con qualunque tipo di dittatore lo foraggiasse) si spende sul punto dando fondo a conoscenze storiche e riferendosi continuamente alla vecchia tecnica di accusare l’altro a sua volta di comportamenti violenti.

Comunque questo è il GEV pensiero sullo sterminio degli Uiguri, a netto favore dei Cinesi che li sterminano.


Lo so che la storia non si fa con i se ma sarei veramente curioso di sapere, durante il nazismo (vista la predilezione del nostro per gli uomini strong), se Giancarlo Elia Valori si sarebbe schierato contro gli ebrei, gli omosessuali (!), i rom, i massoni (!!) elaborando colte dissertazioni a vantaggio delle scelte di Himmler, Goebbels, Giskes, Bleicher, Skorzerny, Kempter, Eppler/Gaafar, Engels, Strarzicny. Perché, sentite a me, ci sono molti modi, da vivo (e prima che si aprano gli archivi), di “influenzare”. E nell’influenzare svolgere il più antico mestiere del mondo, che non è la prostituzione. 

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

E poi dopo tanto schifo pro Pechino e Huawei, un tuffo nel passato per distrarvi (o concentrarvi?) un po’ su dinamiche, doppi-tripli giochi, danzatrici del ventre, signori in doppio petto.

Hekmat Fahmy

GNOSIS 4/2009

LA STORIA

FATTI, ANEDDOTI e LEGGENDE

La prudenza dell’Abwher rese cieco Rommel 

di Alain Charbonnier

Ammiraglio Wilhelm Franz CANARIS, Capo dell’ABWHER


Nello spionaggio militare la prudenza e il sospetto sono momenti essenziali. Ma talvolta si scontrano con situazioni che richiederebbero la freddezza e il rischio del giocatore d’azzardo.
È la storia dell’“Operazione Condor” che avrebbe dovuto essere l’occhio e l’orecchio di Rommel e dell’Afrika Korps in Egitto. 
Una serie di errori e di sfortunate circostanze fece naufragare una delle più brillanti e audaci missioni dell’Abwher diretta dall’ammiraglio Canaris e impresse una delle svolte cruciali alla Seconda Guerra Mondiale.

(Foto da http://3.bp.blogspot.com/_KCuHU9QBUU/Sgk9nA8r5MI/)

Il capo dell’Abwher, il servizio di spionaggio tedesco, ammiraglio Wilhelm Franz Canaris, è un buon tedesco. Nonostante il suo iniziale appoggio all’ascesa di Hitler, nel quale gli era parso di vedere il restauratore dei valori germanici, non è un nazista. Nella prima Guerra Mondiale ha combattuto contro gli inglesi alle Falkland e poi in Spagna, come agente operativo del servizio informazioni della Marina imperiale. Gli brucia ancora l’umiliazione imposta dagli inglesi alla Kriegsmarine, costretta ad ancorarsi a Scapa Flow, nelle Orcadi, dove s’era autoaffondata, sotto lo sguardo impotente della Home Fleet.
Un risentimento verso gli inglesi che Canaris condivide con quanti vedono nella Gran Bretagna un paese colonialista, oppressore di popoli di antica tradizione, sfruttatore di risorse che non le appartenevano.
Come capo dell’Abwher intende sfruttare le pulsioni antinglesi soprattutto nelle aree “sensibili”, dove alligna un acceso nazionalismo, come l’India e il Medio Oriente. Ma ha bisogno di agenti fidati.
Nella città de Il Cairo già tumultuosa degli anni Trenta s’aggira il figlio di un ricco libanese e di una donna tedesca, nato ad Alessandria, classe 1914: Hussein Gaafar. Destinato a una vita di lussi e di ozi, il giovanotto sogna l’avventura e frequenta i circoli indipendentisti egiziani che vorrebbero l’affrancamento dall’ingombrante protettorato inglese. L’origine mista, tedesco-libanese, e l’area cospirativa dei nazionalisti egiziani portano Gaafar all’attenzione dell’ambasciata del Reich. In poche settimane è arruolato nell’Abwher come “operativo” nell’area del Medio Oriente.
Come uomo dell’Abwher, Hussein Gaafar inanella una serie di brillanti missioni e crea le premesse di una possibile santa alleanza fra l’Islam e la svastica.
Ma non è soltanto lo spirito d’avventura a muoverlo. Nel dopoguerra, emigrato negli Stati Uniti con il nome di John Eppler (dal cognome della madre), Gaafar confesserà: “Pensavo che la Germania avrebbe finito per perdere la guerra, ma se prima fosse riuscita a cacciare gli inglesi dall’Egitto, il mio paese da quella guerra sarebbe uscito libero”. Speranze che si avvereranno qualche anno dopo la fine del conflitto, quando un colpo di stato militare rovescerà il Re Faruk e otterrà che gli Inglesi lascino l’Egitto.
Nella tarda primavera del 1942, Erwin Rommel con il suo Afrika Korps sta ricacciando l’VIII Armata dalla Libia fino al confine egiziano e si prepara al grande balzo verso Alessandria, il Canale di Suez e il Medio Oriente. Si profila un rischio mortale per l’impero britannico: dall’Egitto le truppe di Rommel potrebbero saldarsi con le armate tedesche attestate al Caucaso e il nazionalismo arabo ne approfitterebbe per incendiare la Siria, l’Irak, la Penisola Araba.
In questo quadro strategico prende corpo l’“Operazione Condor”: la missione che dovrà essere l’occhio e l’orecchio di Rommel nelle retrovie inglesi. Canaris punta su Hussein Gaafar, un pesce a proprio agio nell’acqua torbida de Il Cairo.
L’agente dell’Abwher riceve un fondo di 40.000 sterline, un apparato radio “Tipo 100”, ultimo gioiello della scienza tedesca; si sceglie un operatore perfettamente “inglesizzato” da un lungo soggiorno in Kenya. Ogni giorno la missione invierà due rapporti. I messaggi saranno codificati utilizzando il romanzo “Rebecca” di Daphnée du Maurier, del quale l’Abwher ha acquistato cinque copie in una libreria di Lisbona. Al termine di un viaggio avventuroso attraverso il Sahara, Gaafar e l’operatore Hans Gerd Sandstetter approdano a Il Cairo. S’installano a bordo di una house boat ancorata sul Nilo, a cento metri da quella abitata dal responsabile del Field Security Service inglese.
Scriverà trent’anni dopo il Presidente dell’Egitto Anwar Sadat, all’epoca giovane nazionalista e forse anch’egli agente tedesco: “Neppure la più astuta delle spie sarebbe stata capace di indovinare che una trasmittente della Wehrmacht si trovava su questo battello a bordo del quale vivevano agenti tedeschi”.
L’“Operazione Condor” sembra nata sotto una buona stella. Le trasmissioni di prova sono state perfette ed ora non resta che raccogliere informazioni e inviarle ad “Adolf”, nome in codice dell’Afrika Korps.
Utilizzando “Rebecca”, dalle rive del Nilo parte puntualmente tutto ciò che Gaafar viene a sapere con l’aiuto di Hekmat Fahmy, celebre danzatrice del ventre e accesa nazionalista, che dispensa grazie agli ufficiali dell’esercito inglese: il dispositivo di difesa nel settore di El Alamein, le mine disseminate nel deserto, la consistenza dei reparti di fanteria, il numero di carri armati e altri blindati avviati verso la prima linea. Ma “Adolf” non accusa mai “messaggio ricevuto”. I due agenti tedeschi cominciano a preoccuparsi e pensano che il modernissimo apparato radio non funzioni a dovere. In realtà, ai primi di agosto l’Abwher aveva già reso Rommel sordo, muto e cieco. Come racconta Gaafar, “l’organizzazione messa in piedi per facilitare il lavoro di Rommel cominciò a non funzionare più e l’Afrika Korps, privato delle informazioni sulla reale consistenza delle forze inglesi andò a gettarsi nella trappola di El Alamein”.
Era accaduto che durante un’incursione, un reparto dei commandos inglesi era piombato casualmente sul posto di comando avanzato di Rommel. Il Feldmaresciallo l’aveva scampata, fuggendo in pigiama, ma gli inglesi avevano fatto alcuni prigionieri e avevano portato via numerosi documenti. Fra i prigionieri, c’erano proprio i due operatori radio incaricati di ricevere i messaggi da Il Cairo, fra i documenti la loro copia del romanzo “Rebecca”.
A Berlino, nella sede dell’Abwher, il maggiore Franz Seubert, responsabile dell’“Operazione Condor”, adotta automaticamente le misure di sicurezza e azzera ogni contatto radio con Il Cairo, senza avvertire Gaafar.
Il solerte ufficiale del servizio di spionaggio tedesco non si rende conto che i due operatori radio prigionieri non possono dire molto agli inglesi: sanno soltanto che ogni giorno ricevono due messaggi codificati, usando il romanzo “Rebecca”. Da chi, da dove, è un mistero. Inoltre, per gli inglesi non c’è motivo di sospettarli come legati all’“Operazione Condor”.
Il controspionaggio impiega diverso tempo per capire che un flusso di notizie scorre dall’Egitto verso la Germania. Giorni sufficienti a Gaafar, se avvertito, per confermare le informazioni già trasmesse e poi allontanarsi tranquillamente da Il Cairo. A trovare il capo della matassa è un sottufficiale dell’intelligence militare dell’VIII Armata che si ritrova fra le mani la copia di “Rebecca” presa dai commandos e si pone una domanda: che ci fa un romanzo in lingua inglese in mano a due tedeschi che di inglese non capiscono una parola? L’indagine diventa frenetica. L’Intelligence Service risale alla libreria di Lisbona che ha venduto cinque copie di “Rebecca” proprio a un tedesco. Ne deduce che il romanzo serve per codificare e decifrare messaggi giovando sui numeri delle pagine, delle righe, delle parole. Non basta. Un cassiere dell’esercito inglese, addetto ai cambi, si ritrova in mano due biglietti da venti sterline, entrambi presentano lo stesso numero di serie. Grazie alla soffiata di un informatore, Gaafar scopre che delle 40.000 sterline che costituiscono il fondo della missione, molte sono false, stampate nella tipografia allestita dalle SS nel lager di Sachenhausen.
Poi è Gaafar a commettere un grossolano errore. In divisa da ufficiale egiziano, al circolo militare paga un drink con un biglietto da cinque sterline. Ma la moneta inglese non ha corso legale in Egitto e il fatto viene immediatamente segnalato al controspionaggio. La macchina del MI6 si mette in moto, proprio mentre Gaafar contatta un austriaco impiegato alla legazione svedese. Convinto che quella della missione non funziona a dovere, vuole acquistare una trasmittente a onde corte. L’austriaco lo denuncia e il MI6 scopre subito che il ricco e brillante Gaafar è figlio di Johanna Eppler, di origine tedesca.
I protagonisti dell’“Operazione Condor” sono tutti arrestati e se la caveranno con poco. Hussein Gaafar e il suo operatore radio sono trattati come prigionieri di guerra, la bella danzatrice del ventre viene rilasciata su cauzione, prima che a Il Cairo scoppi una rivolta in suo favore, gli altri complici, consapevoli o manipolati, finiscono deportati o internati fino al termine del conflitto. Per Rommel e l’Afrika Korps comincia la fine dell’avventura africana.