Il fascino del tempo tra il 21 e il 25 giugno. Passando per il 24 che, festeggiando San Giovanni, non vuole inganni

Qualche giorno addietro ho introdotto alcuni miei lettori al nome (e al personaggio) di Ibn Battuta. Nei prossimi giorni, addirittura (ho ricevuto in regalo il libro), vi scarico alcune pagine del testo per vedere se vi fate sedurre dalle “avventure” del più grande turista (e non solo) dell’era premeccanica. 

Negli ultimi post, vi ho inoltre accennato (se non l’ho fatto mi scuso e lo faccio adesso) che, ragionevolmente, si può ritenere che Dante Alighieri abbia letto, in Firenze, il Libro della Scala, testo che si attribuisce a Maometto in cui, con modalità escatologiche, si narra l’ascesa del Profeta fino al cospetto di Allah. Ho scritto, senza entrare nel merito della disputa (esiste una complessa questione), che, sempre forse, Durante (poi sincopato in Dante) ebbe giovamento da tale incontro letterario (Maometto) per la sua Divina Commedia. Non certo volendo dare fiato alla teoria del plagio. Faccio tutto questo ragionare non solo per passare il tempo ma perché credo al valore taumaturgico e strategico del dialogo interculturale. E penso che sia arrivato il tempo di articolare questo dialogo complesso anche dal punto di vista dell’intelligenza dello Stato. Se Dante a suo tempo ha letto Maometto, l’umanità può solo trarne vantaggio.

Oggi vi aggiungo (ma voi certamente lo sapete già) che Durante Alighieri potrebbe essere nato il 21 giugno del 1265, cioè ieri. Potrebbe, perché si sa solo che era del segno dei Gemelli (così facciamo contenti tutti quelli che danno valore all’astrologia compreso la ormai fuori gioco Hillary Clinton, grande appassionata, più che di geopolitica, di influenze zodiacali e la mia ex amica Emanuela Bambara) che, come si sa, finivano ieri, proprio nel solstizio d’estate. Comunque, conta veramente poco sapere se l’Alighieri nacque un giorno o un’altro di quel “tratto d’anno”. L’importante è che Dante sia nato. Perché è grazie a quella nascita che dobbiamo fare i conti con la Divina Commedia e tutto quanto il suo autore ci ha messo dentro. A me piace pensare (e sono libero di farlo non essendoci, come ho detto, altra certezza) che Dante sia nato il 21 giugno così mi posso permettere di parlare dell’inizio dell’estate e non di lui, il sommo, di cui ritengo sia stato detto quasi tutto. Due parole quindi sui due solstizi che dai nostri antenati greci erano chiamati porte: “porta degli dei” l’invernale, “porta degli uomini” l’estivo.

Nell’Odissea (oggi come vedete navigo per diversi e frastagliati mari) Omero descriveva il misterioso antro dell’isola di Itaca nel quale si aprivano due porte: “l’una volta a Borea, è la discesa degli uomini, l’altra, invece, che si volge a Noto è per gli dei e non la varcano gli uomini ma è il cammino degli immortali“. Il poeta spiega che la porta degli uomini è rivolta a nord perché al solstizio estivo il sole si trova a nord dell’equatore celeste; mentre quella degli dei  e degli immortali è volta a sud perché l’astro al solstizio invernale si trova a sud dell’equatore. I solstizi erano dunque simboli del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell’aspazialità e dell’atemporalità. Roba che, per capirla, ci vorrebbe almeno il Giovane Einstein e quanto ebbe a dirci accompagnandoci dall’etere ai quanti.  

Il titolo di questo post vi ricorda il fascino dei giorni dell’anno che vanno dal 21 al 25 giugno, passando per il 24 giorno sacro a San Giovanni di cui altre volte vi ho parlato. Giorni salienti quindi. Forse il 21 è nato Dante; il 22 giugno del 1805, certamente, è nato Giuseppe Mazzini; sempre oggi si festeggia il compleanno di Leo Rugens che si avvia a percorrere il suo 10° anno di attività ancora da incensurato. Questo, sentite a me, grazie al fatto che non solo ci siamo fatti servi di verità ma che abbiamo un’ottima assistenza legale grazie allo Studio Cocco-Gigante. Dante, Mazzini, Leo Rugens sono temi che andranno trattati con la dovuta attenzione per tutto il tempo che ci sarà dato di vivere. Non dimenticando, quasi fosse cosa minore, che Mazzini adolescente (era anche in quel caso il 21 giugno del 1920 e la creatura aveva 15 anni) fu arrestato nel giorno dedicato a san Luigi, protettore dei giovani,  quando anche Mazzini partecipava a dei festeggiamenti esuberanti tanto che tra ragazzi di Genova si stavano prendendo a spintoni in una chiesa vicina all’Università e al Collegio Reale. Questo episodio apparentemente minore (ragazzi che fecero a botte) andrà trattato con la dovuta attenzione (ma oggi non ne ho le forze) pensando agli adolescenti di ieri e di domani. Ma soprattutto a quelli di oggi. 

Oreste Grani/Leo Rugens