I maiali

Articolo apparso nella rivista Coop 29 giugno numero 001 Maggio 2014 – organo ufficiale

Ritengo che nessuno di voi lettori sia stato risparmiato dalla rottura di scatole della presenza di cinghiali pascolanti per le vie di Roma e di altre città italiane, cinghiali che dimostravano l’inettitudine, quasi ce ne fosse il bisogno, di chi amministrava la cosa pubblica: i sindaci.

Tutti ricordiamo che la sindaca Raggi riuscì a diventare sindaca di Roma perché una inchiesta miseramente smontata portò in carcere una banda di delinquenti mentre dal notaio un gruppo di simpatici traditori pugnalavano frontalmente il dott. Marino, l’allegro chirurgo che frequentava Italiani-Europei. Non si salva nessuno eccetto i cinghiali e i maiali.

Paul Myron Anthony Linebarger fu oltre che scrittore di fantascienza, profondo conoscitore dell’oriente cinese nonché autore del pregevole saggio “Psychological Warfare”. Da un po’ di tempo mi sto dedicando, a tempo perso, allo studio della manipolazione dei pensieri un po’ per antica curiosità adolescenziale un po’ allarmato dalla deriva che spinge il nostro piccolo think tank o centro studi a leggere segnali di tensione crescente tra le genti del pianeta, soprattutto nei paesi dove esiste un sistema democratico: vi invito a leggere Verso una atipica guerra civile?

È indubbio che il principe della manipolazione del pensiero sia l’angelo caduto che sotto forma di serpente indusse Eva che indusse Adamo a cibarsi del frutto proibito, da lì una catena infinita di personaggi che per dote naturale, il narcisismo del quale sono affetti, o per studio, hanno portato milioni o miliardi di individui a compiere delle scelte.

Gli psicologi si sono resi conto che il contatto con una tazza di caffè caldo orienta l’individuo che ha avuto una infanzia colma di affetto a mostrare più simpatia verso qualcuno rispetto ad avere avuto per le mani una tazza di caffé freddo, per fare un esempio, mentre l’essere stati vaccinati contro l’influenza o essersi lavati le mani con gel battericidi abbassa la paura verso gli immigrati visti come portatori di malattie.

A tal proposito chi non ricorda le iniziative di svariati politici che all’inizio della pandemia lanciavano messaggi di affetto verso commercianti e ristoratori cinesi in Italia, temendo che si scatenasse una caccia all’untore? Negli stessi giorni il governo cinese aveva chiuso in casa 50 milioni di cittadini e non si ricordano manifestazioni in piazza a Wuhan o Beijng.

Linebarger, verso la fine del saggio, riconosce un aspetto interessante della guerra psicologica ovvero che il principio che la muove è la sostanziale uguaglianza degli individui, che a dispetto della nazionalità o etnia, reagiscono a stimoli stimoli specifici provando la stessa paura o demoralizzandosi in egual misura, alla faccia delle narrazioni che descrivono un popolo come votato al sacrificio a dispetto di tutto e tutti. Lo stesso pensiero percorre le menti dei chimici che da sempre cercano sostanze psicotrope per aumentare la forza e il coraggio dei combattenti, per meglio dire, annullandone le paure.

Ma allora, da stupido idealista, se tutti sanno che l’umanità è composta da individui uguali in tutto e per tutto, distinti solo da una crosta superficiale chiamata cultura, perché non si insiste sul potenziamento dello spirito di cooperazione rispetto a quello della opposizione? Chi dovrebbe insistervi? A chi si dovrebbe indirizzare tale formazione? Perché se si fanno trattati sul nucleare non si fa un trattato con il quale si inizia a diffondere in modo multilaterale un pensiero cooperativo? Sogno a occhi aperti, o forse la paura ha iniziato a scavare anche nella mia mente.

Continuate a giocare con maiali e cinghiali, finché potete.

Alberto Massari