Il più grande riciclo della storia del nostro Sud: 181 miliardi di euro a cominciare dal 1996

Mentre ci si avvicina allo sparo dello starter per la Grande Corsa verso il denaro per “cambiare tutto“, tengo a ricordarvi usando una fonte che più attendibile non potrebbe essere (quando la rivelerò capirete) che nel periodo 1996-2008 (dodici anni) la spesa per investimenti pubblici nel sud, pur raggiungendo la cifra di 181 miliardi (avete letto bene?), non è riuscita ad attivare dinamiche (che pensieri delicati e prudenti usava la fonte) endogene di sviluppo.

La questione quindi non è la quantità di risorse (ma va là!), ma la qualità dei risultati e la loro capacità di dare risposte verificabili e misurabili. 

E m’hai detto cazzi! 

181 miliardi quindi che, al di là delle paroline di circostanza usate dalla misteriosa fonte, sono svaniti nel nulla se non essere stati intelligentemente utilizzati da chi (e intendo la criminalità organizzata) ha dirigenti/manager/strateghi sufficienti per trattare la materia.  

181 miliardi è molto molto molto di più di quanto ipotizzato per il Sud nel Piano Draghi (lo chiamo così per non sbagliarci). 

Mi direte che ora è tutto cambiato dal periodo 1996-2008 e che il ceto politico si è profondamente rinnovato grazie all’azione di stimolo moralizzatore del M5S. 

Temo che qui caschi l’asinello. Nulla è cambiato. Anzi. E intendo dire che l’opportunità di mutare i rapporti di forza con la criminalità grazie ad una politica di fortissimo rinnovamento che doveva essere avviata a partire dal 2013, è svanita. 

E nello svanire, forse e in modo colpevole, ha demoralizzato i nostri compatrioti che vivono nel Meridione. 

Ho scritto 181 miliardi e temo di non essermi sbagliato. Comunque per fare bene i conti sarebbe opportuno andarlo a chiedere consulenza a mister Roberto Recordare (vedi ROBERTO RECORDARE RICORDATI DEGLI AMICI!) che di contabilità (e di miliardi) se ne intende più delle ministre/ministri che si sono alternati dal 1996 con il compito di pensare al Sud.  

Altrimenti uno straccio di infrastruttura doveva risultare. Un cazzo di depuratore per proteggere le nostre spiagge dovevamo oggi riscontrarlo. Una scuola messa a norma era visitabile. Un’ospedale degno di questo nome ce lo dovevamo ritrovare. Un progettino turistico intelligente attuato a vantaggio di calabresi, siciliani, pugliesi, campani, lucani dovrebbe essere mostrato come esempio virtuoso. Qualche computer in più dovevamo ritrovarlo installato. Un po’ di beni sequestrati alle mafie opportunamente messi in produzione a vantaggio della collettività ci dovevano essere oltre a quanto amministra Libera. Qualche ettaro dedicato a quella agricoltura 4.0 di cui si vocifera. E poi l’acqua equamente distribuita. E qualche Comunità Montana che si fa venire un idea oltre che la Festa del Santo. 

Invece, presidente Mattarella e premier Draghi, sentite a me, è proprio in quel lasso di tempo (1996-2008) che cresce a dismisura la forza finanziaria della ‘ndrangheta e delle altre mafie. In Italia e nel mondo. I soldi “a fin di bene” sono svaniti ma chi di dovere li ha fatti girare e ricomparire anche in quei fondi che oggi sembrano rappresentare onesti risparmiatori. Non aver messo mano alla lotta alla criminalità organizzata con il vigore e la volontà strategica necessaria (se non indispensabile) ora vi metterà nei guai e qualunque goccia di denaro europeo/italiano si proverà a spendere (i 248 miliardi di chi sono?) vi metteranno in una situazione paradossale che nessun scrittore di intrighi saprebbe raccontare: i soldi fatti sparire nel periodo 1996-2008 ora, ripuliti, ritornano.

Vi piace questa mia audace insinuazione? Anzi i mafiosi ce li prestano sia pure a prezzo contenuto (come sono buoni). Ma soldi ormai puliti e in quanto tali legittimi. Come (e con quali complicità) siano riusciti i mafiosi a sfilare 181 miliardi alla Repubblica Italiana è questione da non trascurare prima di ritenersi sufficienti per vigilare che anche i prossimi miliardozzi non finiscano nel “buco nero“. 

Prima di ritenersi capaci di “girare pagina“, mi ebbe ad insegnare Paolo Milano (che conosceva bene, e stimava, Federico Caffè, tanto per fare un nome caro a Mario Draghi), bisogna averla letta quella pagina. Senza averla letta andare oltre potrebbe essere un errore. Penso che anche il prof. Caffè rispetto alle pagine che non si possono saltare, la pensasse allo stesso modo. Direi pertanto, onesto Draghi, che se non si capisce dove siano andati a finire quei 181 miliardi (e di chi siano i 500 miliardi trovati nelle disponibilità di Roberto Recordare) è bene non sentirsi sicuri di non essere strumento di menti raffinatissime. Certamente più raffinate di quella di Domenico Arcuri che tanta parte negativa (è troppo? è poco? questo c’era e questo è stato speso … ) ha avuto in quanto, come A.D. di Invitalia, ha assistito, certamente incolpevole, alla dissipazione di quei preziosissimi 181 miliardi.

Non dico che ha avuto parte attiva (comunque nessuno ha mai indagato sulla “sparizione” di cui oggi vi scrivo) ma certamente lui, uno dei dominus di quegli anni, nulla seppe fare perché i miliardi non si disperdessero/volatilizzassero, senza lasciare traccia riscontrabile nel nostro Sud. Solo per questo Conte (ma Conte di questo nostro Paese cosa sa in realtà?) non lo avrebbe dovuto mai scegliere. E questa della scelta, passata la fase drammatica (è lunga ancora), è questione che non potrà non essere chiarita.

Oreste Grani/Leo Rugens che ci teneva a farvi ricordare quei 181 miliardi di euro sfarinatisi nel nulla. Se non per le tasche dei veri mossieri del Gioco.  


ROBERTO RECORDARE RICORDATI DEGLI AMICI!

Forse è ora che la smettiate di prenderci per i culo spacciandovi per i governanti di questo Paese. Ministro del Tesoro compreso. Vediamo se queste cifre corrispondono a movimenti e tesoretti reali perché, qualora così fosse, spero che nessuno voglia più sottrarsi al confronto con la realtà amarissima di cui bisogna prendere atto: a Palmi, cuore della Locride, esiste un signore, Roberto Recordare, che dispone di somme quasi fosse lui stesso, da solo, la Cassa Depositi e Prestiti, cassaforte dell’Italietta dove, tra l’altro, qualcuno ipotizza di mandarci un altro calabrese quale Domenico Arcuri. Direi di semplificare il valzer delle nomine: direttamente al vertice CDP mister Recordate con preghiera di non dimenticarsi degli amici italiani. E con questo abbiamo esaurita la nostra voglia di scherzare.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Quando parlo con i pochi uomini d’ambiente che mi onorano della loro amicizia (e in alcuni casi di considerazione) mi accorgo che se alludo allo strapotere planetario della criminalità (suggerisco ipotesi che portano i capitali dei criminali accertati intorno al 25% di tutto quanto si muove finanziariamente sul Pianeta) vorrebbero ritirarmi la loro simpatia considerandomi un po’ toccato. Soprattutto quando mi riferisco al fatto che se decenni addietro “i servizi” potevano ancora comandare/condizionare qualcuno (anche appartenente alla criminalità) ormai è il gotha della criminalità che comanda a bacchetta e condiziona tutti, servizi compresi. 

Rimane solo, in Italia almeno, un manipolo di magistrati eroici (e i loro collaboratori) che mantengono accesa la fiamma della legalità e della Carta Costituzionale.

A loro dovremo sempre più fare riferimento se vogliamo un giorno contrattaccare. Perché, sentite a me, è una guerra quella che dovremo dichiarare e avere il coraggio di intraprendere. A rischio della nostra stessa vita e di quella della nostra gioventù. 

A seguire trovate un intervento del professor Ranieri Razzante (l’ho perfino conosciuto) che nel pezzo lascia detto alcune cose che possono tornare utili se si vuole capire a che punto siamo nello scontro in essere.