La dottrina Dalla Chiesa cioè il coraggio investigativo del saper attendere 

I miei lettori più attenti si saranno accorti che non ho ritenuto opportuno scrivere una sola riga relativamente alla questione di Parigi e all’attività di giustizia contro i terroristi italiani a suo tempo rifugiatisi da quelle parti. Se mi fossi espresso nelle prime ore, pro o contro, avrei dovuto smentirmi alla luce di cosa in realtà sta accadendo di sostanziale dopo l’iniziale scelta politica francese che ha messo in moto le procedure di arresto e di ricerca. 

Vediamo pertanto, prima di esprimerci (certo che ho da dire la mia), come vanno a finire le vicende tecnico-giuridiche e umane dei pluriomicidi ormai vecchietti. 

Da molti anni, lo confesso, sono interessato ad altro per quanto riguarda la vicenda complessa che ha legato, in quella stagione “geopolitica”, l’Italia, la Francia e altri paesi europei, a cominciare dalla Germania e un pezzo non minore di Eurasia. Tutti paesi immersi nel Mediterraneo, a sua volta tragicamente insanguinato. Sono interessato, questa è la verità, a capire chi, in particolare in Italia, non ha ha fatto il suo dovere. Quando aveva significato farlo e non a chiacchiere. Per intendersi sono interessato a capire chi, oltre alla rete dei piduisti, non ha fatto quanto si doveva fare per contrastare il complesso fenomeno eversivo applicando fino in fondo le regole almeno secondo la “dottrina Dalla Chiesa” (che a sua volta l’aveva appresa da altri e in altri periodi della sua formazione professionale) che è quella che privilegia il “coraggio di aspettare” e, scegliendo questa via, andare avanti nell’investigare senza subire la seduzione del facile encomio, del risultato spettacolare, del compiacimento dei superiori o, peggio, degli ambienti politici. Che spesso, se non sempre, hanno obiettivi altri che la ricerca della verità ma sono tanto utili per fare carriera. Spesso senza rischiare. 

In coda a questo post semplice-semplice (spero di essermi fatto capire su cosa si intenda “Dottrina Dalla Chiesa” e quanto sia preziosa per smantellare e non viceversa “favorire” mafie o terroristi) metto un articolo che si trova nel web che riassume bene (meglio di tanti altri scritti a tirar via) la vita professionale (e giudiziaria) dell’ufficiale dei carabinieri Mario Mori. Perché, mentre si ragiona dei terroristi italiani latitanti in Francia, richiami l’attenzione su Mori, fa parte del mio modo di ragionare e procedere. Modo che notoriamente è il mio e non di altri. Comunque modo di procedere nella mia semplicità e marginalità, più ispirato alla dottrina delle attese coraggiose che del facile scoop. 

Oreste Grani/Leo Rugens 

P.S.

A provvedere a mettere altra carne al fuoco (mafia e terrorismo sono spesso intrecciate e alcuni grandi eventi sono sinottici) ci hanno pensato, alcune ore addietro, Enrico Mentana, Andrea Purgatori, Michele Santoro tutti impegnati a lanciare il libro (e a rilanciare Santoro) “Niente altro che la verità“, fatica letteraria di Santoro e del killer (80 omicidi ricostruiti) di mafia, Maurizio Avola

“Niente altro che la verità” è forse l’inchiesta più importante della vita di Santoro.