l’On. Alessandra Ermellino di Centro Democratico e il piano strategico di Mario Draghi 

Come componente Centro Democratico apprezziamo la concretezza dell’approccio che ha accompagnato la stesura del piano e che traspare già dall’impostazione iniziale del documento presentato dal governo. E un piano concreto, signor presidente, non poteva non prevedere un impegno per il mezzogiorno come quello annunciato. 

Il fatto che il quaranta percento delle risorse siano destinate al sud è quindi un segnale importante, e non lo dico da Tarantina, non solo almeno, ma soprattutto da cittadina. Perché è arrivato il momento, e l’opportunità, di guardarci in faccia e ammettere che un Paese come l’Italia – che vuole e deve aspirare a tornare grande – semplicemente non può accettare divari territoriali così marcati da sembrare il racconto di due Stati diversi.

Gli indici di valutazione socioeconomica da lei indicati come elementi di criticità del nostro Paese rispetto ad altri o alla media europea – crescita del pil, occupazione femminile, aumento dei nuclei familiari sotto la soglia di povertà e via dicendo – nel mezzogiorno sono ancora più accentuati. Ed è chiaro che il processo di convergenza con le aree del nord non è soltanto fermo, come ha fatto notare lei stesso, ma pare addirittura aver preso la direzione opposta.

Quindi non possiamo che salutare con favore la lucidità con cui ha saputo individuare i punti nevralgici del sistema economico sui quali il piano dovrà intervenire. La mancanza di infrastrutture adeguate a sostenere la transizione digitale e soprattutto il calo di investimenti pubblici. Investimenti pubblici di cui abbiamo un urgente, se non disperato, bisogno, visto che in vent’anni sono cresciuti solo del 66% contro il 118% della zona euro. Davvero un dato che parla da solo.

Bene anche l’accento sulla riforma della giustizia e della legislazione, purché questo non venga fatto a discapito degli strumenti di controllo e di contrasto all’illegalità. In questo senso Centro democratico ha la certezza che l’autorevolezza della presidenza del Consiglio impedirà il rischio di confondere la semplificazione con una scellerata deregolamentazione e che in nome dell’efficenza non venga sacrificata la correttezza e la legalità. Ma è bene tenere la guardia alta. Lo ricordo a tutti: i segnali d’allarme lanciati dalle forze dell’ordine e dalla magistratura rispetto alla crescita delle acquisizioni mafiose e dei tentativi di infiltrazione criminale nel tessuto sociale ed imprenditoriale durante la pandemia sono inequivocabili, oltre che basati su dati incontrovertibili. Abbiamo aziende piccole, come lei ha notato, è vero. Ma proprio per questo, prima ancora di aiutarle a crescere, perché devono crescere questo è certo, siamo chiamati a difenderle. 

Sulla digitalizzazione sarebbe poi importante che la riforma non fosse solo efficace, ma anche inclusiva: una famiglia su quattro, ha rilevato sabato il Censis, non ha accesso a internet e questo mi pare già un punto decisivo. Quindi una rivoluzione digitale ma anche integrale – prendendo in prestito un termine che Papa Francesco riferisce all’ecologia – e cioè che non lasci indietro nessuno. Perché una riforma digitale elitaria non rilancerà il Paese, lo condannerà. Vede presidente la grande occasione che abbiamo è anche questa. Una rinascita e un rilancio non solo della crescita ma dell’economia in senso più ampio, cioè riferito alle condizioni di esistenza e alle possibilità di ogni cittadino. Altrimenti tra qualche anno saremo al punto di partenza su diseguaglianze, povertà ed esclusione sociale. 

Insomma è bene che il Paese assuma su di se anche la responsabilità è non solo la capacità di attuare il recovery plan.

Verde e digitale, i comparti che più beneficeranno de fondi, non siano soltanto fini, ma anche mezzi del raggiungimento di un vero benessere, cioè di un benessere inclusivo. Quando capiremo che la lezione più importante della pandemia è questa? E cioè che il benessere, appunto, o è comune, o è davvero per tutti, oppure non è reale. Dalla grande fiducia accordataci – per la quale credo sia evidente a tutti che dobbiamo ringraziare la sua autorevolezza – deriva anche questa grande responsabilità. Che però si accompagna necessariamente all’unita di intenti tra le forze che compongono questa maggioranza. È bene quindi che chi ha deciso di sostenere il governo la smetta di remare contro per ricavarne consenso elettorale, anche perché il consenso si consolida nel tempo solo con scelte lungimiranti e non con le barricate ideologiche o i futili pretesti. Che un piano di rinascita inciampi e rallenti per la proroga del bonus al 110% è un sintomo che qualcosa può rischiare di andare storto. Evitiamolo colleghi, siamo seri. C’è in gioco molto di più. C’è in gioco – mi si perdoni la retorica – il nostro futuro e quello dei nostri figli. È proprio così. 

In un mondo globalizzato, e concludo, la lezione dataci dal Covid cui accennavo, e cioè il principio che ci si salva solo insieme,  deve valere anche tra Stati, e come componente della commissione Esteri penso sia importante ribadirlo. Spero che l’Italia utilizzi l’opportunità per riaffermare il proprio ruolo nel mediterraneo e in Europa, proprio grazie a un’azione di presenza, di sostegno e di mediazione, tornando a farsi interlocutore credibile dei Paesi a noi vicini.

Vede presidente, questi sono tutti aspetti collegati tra loro, che si intrecciano in un un’unica visione: responsabilità sociale, lungimiranza, inclusione ed efficienza.


Queste sono le parole che da ieri sono agli atti della Repubblica. Alessandra Ermellino, deputata eletta a Taranto con il M5S, oggi membro autorevole di Centro Democratico, si è così espressa e, nel farlo si è fatta carico di una forte e indispensabile assunzione di responsabilità sociale scegliendo ragionamenti lungimiranti, inclusivi ed efficienti. Senza i quali tutto sarà difficile, se non impossibile.

Senza dimenticare la correttezza e la legalità quale strumento di contrasto alla criminalità qualunque cifra che appare salvifica diverrebbe infatti una macina mortale. Correttezza e legalità più che mai necessarie se vogliamo recuperare credibilità internazionale.  

Oreste Grani/Leo Rugens e la Redazione tutta