Un lontano emendamento, contro la EBRI, della Lega Nord 

 

Ogni tanto mi imbatto in ricordi (questa è la mente sovrana dell’uomo) che in un primo tempo (è il vero indice del rincoglionimento senile che inevitabilmente avanza?) mi risultano inspiegabili. Ad esempio, mi sovviene, raccontando ad amici come abbia sempre subito il fascino di Rita Levi Montalcini e la sua importanza culturale di questa ipaziana DOC a prescindere dal valore scientifico del Nobel che non stava certo a me giudicare) il fatto che la Lega Nord, nel lontanissimo 2007, avesse proposto un emendamento alla finanziaria per tagliare i fondi alla EBRI (European Brain Research Istitute). La Fondazione EBRI faceva capo alla Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini era senatrice a vita e in quella votazione si astenne. La EBRI – in quel momento – stava ottenendo ottimi risultati nelle sue ricerche su alcune molecole proteiche utilizzabili per contrastare l’Alzheimer, andando avanti (si barcamenava finanziariamente) nel difficile mondo dei laboratori avanzati, con atteggiamento mentale libero dalle logiche che regolavano (e che regolano) gran parte della ricerca in Italia. L’emendamento della Lega fu respinto. Mi chiedo, ancora oggi, perché mai la dirigenza della Lega mirasse a mettere in difficoltà la EBRI.  Domande apparentemente senza senso ma che mi aiutano a mantenere viva la mente e il sospetto nei confronti di un amor di patria leghista che consideravo inesistente allora e di facciata oggi. 

Che mente contorta mi ritrovo! 

Oreste Grani/Leo Rugens 

P.S.

RLM e Ipazia d’Alessandria

5. Ipazia

Ipazia visse ad Alessandria d’Egitto, a cavallo fra il terzo e il quarto secolo d.C. Fu inventrice dell’astrolabio e del planisfero e insegnò filosofia per le strade della città. Divenne cosi amata e popolare da destare l’invidia del vescovo Cirillo, che la fece uccidere da un gruppo di cristiani fanatici. Ipazia venne fatta a pezzi – fatta a pezzi – con dei cocci. I brandelli del suo corpo vennero bruciati. Tutto questo io lo scopro dopo.
Ma quando domando a RLM se la condizione delle donne nel la ricerca è ancora quella disastrosa che negli anni Ottanta descrisse in Elogio dell’imperfezione (Garzanti), lei mi parla di Ipazia, dando del tutto per scontato che io conosca la sua storia.

Dice: «Dall’epoca di Ipazia a oggi si è detto che il maschio è geneticamente superiore alla donna nelle scienze, ma non è così Geneticamente uomo e donna sono identici. Non lo sono dal punto di vista epigenetico, di formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccato. Nel mio libro Le tue antenate (Gallucci, ndr) presento settanta casi di donne-genio, a partire da Ipazia. È vero, sono poche, ma nel passato la cultura era accessi bile solo a una ristretta élite e alle donne ebree, perché tra gli ebrei la cultura era così amata che superava la differenza di sesso».

E ora?
Dice: «Ora la situazione è migliorata. Non come vorrei, ma è migliorata. Però solo in quella parte di mondo che possiamo considerare civilizzata. In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Tutto quello per cui io mi impegno in Africa (con la Fondazione Rita Levi Montalcini, ndr)