il G7: dialogare con i talebani. Ovvero come mettere il rossetto ai maiali 


Preambolo


Se volete accostarvi al tema drammatico dell‘Afganistan/Pakistan/India e cioè Cina (e non fare brutte figure scimmiottando qualche dilettante italiota), cominciate con spendere sacrosanti 14 euro per ordinare il libro di Steve Coll (una persona seria e una fonte attendibile), LA GUERRA SEGRETA DELLA CIA: L’AMERICA, L’AFGHANISTAN E BIN LADEN DALL’INVASIONE SOVIETICA AL 10 SETTEMBRE 2001
Questo perché, gli incapaci in tutto (tali, ad oggi, si sono dimostrati i governanti del G7 per quanto attiene le aree afganopakistana, siriolibanese e libicoegizana), da qualche ora, sparano super cazzate come “chiedere garanzie di sicurezza e diritti civili” ai mostri taliban. E nel farlo delineano/ipotizzano una qualche forma di dialogo.

Aggiungendo di guardare a cosa fanno più che a ciò che dicono quei fiorellini di campo. Il G7 vuol dire Regno Unito, Canada, Italia, Francia, Germania, Giappone, Stati Uniti. Mai come in queste ore della mia vita mi sento libero di dire quel che penso a cominciare che è arrivato il tempo di smettere di fare vaniloqui e richieste bizzarre al limite del ridicolo. Direi pertanto che è arrivato il tempo di sostenere, senza titubanza alcuna, la lotta di liberazione nazionale afgana, non appena se ne dovesse delineare una. Sostenere la resistenza quindi “contro i talebani” (e i loro padroni dell’ISI) con ogni finanziamento possibile ora che il ritiro (ho scritto ritiro ma avrei dovuto dire l’oscena fuga senza alcuna capacità professionale di lasciare il terreno in modo ordinato e protettivo degli alleati fino a quel momento banalmente strumentalizzati) delle truppe dei paesi aderenti al G7 comincerà a far risparmiare non pochi soldarelli ai rispettivi governicchi. 

Comunque ho orrore di chi semplifica tutto e si prepara a suggerire “realistiche” trattative con i narcotrafficanti divenuti ora anche “politici”. Perché, sentite a me, i talebani sono banalmente dei narcos e chi tratta con loro deve saperlo. Direte che “tratta con loro” (e non da oggi) per questo. E per questo, nella mia semplicità e marginalità, lascio scritto il mio pensiero. Saccheggio la pagina 23 di un report che mi hanno fatto pervenire per lasciare in rete qualche dato in più su quello che già si sa di questi pezzi di sterco di suino. Così l’abbinamento con le feci di suino dicono cosa io pensi fino in fondo dei talebani e di chi li comincia a lisciare. 

I Talebani, ricordiamolo, si finanziano (oltre che con i soldi ISI cioè pakistani) attraverso una varietà di attività criminali, tra cui (ma non solo) il traffico di droga. L’intesa attuale (così era fino a qualche giorno addietro) è che i proventi della “tassa” sugli attori economici locali è usata principalmente per finanziare operazioni locali. I produttori di narcotici, imprese di costruzione e di trasporto, operatori di telefonia mobile e società minerarie sono tutti sotto il controllo talebano. I talebani hanno taglieggiato (avete presente il pizzo siciliano/calabro/pugliese/campano?) persino i realizzatori di progetti pagati dalla cooperazione internazionale per lo sviluppo delle aree ultra povere. Per generare reddito, i talebani hanno impiegato meccanismi di “protezione” e di racket dei contadini e dei responsabili del trasporto della droga come qualunque mafioso nel mondo. Raccolgono infatti “tasse” dai coltivatori di papavero da oppio e impongono “tasse” sul trasporto di oppiacei attraverso le zone da loro controllate. 

Il meccanismo generale di raccolta funziona come segue:

1. I comandanti talebani trattengono una tassa sui raccolti (10% – “ushr”) dai contadini.

2. I combattenti talebani ricevono un reddito extra per lavorare nei campi durante il durante il periodo del raccolto.

3. I piccoli commercianti che ottengono l’oppio grezzo (pasta di oppio) dai contadini pagano le tasse ai talebani. I conducenti di veicoli pagano una tassa di transito per ogni chilo di pasta portato fuori dal paese.

4. I talebani ricevono fondi per proteggere i laboratori di droga da cui viene sintetizzato l’oppio grezzo. I talebani ricevono fondi per proteggere i laboratori di droga dove viene sintetizzato l’oppio grezzo (le province dove si trovano i laboratori di droga sono caratterizzate dai più alti tassi di produzione di eroina). Le province in cui si trovano questi laboratori hanno i più alti livelli di investimento militare da parte dei talebani.

5. Infine, la fonte del più grande investimento di denaro per la droga è il regolare pagamento da organizzazioni criminali alla Shura di Quetta, Pakistan. E il Pakistan (quello) è un paese dove la ricchezza è posseduta dai militari e le donne sono schiave.

Il Pakistan è un paese fobicamente controllato dai “servizi” (ISI) ed altre polizie segrete. Il Pakistan non è mai arrivato ad essere una nazione con un comune senso della storia, cioè una qualche comunità sociale e culturale i cui membri condividono un’identità. Il Pakistan è semplicemente un territorio e una composita popolazione entro un determinato confine geografico. Il Pakistan è un territorio tenuto insieme perfino dal collante nucleare grazie al progetto dell’arma atomica avviato nel 1974. Il Pakistan è sostanzialmente il negativo algebrico dell’India. Anche il Pakistan è di fatto mio coetaneo ma da quando è nato in un bagno di sangue, da quelle parti, si è teso solo (a prescindere dalle figure politiche ciclicamente emerse) alla creazione di uno Stato totalmente islamico sotto l’egida dello slogan paradossale “Che cosa vuol dire Pakistan? Allah è l’unico dio!“. Paradossale perché, come vedete, la domanda non aveva niente a che fare con la risposta e viceversa. 

Evitiamo pertanto di rimuovere il dettaglio che oltre ad essere dei tipi strani e che si sentono per il 79% prima musulmani che pakistani, hanno un arsenale di armi atomiche. E che quando parlate dei talebani (cioè quelli che hanno passato anni a far saltare in aria statue, scuole e a violare donne-bambine) parlate di gente che si prepara a un patto solido con altra gente che crede in Allah, ma che per il resto vive violando, senza vergogna, qualunque contratto sociale senza pagare tasse, calpestando le regole di base a tutela dell’ambiente, non rispettando il codice della strada e facendo ciò che vogliono dell’immondizia. Oltre che a violare le donne-bambine. Un po’ come i romani di Virginia Raggi, se si esclude la violenza sulle donne minori. E con questi pezzi di merda vogliamo trattare? Capisco che nel Paese dove si tratta, da sempre, con le mafie non faccia scandalo che la Farnesina, eventualmente, sia favorevole a considerare i narcos afgani degli statisti, ma ci deve essere un limite a tutto. Come ho fatto cenno, compratevi il libro di Coll e cominciate ad evitare di fare brutte figure o vi ritroverete pupazzi in mano all’ultimo che alla Farnesina ha messo su casa. E non parlo del povero Luigi Di Maio che, paradossalmente, è il meno colpevole di tutti. E per scriverlo io.

Per riassumere: Coll, informarsi (bene) sull’ISI, non dimenticare l’India, a prescindere dai marò. Solo così si capirà (o si potrebbe cominciare a capire) la sciarada della maldestra e vigliacchetta “Grande fuga da Kabul“. 

Oreste Grani/Leo Rugens il  provinciale ma non troppo. 

P.S. Mi sembra doveroso anche darsi una rinfrescata sugli attentati suicidi di Camp Chapman Khost se si vuole capire, da alleati leali e utili del popolo americano, quale tasso di superficialità ha connotato le attività di intelligence culturali USA da quelle parti. Superficiali e obsoleti. Certamente inadeguati alla fase di transizione che si è aperta con il ritorno dei taliban.