Giorgia Meloni insinua. Direi che qualcuno dovrebbe risponderle per le rime

Perché questi Fiore, Castellino, Aronica e ciarpame vario siano altro da ciò che si vede, ci vorrebbero, nel Ministero dell’Interno, nell’Arma dei Carabinieri o nei Servizi, perfino nella NATO, interlocutori capaci di farli essere altro. Intendo dire che la signora Giorgia Meloni, quando prova ad insinuare che i suoi compagni di fede (questo sono i camerati violenti che hanno operato a Roma sabato scorso) sono in realtà tollerati/strumentalizzati dalle stesse autorità preposte alla protezione delle istituzioni repubblicane, non solo dice una corbelleria macroscopica ma si assume, lei sì, una gravissima responsabilità formulando, con modalità furbesche, tali accuse. Dice cose gravissime, con toni allusivi, mentre rilascia, a caldo, a ritorno dalla Spagna dove non si è incontrata con mammolette le prime dichiarazioni dopo i fatti eversivi. Accuse che prevederebbero nel Ministero, nell’Arma o nei Servizi, figure almeno riconducibili al modello Ferruccio Allitto Bonanno, Silvano Russomanno, Umberto Federico D’Amato, Carlo Ciglieri, Egidio Viggiani o, perfino, Giovanni De Lorenzo, Renzo Monico, Edoardo Palombi, Federico Marzollo, Stefano (Delle) Chiaie, Cosimo Zinza. E me ne dimentico certamente molti. E poi dove sono i Paolo Inzerilli, i Giuseppe Santovito, o i Paolo Saverio Stoppani, i Sergio Mura da, eventualmente, tenere in rapporto con i Franco Freda, Sergio Tazio Poltronieri, Ruggero Benussi, Carlo Maria Maggi, Giampaolo Porta Casucci, Luigi Biondaro? Anche tramite Amos Piazzi. Chi sarebbero i dialoganti a fini eversivi? Un tempo si era arrivati perfino ad indagare su tale Gianfranco Fini in rapporto a terrorismo in zona altoatesina. A fini elettorali, si disse. Ma come vedete ci vogliono personaggi e moventi. Oggi stiamo parlando di brutti e pericolosi personaggi ma riconducibili tutti a Fratelli d’Italia, la Lega di Matteo Salvini o piccole schegge sopravvissute in Forza Italia. In Calabria, Campania, Sicilia, Puglia. 

Vuol dire che non ci sono scuse o fini superiori. Non c’è nessun invasore “sovietico” all’orizzonte. Parliamo di gentaccia che va trattata a norma di legge, con fermezza. Laziali o romanisti che siano.

Oreste Grani/Leo Rugens